pexolo di pexolo
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Diritto di punire


C’è un secondo elemento significativo che ci testimonia come per Locke questo stato di natura non sia ancora uno stato di guerra, ma una forma di comunità sociale: egli immagina che in questo stato di natura possa esistere già una sorta di diritto di punizione, un potere esecutivo. «Nello stato di natura, un uomo consegue un potere su un altro; ma non il potere assoluto o arbitrario di disporne secondo le ire passionali o la stravaganza senza limiti della sua volontà, ma solo di punirlo secondo quanto detta una ragione e una coscienza pacata in misura proporzionale alla sua trasgressione, ovvero quanto serve come misura di riparazione e repressione. Queste sono le uniche due ragioni per cui un uomo può legittimamente nuocere ad un altro, che è ciò che si chiama punizione. Nel trasgredire la legge di natura, l’offensore dichiara lui stesso di vivere secondo un’altra regola rispetto a quella della ragione e della comune equità […] ogni uomo, in base al diritto che egli ha di preservare l’umanità in generale, può reprimere, o laddove necessario, distruggere quanto è nocivo ad essa». Nello stato di natura ognuno ha il diritto di punire qualcuno, perché chi commette qualcosa che entra in contraddizione con l’esercizio libero della ragione (con la prima legge di natura) si sta automaticamente tirando fuori dalla comune umanità. Il diritto di punire si esercita nel libero esercizio tra l’offeso e colui che offende: Locke ritiene il soggetto capace di autoregolarsi. E noi, che dobbiamo provvedere alla sopravvivenza dell’umanità, immediatamente abbiamo il diritto di punirlo. «Non dubito che questa dottrina apparirà assai strana ad alcuni. Prima che la si condanni, tuttavia, vorrei mi si spiegasse in conformità a quale diritto un principe o uno stato può mettere a morte, o punire uno straniero, per un qualsiasi crimine che egli ha commesso nel loro paese. È certo che le leggi, anche se sanzionate dalla volontà espressa del legislatore, non riguardano chi è straniero: non sono rivolte a lui, né, se anche gli si rivolgessero, egli sarebbe tenuto a prestare loro ascolto. L’autorità legislativa, in base alla quale le leggi hanno vigore sui sudditi di quella società politica, non ha potere su di lui. Coloro che hanno il potere supremo di fare le leggi in Inghilterra, Francia o Olanda, sono per un indiano, come per il resto del mondo, uomini senza autorità: e quindi se non è in base alla legge di natura che ogni uomo ha un potere di punire le offese contro di essa, nella misura in cui con buon senso ritenga che il caso lo richieda, non vedo su quale base i magistrati di una comunità possano punire uno straniero di un altro paese». Locke non sta argomentando che quel singolo indiano punito in Olanda venga punito in nome di una trasgressione alla comune umanità, ma sta facendo riferimento alla legge di natura come esercizio razionale. Questo passaggio ci introduce alle due premesse (dallo stato di natura si va allo stato di guerra;) che, secondo Locke, sono consecutive alla necessità del patto: esse hanno una comune radice, cioè la mutevolezza, ovvero la questione della risposta eccedente alla mutevolezza.
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