Destra e sinistra Hegeliana

In seguito alla morte di Hegel nel 1831 si verificò una spaccatura fra i suoi numerosi discepoli causata dal differente atteggiamento di fronte alla religione e alla politica. Si delinearono così principalmente due correnti. La prima, composta per lo più dalla generazione più anziana e tradizionalista e gran parte degli editori di Hegel, prese il nome di Destra hegeliana; la seconda prese il nome di Sinistra hegeliana ed era costituita dalla generazione più giovane e più rivoluzionaria e da tutti coloro che erano nati dopo il 1800.

Ludwig Feuerbach

Il maggior personaggio di spicco all’interno della sinistra hegeliana fu Feuerbach nonché fondatore dell’ateismo filosofico ottocentesco. Ludwing Feuerbach nacque nel luglio 1804 in Baviera fu scolaro di Hegel e libero docente poi. Dapprima fervente hegeliano, si staccò da questa corrente con le opere Critica della filosofia hegeliana e Tesi provvisorie per la riforma della filosofia. Si vide troncare la carriera universitaria dall’ostilità incontrata dalle idee sulla religione esposte in uno dei suoi primi scritti pensieri sulla morte e sull’immortalità. Nel 1841 pubblica la sua opera più importante "L’essenza del cristianesimo" alla quale seguì "L’essenza della religione". Si ritirò nella solitudine e nello studio, passò i suoi ultimi anni in miseria e morì nel 1872 a Rechenberg.

Filosofia
La filosofia di Feuerbach nata dal bisogno di cogliere in tutta la sua concretezza l’uomo e la realtà, ha come presupposto un critica radicale della maniera idealistico-religiosa di apportarsi al mondo che consiste in uno stravolgimento dei rapporti reali fra soggetto e predicato, concreto e astratto tramite cui non si giunge mai alla realtà vera. Da ciò Feuerbach propone un’inversione dei rapporti fra soggetto e predicato instaurati dall’idealismo, trasformando l’attributo in sostantivo e il predicato in soggetto. L’inizio della filosofia non è Dio, né l’Assoluto, l’essere come predicato dell’assoluto o dell’idea. L’inizio è il finito, il determinato, il reale.

Religione (critica)
Secondo Feuerbach, nn è Dio (astratto) che ha creato l’uomo (concreto) ma l’uomo che ha creato Dio che è la proiezione illusoria di caratteristiche della nostra specie quali la ragione, la volontà, il cuore. Quindi il divino è l’umano in generale, proiettato in un mitico Aldilà e adorato come tale. Di conseguenza la religione è l’insieme di tutti quei rapporti dell’uomo con sé stesso, con il proprio essere riguardato però in un altro essere. Tutte le qualificazioni ad esse attribuite sono attributi dell’essere umano. Questa antropologia capovolta che corrisponde alla religione, è la prima autocoscienza dell’uomo prima della filosofia. L’uomo sposta il suo essere fuori di sé prima di scoprirlo in sé stesso. Ma come nasce nell’uomo l’ideale di Dio? Feuerbach fornisce varie ipotesi. La prima vede l’origine di Dio dal fatto che l’uomo a differenza degli animali ha coscienza di sé stesso non solo come individuo (debole e fragile e solo), ma anche come specie (infinito e onnipotente). Da ciò l’idea di Dio e quindi ancora personificazione del proprio essere. L’altra ipotesi trova le fondamenta nell’umana opposizione fra volere e potere che porta l’uomo a costruirsi una divinità in cui siano realizzati tutti i suoi desideri. Nel volere l’uomo è infinito e illimitato, libero, il pensare il volere sono cosa propria ma non la cosa desiderata o pensata, non è propria. L’unico ente in cui possono essere tolte tali contraddizioni è il divino. I Greci avevano divinità limitate perché avevano desideri limitati, i Cristiani invece hanno desideri illimitati e quindi un Dio infinito e onnipotente. In altri casi l’idea di Dio nasce dal sentimento umano di dipendenza che l’uomo prova di fronte alla natura, sentimento che lo spinge ad adorare quelle cose senza cui non potrebbe esistere.

Per Feuerbach l’origine della religione è una forma di alienazione e quindi uno stato patologico per cui l’uomo scindendosi proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette anche in modi umilianti e brutali. La religione quindi è un’oggettivazione alienata e alienante secondo cui quanto più l’uomo pone in Dio, più toglie a sé stesso, la sua gloria si basa esclusivamente sull’abbassamento dell’uomo, la beatitudine divina sulla miseria umana, la divina sapienza sull’umana follia, la potenza divina sulla debolezza umana. In questo scenario, l’ateismo si propone come onestà filosofica e dovere morale il quale deve spingere gli uomini a riappropriarsi dei predicati positivi che ha proiettato fuori di sé. Quindi in questo campo la filosofia di Feuerbach delinea il ritorno della religione da soggetto a predicato. Quindi non più Dio (soggetto) è sapienza, volontà e amore(predicato) ma sapienza, volontà, e amore umano (soggetto) sono divini (predicato). Di conseguenza il compito della vera filosofia non è quello di porre il finito nell’infinito, ma l’infinito nel finito e quindi risolvere Dio nell’Uomo. L’ateismo di Feuerbach si presenta quindi anche in chiave positivista con la proposta dell’uomo come nuova divinità.

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