Leibniz, Gottfried Wilhelm: le monadi

Questi principi dinamici e attivi sono propriamente le "monadi" (termine, derivato dal greco, che significa "unità"), inestese e materiali, le quali assicurano l'unita sostanziale al di sotto dell'apparenza fenomenica di molteplicità indotta dall'estensione. Le monadi vengono create e distrutte direttamente da Dio, hanno caratteri di pienezza e di semplicità: sono veri e propri "atomi di natura"; non comunicano tra di loro (le monadi"non hanno finestre attraverso le quali qualcosa possa entrare o uscire") e differiscono unicamente per il diverso grado di chiarezza e distinzione delle rappresentazioni, con cui "esprimono" da un punto di vista particolare l'intero universo. In tutte le monadi create è sempre presente un grado di oscurità e passività; solo Dio è perfetta chiarezza e attività. In questa limitazione della facoltà di rappresentare consiste la "materia". Ogni monade è in rapporto con tutte le altre e "percepisce" tutto il creato, sia pure in modo imperfetto e oscuro (donde il nome "piccole percezioni", quasi un rumore di fondo che accompagna le percezioni più chiare). Reca in sé memoria di tutto il passato ed è gravida dell'intero suo avvenire. Ne deriva una correzione fondamentale dell'occasionalismo nella direzione dell' "armonia prestabilita": Dio è il supremo architetto, il quale crea "automi" tanto perfetti da non aver bisogno di influire reciprocamente gli uni sugli altri per condurre le loro azioni in modo regolato e del tutto sincrono. L'armonia prestabilita rimanda, quindi, a quell'accordo di necessità e contingenza, voluto da Dio nell'atto della creazione, che regola razionalmente la struttura del mondo, anche nei suoi fenomeni infinitesimali. Dio crea senz'altro il migliore del mondi possibili, sceglie cioè la combinazione di possibilità che sono in grado di coesistere ("compossibili") e nella quale tuttavia si realizzi il grado maggiore di perfezione. La sua decisione non dipende da un arbitrio (Dio non crea le verità eterne - come dice Cartesio - ma si conforma al principio di non contraddizione), né da una necessità metafisica incontrovertibile- come dice Spinoza-, giacché una scelta diversa da quella praticata resta pur sempre logicamente possibile,anche se non è conforme a quel criterio del "meglio" che informa la creazione divina.

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