pexolo di pexolo
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Divisione dei poteri


Per superare i difetti dello stato di natura gli uomini hanno bisogno della formalizzazione di tre ambiti: un ordine giudiziario, che amministri imparzialmente, un esecutivo, che imponga la legge e un corpo legislativo, che promulghi leggi coerenti e conformi. Come in altri casi, si parte da un punto di contatto con Hobbes per poi giungere altrove: anche Hobbes rivendica la necessità di poter obbligare, di trovare un criterio di obbligazione, così Locke cerca di avere la certezza della giustezza e dell’efficacia dell’esercizio di potere. Se nello stato di natura mancava una legga stabilita, fissa e conosciuta, un giudice sopra le parti e un potere esecutivo, ne deriva che il nuovo potere della società segue questa triplice scansione. La divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e federativo (il potere di guerra e di pace), serve a impedire che, data la debolezza umana (la possibilità della mutevolezza), le stesse persone assommino nelle proprie mani un potere eccessivo (e che, ad esempio, chi detiene il legislativo si appropri dell’esecutivo). Supremazia della legge, allora, vuol dire che si deve governare attraverso leggi stabilite e promulgate, che quelle leggi devono avere come fine il bene del popolo e che, in fondo, (altra differenza significativa rispetto ad Hobbes) che le leggi in realtà non sono soltanto il terreno dei divieti. In un certo senso, la legge è ciò che indica la strada, che protegge il sentiero che noi siamo liberamente chiamati a percorrere per realizzarci e godere le nostre proprietà. «Perché la legge, nel suo significato più proprio, non è tanto una limitazione quanto una guida per un agente libero e intelligente verso il raggiungimento del suo proprio interesse, e non prescrive niente di più di quello che è per il bene generale di coloro che sottostanno a quella legge».
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