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Immanuel Kant, punti chiave del suo pensiero

La filosofia di Kant è detta criticismo poiché, contrapponendosi al dogmatismo (che accetta opinioni senza interrogarsi sulla loro effettiva consistenza) fa della critica il suo fondamento, chiedendosi le condizioni che permettono l’esistenza di una cosa, le sue validità ed i suoi limiti.
Molti, in effetti, l’hanno anche definita la filosofia del senso del limite e di finitudine, poiché vuole stabilire le “colonne d’Ercole dell’umano”, ovvero i limiti delle potenzialità umane, dato che l’uomo non è onnipotente.
Questa non è però una forma di scetticismo, poiché il riconoscimento del limite dà legittimità alla conoscenza umana, che sappiamo contenuta entro quel limite: l’impossibilità di raggiungere la santità diventa dunque morale, l’impossibilità di subordinare la natura all’uomo diventa base dei giudizi estetici.

Il pensiero di Kant, che sta alla base del pensiero moderno, è influenzato dalla “rivoluzione scientifica” e dalla crisi delle metafisiche tradizionali.
Ciò spiega come nasca il criticismo kantiano, che si interroga sui fondamenti del sapere, della morale e dell’estetica.
Dalle tre nascono i tre capolavori di Kant: Critica alla ragion pura, Critica alla ragion pratica e Critica del giudizio.
Kant riprende anche l’empirismo inglese che per primo fissò i limiti della ragione, sebbene ne rifiuti lo scetticismo e lo studiare per intero l’uomo (Kant, invece, ne studia solo la ragione).
Inoltre, come gli illuministi, ritiene che i confini della ragione possano essere tracciati solo dalla ragione stessa, non dalla fede o altro.
I limiti della ragione sono anche i limiti dell’uomo: chi pretende di varcarli compie solo un’avventura fantastica.

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