Ominide 1131 punti

Immanuel Kant


Nacque, da una famiglia di origine scozzese, a Konigsberg, allora capoluogo della Prussia orientale, nel 1724. Fu educato, nello spirito religioso del pietismo, nel Cellegium Fridericianum. Uscito dal collegio (1740), Kant studiò filosofia, matematica e teologia all'Università di Konigsberg. Dopo gli studi universitari fu precettore privato in alcune case patrizie. Nel 1755 ottenne la libera docenza presso l'Università di Konigsberg e per 15 anni svolse presso l'Università i suoi corsi liberi su varie discipline. Nel 1766 divenne sottobibliotecario alla Biblioteca reale. Nel 1770 fu nominato professore ordinario di logica e matafisica in quella Università e tenne questo posto sino alla morte.
L'esistenza di Kant è priva di avvenimenti drammatici e di passioni, concentrata in uno sforzo continuo di pensiero che si accompagnava ad uno stile di vita basato su rigide abitudini.
Non fu però estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Simpatizzò con gli americani nella loro guerra d'indipendenza e con i francesi nella loro rivoluzione che giudicava diretta a realizzare l'ideale della libertà politica. Il suo ideale politico, quale egli lo delinò nello scritto Per la pace perpetua (1795), era una costituzione repubblicana "fondata in primo luogo sul principio di libertà dei membri di una società, come uomini; in secondo luogo sul principio d'indipendenza di tutti, come sudditi; in terzo luogo sulla legge dell'eguaglianza, come cittadini".
Il solo episodio notevole della sua vita è il contrasto in cui venne a trovarsi col governo prussiano dopo la pubblicazione della seconda edizione (1794) della Religione nei limiti della ragione. Con l'avvento al trono di Federico Guglielmo III (1797), la libertà di stampa fu ripristinata e Kant poteva, nel Conflitto delle facoltà (1798), rivendicare la libertà del pensiero e della parola, contro gli arbitri del dispotismo, anche nei confronti della religione.
Negli ultimi anni Kant fu preso da una debolezza senile che lo privò gradualmente di tutte le sue facoltà. Morì nel 1804.

Nell'attività letteraria di Kant si possono distinguere tre periodi:
Nel primo, che va fino al 1760, prevale l'interesse per le scienze naturali.
Comincia con uno scritto che pubblicò nel 1781, Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive. In seguito pubblicò una Ricerca sulla questione della causa del mutamento della terra nel suo movimento intorno all'asse e un'altra intorno alla questione Se la terra invecchia. Del 1755 è l'opera principale di questo periodo, Storia naturale universale e teoria dei cieli, descrive la formazione dell'intero sistema cosmico, a partire da una nebulosa primitiva, in conformità delle leggi della fisica newtoniana. Nel 1755 Kant pubblicava un'altra ricerca fisica: De igne, e nello stesso anno la dissertazione per la libera docenza Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio, nella quale si riconosce come principio supremo quello d'identità. Nel 1756 comparvero: tre scritti di Kant sui Terremoti, uno sulla Teoria dei venti e la Monadologia Physica. Nel 1759 apparve un saggio sul Movimento e la quiete e lo scritto sull'Ottimismo. Egli pretende di mettersi dal punto di vista di chi considera il mondo nella sua assoluta totalità e proprio da questo punto di vista afferma che Dio non avrebbe potuto sceglierne uno migliore.

Nel secondo, che va sino al 1781 (anno in cui fu pubblicata la Critica della ragion pura), prevale l'interesse filosofico e si determina l'orientamento verso l'empirismo inglese ed il criticismo.
In questo periodo cominciano a delinearsi temi e motivi che confluiranno nel Criticismo.
Nello scritto La falsa sottigliezza delle quattro figure sillogistiche, critica il valore della logica aristotelico-scolastica. Nell'Unico argomento possibile per una dimostrazione dell'esistenza di Dio, parte dalla netta distinzione dell'esistenza dagli altri predicati o determinazioni delle cose. I predicati o determinazioni sono posizioni relative di un quid, cioè caratteri di una cosa; l'esistenza è la posizione assoluta della cosa in se stessa. Perciò nell'esistente non vi sono più qualità o caratteri che nel semplice possibile; ciò che vi è in più è la posizione assoluta. Il principio di contraddizione è la condizione formale della possibilità; ma la possibilità intrinseca delle cose suppone sempre una qualche esistenza perché, se non esistesse nulla affatto, nulla sarebbe pensabile e possibile. Da questa considerazione Kant ricava la sua dimostrazione dell'esistenza di Dio, che è una riedizione del vecchio argomento a contingentia mundi. Tutte le altre dimostrazioni sono ridette da Kant a questa, compresa la prova ontologica di Cartesio.
In Tentativo di introdurre nella filosofia il concetto di quantità negative, Kant cerca di utilizzare per la filosofia i concetti e i procedimenti della matematica. Le Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, mirano a distinguere dal punto di vista psicologico il sublime dal bello, in quando il primo commuove ed esalta e il secondo alletta e rapisce. Comparve la Ricerca sulla chiarezza dei principi della teologia naturale e della morale. Kant è deciso sostenitore dell'applicabilità del metodo matematico alla filosofia; ma egli vede anche le differenze che intercedono tra l'una e l'altra disciplina. Per ciò che riguarda la morale, egli si sofferma a considerare soprattutto il concetto dell'obbligazione. Il bene si identifia con la necessità morale e perciò la conoscenza non dice nulla sulla sua natura che è invece rivelata dal semplice sentimento morale. Notizia sull'indirizzo delle sue lezioni, coincide con l'adesione allo spirito di ricerca e all'empirismo dei filosofi inglesi. Sogni di un visionario chiariti coi sogni della metafisica, in cui la metafisica di Wolff e Crusius è assimilata alle fantastiche visioni di Emanuel Swedenborg perché anch'essa è chiusa in un suo proprio mondo, che esclude l'accordo con gli altri uomini. Di fornte alla vanità di questi sogni ad occhi aperti, Kant ritiene che la metafisica debba in primo luogo considerare le proprie forze. La metafisica è la scienza dei limiti della ragione umana, per essa importa più conoscere bene e mantenere i propri possedimenti, anziché andare alla cieca in cerca di conquiste. I problemi che la metafisica deve trattare sono quelli che stanno a cuore all'uomo e che cioè si limitano ai confini dell'esperienza. La fede morale, nella sua semplicità, è la sola che si addice all'uomo in ogni condizione. Nel breve saggio Sul primo fondamento della distinzione delle ragioni dello spazio, fa vedere come le posizioni reciproche delle parti della materia suppongano già le determinazioni spaziali e che per conseguenza il concetto dello spazio è qualcosa di originario. Sono considerazioni da cui Kant mosse a formulare la dottrina della Dissertazione del 70.
Il terzo, dal 1781 in poi, è quello della filosofia trascendentale.

La "Dissertazione" del 1770:
la dissertazione De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (Forma e principi del mondo sensibile e intellegibile), che Kant presentò nel 1770, segna la soluzione critica del problema dello spazio e del tempo. Kant comincia con lo stabilire la distinzione tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale. La prima, che è dovuta alla ricettività (passività) del soggetto, ha per oggetto il fenomeno, cioè la cosa come appare nella sua relazione al soggetto. La seconda, che è una facoltà del soggetto, ha per oggetto la cosa così come essa è, nella sua natura intelleginile, cioè come noumeno. Nella conoscenza sensibile si deve distinguere la materia dalla forma. La materia è la sensazione, che è una modificazione dell'organo di senso e perciò testimonia la presenza dell'oggetto dal quale è causata. La forma è la leggee, indipendente dalla sensibilità, che ordina la materia sensibile. La conoscenza sensibile si chiama apparenza; e la conoscenza riflessa che nasce dal confronto, fatto dall'intelletto, di molteplici apparenze si chiama esperienza. Dall'apparenza all'esperienza si va dunque attraverso la riflessione che si avvale dell'intelletto. Gli oggetti dell'esperienza sono i fenomeni. La forma, cioè la legge che contiene il fondamento del nesso universale del mondo sensibile, è costituita dallo spazio e dal tempo. Tempo e spazio non derivano dalla sensibilità, che li presuppone. Essi sono dunque intuizioni, che precedono ogni conoscenza sensibile e sono indipendenti da essa, quindi pure. Perciò sono condizioni soggettive e necessarie, alla mente umana, per coordinare a sé, in virtù di una legge, tutti i dati sensibili. Quando alla conoscenza intellettuale, Kant ritiene ancora che essa, pur nell'ambito di una serie di limiti, abbia la possibilità di cogliere le cose uti sunt, ossia come sono nel loro ordine intellegibile (i noumeni), a differenza della sensibilità, che le percepisce uti apparent, come appaiono (i fenomeni). Kant finirà, in seguito, per porsi coerentemente nella prospettiva criticistica.

Scritti del periodo "critico":
nei dieci anni che seguirono la pubblicazione della Dissertazione, Kant andò lentamente e intensamente elaborando la sua filosofia critica. La Critica della ragion pura, apparve nel 1781. La seconda edizione apparve nel 1787 e contiene importanti rimaneggiamenti ed aggiunte rispetto alla prima, soprattutto per ciò che riguarda la deduzione trascendentale. La Critica della ragion pura apre la serie della grandi opere di Kant, Nel 1783 uscivano i Prolegomeni ad ogni metafisica futura che si presenterà come scienza, esposizione più breve ed in forma più popolare della stessa dottrina della Critica. Seguirono: Fondazione della metafisica dei costumi (1785), Principi metafisici della scienza della natura (1786), Critica della ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790), La religione nei limiti della semplice ragione (1793), La metafisica dei costumi (1797), che nella prima parte contiene i "fondamenti metafisici della dottrina del diritto" e nella seconda parte i "fenomeni metafisici della dottrina della virtù", Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798).
Negli stessi anni in cui apparivano le sue opere fondamentali, Kant pubblicava articoli, opuscoli, recensioni critiche e chiarimenti del suo pensiero su punti particolari. Di questi i due saggi del 1784, Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, e lo scritto del 1795, Per la pace perpetua, che esprime il pensiero politico di Kant.

Negli studi giovanili di filosofia naturale, Kant si è venuto familiarizzando con la filosofia naturalistica dell'Illuminismo ispirata da Newton. Questa filosofia, col suo ideale di una descrizone dei fenomeni e con la rinuncia ad ammettere cause e forze che trascendessero tale descrizione, gli ha prospettato l'esigenza di una metafisica che costituisse in base agli stessi criteri limitativi. Tale metafisica avrebbe dovuto tuttavia avvalersi del metodo della ragione fondante, che dominava l'ambiente filosofico in cui Kant si era formato. Le analisi degli empiristi inglesi, verso le quali egli si orienta in virtù di quella stessa esigenza, gli prospettano dapprima questa metafisica come scienza limitativa e negativa, quindi come un'autocritica della ragione. Successivamente, e per la prima volta nella Dissertazione del 70, il punto di vista critico si chiarisce come punto di vista trascendentale, limitatamente alla conoscenza sensibile: la validità di questa conoscenza viene fondata sui suoi stessi limiti. Dal 1781 in poi, il punto di vista critico viene esteso a tutto il mondo dell'uomo.

Criticismo e pensiero kantiano:
il pensiero di Kant è detto "criticismo" perché fa della "critica" lo strumento per eccellenza della filosofia. "Criticare", nel linguaggio tecnico di Kant, significa, conformemente all'etimologia greca, "giudicare", "distinguere", "valutare", ossia interrogarsi programmaticamente circa il fondamento di determinate esperienze umane, chiarendone le possibilità ( = le condizioni che ne permettono l'esistenza), la validità ( = i titoli di legittimità e non-legittimità che le caratterizzano) e i limiti ( = i confini di validità). Nell'istanza critica di Kant risulta centrale l'aspetto del limite. La "critica", in senso kantiano, non nascerebbe affatto se non ci fossero, in ogni campo, dei termini di validità da fissare. Per cui il criticismo si configura come una filosofia del limite e può essere definito come un'interpretazione dell'esistenza volta a stabilire il carattere finito o condizionato delle possibilità esistenziali, che non sono mai tali da garantire l'onniscienza e l'onnipotenza dell'individuo.
Questa filosofia del finito non equivale ad una forma di scetticismo, poiché tracciare il limite di un'esperienza significa nel contempo garantire, entro il limite stesso, la sua validità. In tal modo il riconoscimento e l'accetazione del limite diviene la norma che dà legittimità e fondamento alle varie facoltà umane. L'impossibilità della conoscenza di trascendere i limiti dell'esperienza diventa allora la base dell'effettiva validità della conoscenza; l'impossibilità dell'attività pratica di raggiungere la santità diventa la norma della moralità che è propria dell'uomo; l'impossibilità di subordinare la natura all'uomo diventa la base del giudizio estetico e teleologico. Il legame che unisce, e al tempo stesso divide, Kant e Hume appare evidente. Kant si propone di rinunciare ad ogni evasione dai limiti dell'uomo e, come egli stesso riconosce, deve questa rinuncia a Hume, che ha rotto il suo "sonno dogmatico". Ciò non equivale ad una rinuncia a fondare la validità delle varie attività umane.
Il kantismo si inserisce nello specifico orizzonte sotrico del pensiero moderno e risulta definito da quelle due coordinate di base che sono la Rivoluzione scientifica da un lato e la crisi progressiva delle metafisiche tradizionali dall'altro.
Il Criticismo, s'interroga in profondità sui fondamenti del sapere, della morale e dell'esperienza estetica e sentimentale, concretizzandosi nei tre rispettivi capolavori di Kant: Critica della ragion pura, Critica della ragion pratica, Critica del Giudizio. Da questo punto di vista, il kantismo, può essere considerato come la prosecuzione di quell'indirizzo critico che l'empirismo inglese aveva seguito sin da Locke, riconoscendo e segnando i limiti della ragione e del mondo umano, e che l'Illuminismo aveva difeso e propagandato nel Settecento.
Tuttavia, il kantismo si distingue dall'empirismo non solo per il rifiuto dei suoi esiti scettici, ma anche per il suo spingere più a fondo l'analisi critica, cioè per un metodo di filosofare che più che soffermarsi sulla descrizione dei meccanismi conoscitivi, etici, sentimentali, si sforza di fissarne le condizioni possibilitanti ed i limiti di validità. Se l'Illuminismo aveva portato dinanzi al tribunale della ragione l'intero mondo dell'uomo, Kant si propone di portare dinanzi al tribunale della ragione la ragione stessa, per chiarirne in modo esauriente strutture e possibilità. Tuttavia, Kant è pur sempre figlio dell'Illuminismo, in quanto ritiene che i confini della ragione possano essere tracciati soltanto dalla ragione stessa, che, essendo autonoma, non può assumere dall'esterno la direttiva e la guida del suo procedimento. Tant'è vero che Kant combatte ogni tentativo di segnare termini alla ragione in nome della fede o di una qualsiasi esperienza extra-razionale, presentandosi come l'avversario risoluto di ogni specie di fideismo o misticismo o fanatismo. Per Kant i limiti della ragione tendono a coincidere con i limiti dell'uomo: per cui volerli varcare in nome di presunte capacità superiori alla ragione significa soltanto avventurarsi in sogni arbitrari o fantastici.

Critica della ragion pura:
è sostanzialmente un'analisi critica dei fondamenti del sapere. E poiché ai tempi di Kant l'universo del sapere si articolava in scienza e metafisica, il suo capolavoro prende la forma di un'indagine valutativa circa queste due attività conoscitive. La scienza, grazie ai successi conseguiti da Galileo e Newton, appariva come un sapere fondato ed in continuo progresso, la metafisica, con il suo voler procedere oltre l'esperienza, con il suo fornire, nei vari filosofi, soluzioni atitetiche ai medesimi problemi, con le sue contese senza fine, non sembrava affatto, aver trovato il cammino sicuro della scienza. Si profilava, secondo Kant, l'improrogabile necessità di un riesame globale della struttura e della validità della conoscenza, che fosse in grado di rispondere in modo esauriente alla domanda circa lo statuto di scientificità di questi due campi del sapere. Kant respinge lo scetticismo scientifico di Hume ritenendo il valore della scienza un fatto ormai stabilito. Egli ne condivide invece lo scetticismo metafisico, sebbene l'importanza e la nobiltà della metafisica lo conducano ad indagare più esaurientemente la natura di quel "perenne anelito" che porta l'uomo a trascendere l'orizzonte del verificabile per avventurarsi negli spazi della metafisica. La ricerca di Kant prende la forma concreta di uno studio teso a stabilire, da un lato, come siamo possibili la matematica e la fisica in quanto scienze, e dall'altro come sia possibile la metafisica in quando disposizione naturale e in quanto scienza. Da ciò le quattro domande di base: Com'è possibile la matematica pura?, com'è possibile la fisica pura?, com'è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?, com'è possibile la metafisica come scienza?.

Giudizi sintetici a priori:
Kant apre il suo capolavoro con un'ipotesi gnoseologica di fondo: "benché ogni nostra conoscenza cominci con l'esperienza, da ciò non segue che essa derivi interamente dall'esperienza. Potrebbe infatti avvenire che la nostra stessa conoscenza empirica sia un composto di ciò che riceviamo mediante le impressioni e di ciò che la nostra facoltà conoscitiva vi aggiunge da sé sola", questa ipotesi, risulta immediatamente convalidata dalla presenza dei "giudizi sintetici a priori".
Kant è convinto che la conoscenza umana e in particolare la scienza, offra il tipico esempio di principi assoluti, ossia di verità universali e necessarie. Infatti, pur derivando in parte dall'esperienza, e pur nutrendosi continuamente di essa, la scienza presuppone anche, alla propria base, taluni principi immutabili che ne fungono da pilastri. Tali sono ad esempio la proposizione: "Tutto ciò che accade ha una causa". Kant denomina principi di questo tipo "giudizi sintetici a priori": giudizi poiché consistono nell'aggiungere un predicato ad un soggetto; sintetici perché il predicato dice qualcosa di nuovo e di più rispetto ad esso; a priori perché essendo universali e necessari non possono derivare dall'esperienza, la quale, come aveva già insegnato Hume, non dice, ad esempio, che ogni evento debba necessariamente, anche in futuro, dipendere da cause, ma che sinora, nel passato, così è stato. Dal punto di vista di Kant, i giudizi fondamentali della scienza non sono quindi né giudizi analitici a priori, né giudizi sintetici a posteriori. I primi sono giudizi che vengono enunciati a priori, senza bisogno di ricorrere all'esperienza, in quanto in essi il predicato non fa che esplicitare, con un processo di analisi basato sul principio di non contraddizione, quanto è già implicitamente contenuto nel soggetto: ad esempio "i corpi sono estesi". Di conseguenza tali giudizi, pur essendo universali e necessari ( = a priori) sono infecondi, perché non ampliano il nostro preesistente patrimonio conoscitivo. I secondi sono giudizi di cui il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto, aggiungendosi o sintetizzandosi a quest'ultimo in virtù dell'esperienza, ovvero a posteriori: ad esempio "i corpi sono pesanti". Questi giudizi, pur essendo fecondi ( = sintetici), sono privi di universalità e necessità perché poggiano esclusivamente sull'esperienza. Invece i principi della scienza, i cosiddetti giudizi sintetici a priori, risultano al tempo stesso "sintetici", ossia fecondi, e a "priori", ossia universali e necessari, e quindi irriducibili alle due classi precedenti.

I giudizi sintetici a priori sono: fecondi ( = sintetici) in quanto il predicato, in essi, dice qualcosa di nuovo rispeto al soggetto. Universali e necessari ( = a priori) in quanto non derivano dall'esperienza. Simboleggiano la concezione criticistica della scienza.
I giudizi analitici a priori sono: infecondi ( = analitici) in quanto il predicato, in essi, non dice niente di nuovo rispetto al soggetto. Universali e necessari ( = a priori) in quanto non hanno bisogno di convalide empiriche. Simboleggiano la concezione razionalistica (e deduttivistica) della scienza.
I giudizi sintetici a posteriori sono: fecondi ( = sintetici) in quanto il predicato, in essi, dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto. Particolari e non necessari ( = a posteriori) in quanto derivano dall'esperienza). Simboleggiano la concezione empiristica (e induttivistica) della scienza.
Nella visione kantiana, la scienza risulta feconda in duplice senso: sia per quanto riguarda il contenuto o la materia, che le deriva dall'esperienza, sia per quanto riguarda la forma che le deriva giudizi sintetici a priori, che ne rappresentano i quadri concettuali di fondo. Nello stesso tempo, proprio in virtù di questi ultimi, essa è anche a priori, cioè universale e necessaria. Per cui: scienza = esperienza + principi sintetici a priori.
I giudizi sintetici a priori rappresentano l'elemento che le conferisce stabilità ed universalità, ed in mancanza del quale essa sarebbe costretta a muoversi, ad ogni passo, nell'incerto e nel relativo.

La scienza costa di due elementi: l'esperienza, che offre il contenuto o la materia e i giudizi sintetici a priori che offrono la forma e i quadri concettuali (i principi a priori). I giudizi sintetici a priori sono la piattaforma della scienza e ciò che conferisce universalità e necessità al sapere. Lo scienziato kantiano possiede a priori i principi formali del sapere e ne apprende a posteriori, ossia per via empirica, i contenuti.

"Rivoluzione copernicana":
dopo aver messo in luce che il sapere poggia su giudizi sintetici a priori, Kant si trova di fornte al complesso problema di spiegare la provenienza di questi ultimi. Se non derivano dall'esperienza, da dove?
Per rispondere elabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi di materia e forma. Per materia della conoscenza si intende la molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili che provengono dall'esperienza ( = elemento empirico o a posteriori). Per forma si intende l'insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina, secondo determinati rapporti, tali impressioni ( = elemento razionale o a priori). Egli ritiene infatti che la mente filtri attivamente i dati empirici attraverso forme che le sono innate e che risultano comuni ad ogni soggetto pensante. Come tali, queste forme sono a priori rispetto all'esperienza e sono fornite di validità universale e necessaria, in quanto tutti le possiedono e le applicano allo stesso modo. Ma se in noi esistono determinate forme a priori universali e necessarie (che per Kant sono lo spazio ed il tempo e le 12 categorie) attraverso cui incapsuliamo i dati della realtà, resta spiegato perché si possano formulare dei giudizi sintetici a priori intorno ad essa senza timore di essere smentiti dall'esperienza. Noi possiamo asserire con certezza che ogni evento, anche in futuro, dipenderà da cause o sarà nello spazio e nel tempo, in quanto non possiamo percepire le cose se non attraverso la causalità e mediante lo spazio ed il tempo. Questa nuova impostazione del problema della conoscenza comporta quella "rivoluzione copernicana" che Kant si vantò di aver operato in filosofia. Come Copernico, per spiegare i moti celesti, aveva ribaltato i rapporti fra lo spettatore e le stelle, e quindi fra la Terra ed il Sole, così Kant, per spiegare la scienza, ribalta i rapporti fra soggetto ed oggetto, affermando che non è la mente che si modella passivamente sulla realtà, bensì la realtà che si modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo. In secondo luogo, la nuova ipotesi gnoseologica comporta la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé. Il fenomeno è la realtà quale ci appare tramite le forme a priori che sono proprie della nostra struttura conoscitiva. Il fenomeno non è un'apparenza illusoria, poiché è un oggetto, ed un oggetto reale, ma reale soltanto nel rapporto con il soggetto conoscente. La cosa in sé è la realtà considerata indipendentemente da noi e dalle forme a priori mediante cui la conosciamo. Come tale, la cosa in sé costituisce una "x sconosciuta", che rappresentwa il necessario correlato dell'"oggetto per noi" o fenomeno.

Critica della ragion pura:
Kant articola la conoscenza in tre facoltà principali: la sensibilità è la facoltà con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo. L'intelletto è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite i concetti puri o categorie. La ragione è la facoltà attraverso cui, procedendo oltre l'esperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realtà mediante le tre idee di anima, mondo e Dio.
Su questa tripartizione della facoltà conoscitiva in generale è sostanzialmente basata anche la divisione della Critica della ragion pura. Questa si biforca in due tronconi principali: la dottrina degli elementi, che si propone di scoprire, isolandoli, quegli elementi formali della conoscenza che Kant chiama puri o a priori, e la dottrina del metodo, che consiste nel determinare l'uso possibile degli elementi a priori della conoscenza, cioè il metodo della conoscenza medesima. La dottrina degli elementi si ramifica a sua volta in Estetica trascendentale e Logica trascendentale. L'Estetica trascendentale ("dottrina della sensibilità") studia la sensibilità e le sue forme a priori di spazio e di tempo, mostrando come su di essa si fondi la matematica. La logica trascendentale si sdoppia a sua volta in Analitica trascendentale, che studia l'intelleto e le sue forme a priori, mostrando come su di esse si fondi la fisica, e in Dialettica trascendentale, che studia la ragione e le sue tre idee di anima, mondo e Dio, mostrando come su di esse si fondi la metafisica.
Partizione della Critica della ragion pura:
Dottrina degli elementi che si propone di mettere in luce le forme a priori e si divide in: estetica trascendentale, che studia la sensibilità e le sue forme a priori (spazio e tempo) e logica trascendentale, che studia il pensiero discorsivo e si divide in analitica, che studia l'intelleto e le sue forme a priori (le categorie) e dialettica, che studia la ragione e le sue forme a priori (le idee).
Dottrina del metodo, che si propone di chiarire l'uso degli elementi, ovvero il metodo della conoscenza.
La matematica si fonda sulle forme a priori della sensibilità, la fisica sulle forme a priori dell'intelleto, la metafisica sulle idee della ragione.

Come osserva il filosofo nei Prolegomeni, trascendentale "non significa qualcosa che oltrepassa ogni esperienza, bensì qualcosa che certo la precede (a priori) ma non è determinato a nulla più che a render possibile la conoscenza nell'esperienza". "Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi, in generale, non tanto di oggetti quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile a priori". Per cui, nella prospettiva di Kant, risultano trascendentali non tanto le forme a priori, quanto le discipline filosofiche relative ad esse (l'estetica trascendentale, l'analitica trascendentale...). Posto che con il termine ragione si intenda la facoltà conoscitiva in generale e per ragion pura "quella che contiene i principi per conoscere qualcosa prettamente a priori", il titolo in questione può essere interpretato esattamente nel seguente modo: "esame critico generale della validità e dei limiti che la ragione umana possiede in virtù dei suoi elementi puri a priori". Come tale, la Critica rappresenta un'analisi delle autentiche possibilità conoscitive dell'uomo e si configura come una specie di mappa filosofica della potenza e dell'impotenza della ragione, in quanto depositaria di principi puri o a priori. La critica è "della" ragione sia nel senso che la ragione è ciò che viene reso argomento di critica, sia nel senso che essa è ciò che mette in atto la critica.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email