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Perché l'innatismo di Leibniz è detto virtuale o potenziale

La posizione di Leibniz riguardo al problema dell'origine delle idee è diversa da quella di Cartesio e di Locke. Cartesio dichiara che l'anima umana possoide sin dalla nascita alcune idee innate (l'idea dell'io e di Dio....). Locke invece rifiuta l'innatismo, afferma che l'intelletto dell'uomo è come una tavoletta di cera levigata (tabula rasa) su cui si imprimono le idee di mano in mano che esse siano ricevute dall'esperienza e sostiene quest tesi dicendo che, se le idee fossero innate e non derivassero dall'esperienza, tutti le possederebbero e le userebbero. Leibniz è decisamente orientato verso l'innatismo perché ritiene che le monadi non hanno finestre e tutte le loro rappresentazioni sono ricavate dalla propria interiorità, ma il suo innatismo non è quello cartesiano ed è detto virtuale o potenziale.

Egli infatti permettendo la distinzione tra percezioni e appercezioni, cioè fra rappresentazioni oscure confuse e conoscenze chiare e distinte, afferma che tutte le idee sono inizialmente contenute nelle monadi in modo incosciente: esse sono quindi presenti non allo stato attuale ma semplicemente allo stato virtuale o potenziale in forma di piccole percezioni, di inclinazioni o disposizioni, e tali rimangono nelle monadi inferiori. Le monadi superiori invece, cioè le anime degli uomini, possono via via acquistarne coscienza mediante la riflessione e renderle attuali raggiungendo l' appercezione.

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