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Che cosa pensa Locke dell’origine delle idee?

Locke dichiara decisamente che le idee non sono innate (a priori) ma provengono dall’esperienza (a posteriori) e critica perciò la dottrina dei neoplatonici di Cambridge.

Egli infatti sostiene che tutti gli uomini, se possedessero nozioni e principi impressi nella propria mente fino dalla nascita, ne avrebbero coscienza e li userebbero nella loro vita quotidiana; invece si può osservare che i bambini, gli idioti ed i selvaggi ragionano in modo diverso dalle persone adulte, normali e civili e, ad esempio, spesso si contraddicono perché non applicano i principi di identità e di non contraddizione ( principi logici).

Inoltre, l’idea di Dio (principio religioso) varia da popolo a popolo, anzi da uomo a uomo, e si modifica via via durante l’esistenza dello stesso individuo; ugualmente, l’idea di bene e di male, di giusto e di ingiusto (principi morali) non è identica presso ogni paese e in ogni tempo, ma cambia in conseguenza della diversa civiltà.

Questi principi teoretici e pratici pertanto non sono innati ma, tratti dall’esperienza, vengono sviluppati con l’educazione.

Perciò l’intelletto umano, al momento della nascita è vuoto di qualsiasi contenuto di idee: è tabula rasa –dice Locke, ripetendo l’affermazione di Aristotele,-una carta bianca su cui l’esperienza va, di volta in volta, annotando i suoi segni.

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