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L'attimo e la storia

La storia non è una teofania, ovvero una rivelazione o autorealizzazione dell’Assoluto (vedi Hegel).
Tra Dio e l’uomo c’è una differenza assoluta, in quanto l’uomo vive la continuità della storia, mentre Dio vive l’eternità.
Posta tale differenza assoluta tra Dio e l’uomo, il loro incontro non può avvenire nella storia, ovvero nella continuità del divenire umano, ma nell’attimo, che è la subitanea inserzione della verità divina nell’uomo.
Quindi, se Dio è verità e l’incontro con Lui avviene solo nell’attimo, allora l’uomo vive costantemente nella non-verità: la conoscenza di questa condizione è il peccato.
Allora socratismo e cristianesimo sono contrapposti:
-Per Socrate l’uomo possiede la verità, che il maestro deve trarre fuori dal discepolo mediante l’arte maieutica.

-Nel caso del cristianesimo, invece, l’uomo è non-verità, pertanto deve essere salvato, in modo da renderlo adatto alla verità che è esterna rispetto a lui. Il maestro è perciò un salvatore, che determina la nascita di un uomo nuovo, in grado do cogliere nell’attimo la verità divina.

L’attimo è dunque l’inserzione paradossale e incomprensibile dell’eternità nel tempo; esso realizza il paradosso del cristianesimo: la venuta di Dio nel mondo.
La storicità del cristianesimo non è nella continuità, ma nell’attimo, cioè ogni volta che il singolo riceve il dono della fede.
Quindi non esistono testimoni privilegiati della storicità del cristianesimo, non c’è differenza tra “discepoli di prima e di seconda mano”: la fede dell’uomo che vive molti secoli dopo la venuta di Cristo deriva da Dio, e non dalla fiducia nella fede di un contemporaneo di Cristo. Nessun uomo, senza la fede di Dio, ha le categorie mentali per scorgere Dio nell’uomo.

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