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L’ ordine contingente del mondo

Il pensiero che domina l’attività di Leibniz è: esiste un ordine non geometricamente determinato, ma spontaneamente organizzato e quindi libero. Per Spinoza l’unico ordine esistente è Dio, per Leibniz l’ordine risulta il frutto di una scelta: Dio ha scelto per il mondo l’ordine migliore e perfetto. Il pensiero di Leibniz si basa sulla ricerca di un’arte combinatoria, capace di stabilire l’ordine del sapere, per conciliare meccanicismo e finalismo, scienza e metafisica. La sua attività pratica è ispirata agli ideali della pace politica, della riconciliazione delle religioni e dell’ organizzazione di una repubblica delle scienze.
Leibniz distingue piano filosofico-metafisico (che spiega la realtà nel suo insieme e nei suoi aspetti sostanziali e finalistici) e piano scientifico (proteso a spiegare la natura nei suoi aspetti matematici). Tale distinzione vuole mediare tra la filosofia greca-medioevale (philosophia perennis) e quella dei philosophi novi dell’età moderna.

Verità di ragione e verità di fatto
Leibniz deve giustificare l’ordine contingente. Il primo aspetto è la dimostrazione che ordine non significa necessità (il cui posto è nel mondo della logica, non nella realtà). Un ordine reale non è mai necessario. Le verità di ragione sono necessarie (il triangolo ha tre lati), ma non riguardano la realtà. Tutte le verità fondate sui principi di identità e non contraddizione sono necessarie e infallibili, ma non dicono nulla sulla realtà, non derivano dall’esperienza e sono dette innate e sono identiche, perché non fanno altro che ripetere la stessa cosa. Le idee innate sono confuse e oscure, piccole percezioni. Tanti mondi sarebbero possibili, perché la loro nozione non implica contraddizione, ma uno solo è il mondo reale.
Le verità di fatto concernono la realtà effettiva, non sono identiche e non si basano su principi di identità e non contraddizione e si fondano sul principio di ragion sufficiente: nulla si verifica senza che sia possibile dare una ragione che basti a spiegare perché è così e non altrimenti.
La ragion sufficiente di un solo mondo reale si basa sulla libera scelta di Dio. Il contrario di ciò che accade è sempre possibile. Tale principio implica la causa finale e su questo punto Leibniz si rifà alla scolastica: se Dio ha creato questo mondo, ha agito per uno scopo, causa della sua scelta.

La sostanza individuale

Il concetto centrale della metafisica di Leibniz è quello di sostanza individuale. Nella verità di ragione, soggetto e predicato sono identici. Nelle verità di fatto il predicato non è identico al soggetto e può essere negato da esso. Il soggetto deve contenere la ragion sufficiente del suo predicato. Un soggetto di questo genere è ciò che Leibniz chiama sostanza individuale. Ad esempio si può dire con verità che Alessandro Magno vinse Dario e Poro, fino a conoscere a Priori come egli sia morto. L’uomo non ha una nozione di sostanza individuale, ma può desumere i suoi attributi dalla storia e dall’esperienza.
Solo dio possiede la conoscenza perfetta della nozione di ogni sostanza, la ragion sufficiente dei suoi predicati. Alessandro poteva anche non vincere Dario, ma era certo di doverlo fare perché quello era nella sua natura.

Fisica e metafisica: la forza
Leibniz rienunciò la costituzione atomica della materia, formulando la legge della continuità: il principio secondo cui la natura non fa mai salti ( per passare dal piccolo al grande bisogna passare attraverso infiniti gradi intermedi e quindi il processo di divisione della materia deve procedere all’infinito).
Egli cessò di vedere l’estensione e il movimento come gli elementi originari della fisica, sostituendo il principio cartesiano dell’immutabilità della quantità di movimento con quello della conservazione della forza. La forza viva rappresenta la possibilità di produrre un determinato effetto. La forza, a differenza del movimento, è la vera realtà dei corpi. Leibniz ammette che in natura tutto avviene meccanicamente, ma allo stesso tempo pensa che i principi della meccanica derivano da qualcosa di superiore derivante dalla metafisica: la forza.

La forza passiva costituisce la massa di un corpo ed è la resistenza che il corpo oppone alla penetrazione del movimento, la forza attiva è la vera e propria forza (conatus: tendenza all’ azione), avvicina all’entelecheia aristotelica.
L’elemento costitutivo della natura, riconosciuto nella forza, si rivela di natura spirituale. Viene negato il dualismo cartesiano, giacchè nell’universo non esistono veramente estensione, corporeità e materia: tutto è spirito e vita, perché tutto è forza.

L’ universo monadistico
Le caratteristiche della monade - Leibniz doveva riconoscere che l’unico è l’elemento ultimo che entra a comporre il mondo dello spirito e quello dell’estensione. Introduce il concetto di monade. Essa è un atomo spirituale e privo di estensione, non si può disgregare ed è eterna: solo Dio può crearla e annullarla e ogni monade è diversa dall’altra. Due cose non differiscono solo localmente o temporalmente, ma tra esse vi è una differenza interna. Gli esseri reali si diversificano per le qualità interiori. Le monadi sussistono come mondi chiusi, senza influenzarsi a vicenda. Le altre monadi sono presenti alla singola monade. Ogni monade è uno specchio dell’universo ed è un centro attivo di rappresentazione, costituendosi come la nostra anima, che consta di percezione, appetizione (tendere da una percezione all’altra) e appercezione (percepire con la consapevolezza di farlo).
I gradi di perfezione delle monadi sono determinati dai gradi delle loro percezioni. Le monadi rappresentano il mondo solo da una particolare prospettiva, Dio lo rappresenta da tutti i punti di vista e inoltre le monadi non rappresentano la totalità dell’universo.

Materia prima e materia seconda - Anche la materia è costituita da monadi. Non è sostanza corporea e spirituale, ma un aggregato di sostanze spirituali ed è infinitamente divisibile. Leibniz chiama materia seconda quella intesa come aggregato di monadi, materia prima la potenza passiva (forza di inerzia o resistenza). Da un punto di vista metafisico ogni sostanza non fa che agire e non subisce azioni da altre sostanze, ma non vi è azione nelle sostanze se la loro percezione non si sviluppa. Quando la percezione è confusa vi è passione. Le percezioni confuse indicano la nostra imperfezione, mentre quelle distinte indicano la perfezione e la forza.
Il corpo degli uomini è materia seconda e l’anima è la monade dominante. Corpo e anima però seguono leggi diverse: i corpi quelle meccaniche, l’anima quelle delle finalità.

I rapporti tra le monadi e l’armonia prestabilita - Pur non comunicando tra loro, le monadi sono legate, perché ognuna è una rappresentazione delle altre. Le monadi sono come diverse vedute di una stessa città. Anima e corpo sono in rapporto tra loro. Il problema dell’accordo reciproco tra le monadi può essere risolto ipotizzando:
- un’influenza reciproca tra esse (soluzione cartesiana) come se fossero due orologi;
Un intervento dall’esterno (soluzione occasionalista): due orologi, anche se cattivi, possono essere tenuti in armonia da un orologiaio;
- Un’armonia prestabilita (soluzione leibniziana), ossia un accordo predisposto da Dio: due orologi sono costruiti perfettamente e sono sempre in accordo.

E’ solo l’armonia prestabilita che un corpo prova dolore quando è ferito. Leibniz giunge a sostenere che l’anima è un automa immateriale, e la monade è innata perché non può ricevere nulla dall’esterno. Leibniz chiama le monadi folgorazioni continue di Dio, limitate dalla ricettività della materia.

Dio e i problemi della teodicea
Le prove dell’ esistenza di Dio -
Prova a posteriori: Dio è la prima ragione delle cose che, essendo contingenti, non hanno nulla che renda necessaria la loro esistenza. Se tra il mondo solo uno esiste, la ragion sufficiente è l’universo e la volontà di Dio. Tutti i mondi possibili derivano da Dio. Le verità di fatto derivano dalla volontà di Dio, le verità eterne dal suo intelletto.
Prova ontologica: L’esistenza si può dedurre dal concetto di un essere perfetto solo dopo che tale concetto si sia dimostrato possibile. In Dio possibilità e realtà coincidono e deve essere riconosciuto possibile in totale assenza di limitazioni intrinseche.

I problemi del male e della libertà - I problemi della teodicea sono affrontati con la regola del meglio. In dio vi è una volontà antecedente che vuole il bene in sé e una volontà conseguente che vuole il meglio, che può essere raggiunto anche attraverso il male fisico e il peccato.
Il male si divide in metafisico (quando un uomo ragiona in modo sbagliato), morale (peccato) e fisico (che discende dai primi due).
L’ordine dell’universo è conservato e svolto dalla libertà delle monadi ed è orientato secondo il meglio. La predeterminazione divina è inclinante e non necessitante.

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