ale92t di ale92t
Genius 4790 punti

Leopardi e Schopenhauer

Oltre al valore della sua produzione poetica, di Leopardi oggi viene riconosciuto un particolare rilievo al suo pensiero filosofico, che è esposto, pur in forma non sistematica, soprattutto nello Zibaldone, nelle Operette morali e nei Pensieri.
Egli muove da una concezione materialistica e meccanicistica della realtà, secondo la quale la natura è "matrigna" e propriamente indifferente nei confronti dell'uomo. L'universo non ha nessuna finalità e la posizione dell'uomo è marginale, non più importante di quella di qualsiasi altro essere vivente.
La vita umana è pervasa, come per Schopenhauer, dal dolore e dalla noia e ha come orizzonte finale la morte. Il pessimismo di Leopardi è tuttavia ancora più radicale di quello del filosofo tedesco, perchè non esiste nessuna possibile liberazione dalla volontà che possa costituire una meta per l'esistenza.

Il piacere è uno stato negativo, inteso come venir meno al dolore, per cui il dolore è l'unica condizione reale dell'esistenza. Non il piacere, ma soltanto la speranza e l'attesa illusoria del piacere possono alleviare il disagio dell'esistenza: la speranza e l'attesa sono dunque gli unici stati d'animo positivi.
Di fronte alla mancanza di senso dell'esistenza(nichilismo), dove essa è "nulla" dal punto di vista ontologico e "male" dal punto di vista morale, la poesia svolge un'importante funzione consolatoria, perchè fa apparire accettabile la vita e dà energia per affrontarla: essa è espressione della facoltà immaginativa dei piaceri che non esistono, creando l'illusione che possano essere soddisfatti, assumendo una funzione catartica pur non conferendo senso all'esistenza.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email