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Marx, Karl (2)

Biografia e Opere di Karl marx

E io lo dico a Skuola.net
Tendenze e contraddizioni del capitalismo
Il fine strutturale del capitalismo è la maggiore quantità possibile di plus-valore. Per raggiungere tale scopo si deve creare una società retta dalla logica del profitto privato. Per accrescere il plus-valore, il capitalista aumenta la giornata lavorativa, ma ciò ha dei limiti, perché oltre un certo numero di ore la forza-lavoro dell'operaio cessa di essere produttiva. Quindi, più che il plus-valore assoluto, il capitalismo punta sul plus-valore relativo, derivante da una riduzione della giornata lavorativa e da una maggior produttività del lavoro. Il processo di produzione del plus-valore relativo passa attraverso tre fasi successive: 1) la cooperazione semplice; 2) la manifattura; 3) la grande industria. La grande svolta del capitalismo è l'industria meccanizzata, che ha introdotto la macchina, capace di erogare maggiore plus-valore relativo. Ma l'aumento di produttività conseguito con l'uso delle macchine genera cicli di crisi di sovrapproduzione, cioè di sovrabbondanza di merci rispetto alle esigenze del mercato. La crisi genera sia la distruzione capitalistica dei beni, sia la disoccupazione. Ma la necessità a cui continuo rinnovamento tecnologico genera anche la caduta trascendentale del saggio di profitto. Infatti, se il capitale variabile resta stabile, anche il plus-valore resta stabile. Ma se il capitale costante accresce, il saggio del profitto è diminuito. E quindi il profitto risulta progressivamente sempre più scarso rispetto al capitale impiegato, in virtù della crescita del capitale costante. La crisi mette in difficoltà la borghesia e si arriva alla scissione della società in due sole classi antagoniste: da un lato una minoranza industriale, dalla gigantesca ricchezza e dall'immenso potere, dall'altro una minoranza proletaria sfruttata.

La rivoluzione e la dittatura del proletariato
Le contraddizioni che nascono all'interno della società borghese portano alla rivoluzione del proletariato, che impadronendosi del potere danno avvio alla trasformazione globale della società, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Il proletariato mira all'abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali, e all'istaurazione di una sua dittatura, che avviene con la sostituzione dell'esercito permanente con l'organizzazione degli operai armati, con la soppressione del parlamentarismo e con la soppressione del privilegio burocratico.

Le fasi della futura società comunista
Nei Manoscritti, Marx distingue fra un comunismo "rozzo" e un comunismo superiore. Nel primo tipo di comunismo la proprietà viene abolita solo per essere trasformata in proprietà di tutti. La "rozzezza" si questa società post-capitalista, ma ancora pre-comunista, è chiaramente svelata dalla connessa proposta della comunione delle donne. Infatti, al matrimonio borghese, visto come forma esclusiva di proprietà privata, questo comunismo volgare non sa porre altro che una situazione in cui la donna appare "la preda e la serva del piacere della comunità". All'uomo della civiltà proprietaria, Marx, contrappone invece un uomo "nuovo", considerato come un essere "totale" che esercita in modo creativo l'insieme delle sue potenzialità intrattenendo un rapporto poliedrico con la realtà e con gli altri uomini. Nella Critica del programma di Gotha, Marx distingue due fasi della società futura. Nella prima fase, in cui abbiamo a che fare con una società comunista che porta ancora le "macchie" della vecchia società, vige il principio (ancora imperfetto) "a ciascuno secondo il suo lavoro". Nella seconda fase, ossia in una condizione di comunismo pienamente dispiegato e di grande ricchezza, vige il principio "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni". In poche parole in questo scritto si profila l'attesa società comunista: senza divisione del lavoro, senza proprietà privata, senza classi, senza sfruttamento, senza miseria, senza divisioni fra gli uomini e senza Stato.
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