Ominide 50 punti

La critica al «misticismo logico» di hegel secondo Marx

Al di là della diatriba critica, è innegabile che l’hegelismo abbia esercitato su Marx, per affinità o per opposizione, un notevole influsso. Pertanto come scrive Axelos, «il pensiero di Marx deve essere compreso a partire da quello di Hegel ». Il primo testo in cui Marx si misura con il maestro, è la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843), come concordano molti studiosi, un documento - chiave della formazione del suo pensiero. In esso si possono distinguere due momenti:
1.Filosofico – metodologico
2.Storico – politico
Il primo momento colpisce la parte vitale del metodo di Hegel, cioè il suo modo stesso di filosofare. Secondo Marx lo «stratagemma» di Hegel consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello Spirito. Marx definisce questo procedimento «misticismo logico», poiché in virtù di esso le istituzioni, anziché comparire per ciò che, di fatto, sono, finiscono per essere allegorie o personificazioni di una realtà spirituale (= l’Idea) che se ne sta occultamente dietro di essi e che funge da loro “significato” e “giustificazione” speculativa. Marx, sulla scia di Feuerbach, arriva alla conclusione che essa è il risultato del capovolgimento idealistico fra soggetto e predicato, concreto e astratto. L’idealismo fa dunque del concreto la manifestazione dell’astratto. Nella sua analisi, al metodo “mistico” di Hegel, Marx oppone il metodo trasformativo, ossia il riconoscere di nuovo ciò che è veramente soggetto e veramente predicato. Il metodo “mistico” di Hegel, sostiene inoltre Marx, è anche conservatore sul piano politico, poiché porta a razionalizzare i dati di fatto, trasformandoli in manifestazioni razionali e necessarie dello Spirito. Pertanto, l’esito del giustificazionismo speculativo di Hegel è un giustificazionismo politico, che conduce all’accettazione delle istituzioni statali vigenti.

Registrati via email