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Immanuel Kant (1724-1804)


Biografia: È un pensatore di origine tedesca (Prussia orientale). Caratterizzato dal clima culturale e familiare in cui ha vissuto: illuminismo, di cui Kant stesso è espressione culminante ed assume anche tratti diversi, senza però condividerne la violenza; il padre è un sellaio e grazie alla madre vive in un clima rigoroso e spirituale, dovuto alla sua adesione al pietismo, dal quale Kant trarrà la sua sintesi tra le istanze razionali illuministe e le istanze morali religiose, che ha fatto sue non in modo fideistico ma in termine solamente etico, rifiutando i dogmi. La religione non va rifiutata ma accettata per la sua moralità, non per i dogmi. Visse a Koninsberg tutta la sua vita, si dice che gli orologi della città vennero impostati a seconda delle sue abitudini (lezioni alle 7 e pausa alle 17). Dedicò la sua vita allo studio, ebbe modo di formarsi sia scientificamente che umanisticamente. Studiò anche astronomia, e di questo tratta il suo primo testo in cui Kant si sperimenta in un'elaborazione teorica sulla volta celeste. Si formò studiando anche teologia, al di là delle convinzioni culturali religiose, la sua formazione è a 360 gradi. Tutto ciò lo influenza nella sua filosofia. Non conosce bene la filosofia medievale e antica ma conosce benissimo quella moderna ed è convinto dell'esistenza delle due correnti razionalista ed empirista, ed concepirà una condizione di pensiero molto elaborata.

Introduzione: Kant da una definizione di Illuminismo: "Uscita dell'uomo da uno stato di minorità". Ovvero finalmente l'uomo è arrivato ad una visione tale della realtà da essere autosufficiente, non più minore; l'uomo si deve staccare dal passato e dalla storia, poiché con i suoi criteri di ragione autonoma deve sviluppare da solo i propri pensieri, autonomamente. La ragione deve essere autoreferenziale, non si può andare oltre il dimostrabile. La ragione è la prima e ultima parola sui problemi che l'uomo deve affrontare. Secondo Kant la filosofia ha un unico grande problema: Chi è l'uomo? È la grande questione della filosofia, e ognuno deve imparare a pensare con lo strumento della ragione intorno a questa questione massima, che si divide in tre ulteriori sottoproblemi:
1. Che cosa posso sapere?
2. Che cosa devo fare?
3. Che cosa posso sperare?
L'uomo si caratterizza in virtù della sua capacita di conoscere, agire e fare, ma anche di sperare. La vita dell'uomo è costituita da questi tre grandi problemi derivanti dalla questione massima sull'uomo.
1. Cosa e come posso conoscere le verità sull'uomo. Si riferisce soprattutto al metodo di conoscenza rigoroso e veritiero, legato a Galileo, Cartesio e Newton. Tutta la prima parte della sua vita e rivolta alla risposta a questa domanda. "Critica della ragion pura" è il testo in cui Kant riassume e mette in luce il suo modo di pensare il rapporto tra filosofia e scienza.
2. Kant si rende conto che la scienza risponde solo ad un certo tipo di domande, ai fenomeni e al funzionamento della natura. Ma esistono domande a cui la Scienza non può rispondere metodologicamente. Le questioni esistenziali umani non trovano risposta nel metodo conoscitivo scientifico, così come la morale, il comportamento pratico della vita dell'uomo. Dal suo punto di vista queste domande sono più importanti di quelle scientifiche, Kant non rinnega l'importanza della scienza ma ne individua il limite conoscitivo. Non tutti sono destinati a diventare scienziati ma tutti non possiamo non vivere, scegliere e porsi domande sul come uno deve vivere, cosa deve fare nella sua vita per orientarsi. Le domande etiche/morali non hanno risposte nella scienza, i positivisti (grande credo nella scienza) arriveranno ad eliminarle per questo, ma Kant le valorizza e propone un confronto critico e più ragionevole possibile. La ragione non è soltanto conoscitiva e scientifica, ma anche morale e pratica: "Critica della ragione pratica" è l'opera in cui riassume i suoi pensieri. Anche nella moralità e nella praticità la ragione può dare risposte razionali, bisogna vivere secondo ragione anche in questo campo e non in maniera soggettiva.
3. Vivere significa sperare. Kant si rende conto, al di fuori di una fede rivelata, che l'uomo non riesce a vivere senza la speranza, senza un affidamento in cui l'uomo si predispone ad un altro da se. Il discorso di Kant è ambivalente: l'uomo spera nella sua vita l'esistenza di un qualcosa di infinito e non limitato, ed è ragionevole pensarne l'esistenza, ma ha paura di sganciarsi dal dimostrabile. Kant non è ateo, non rifiuta Dio, ma rifiuta la ragione rivelata, perché non se la sente di superare e credere in qualcosa di indimostrabile, tuttavia crede in un Dio morale, giusto e ragionevole che è il termine di una speranza che l'uomo non può non possedere vivendo. "Critica del giudizio" è l'opera in cui riassume i suoi pensieri sulla terza domanda etico religiosa.

Le Opere di Kant

Si divido in: periodo precritico e periodo critico, di cui fanno parte queste tre opere. Il primo periodo riguarda il giovane Kant, un periodo molto lungo, in cui Kant scrive moltissime opere che verranno da lui rinnegate ad un certo punto della vita per poi iniziare a scrivere, dopo undici anni di riflessione, le opere mature. (Pg 308)
Critica della ragion pura (1781 e 1786)
Kant è un pensatore critico, si parla di criticismo, è un criticista; fenomenista e trascendentalista. (Lettura)
L'esame critico non è polemico, ma riguarda:
1. Possibilità della ragione;
2. Validità della ragione;
3. Limiti della ragione;
Kant si chiede fino a che punto la ragione può arrivare, quali sono le sue verità e i suoi limiti oltre il quale non può andare. Seguendo questi temi l'uomo è in grado di sapere a che livello può arrivare la conoscenza umana.
Si porrà le stesse domande per la metafisica, che, pur stimandola, non considera vera conoscenza.
Kant procede in modo critico. Conoscere significa Giudicare, per conoscere bisogna avvalersi di giudizi conoscitivi veri, come lo sono quelli della scienza e non quelli metafisici. Giudicare significa mettere in rapporto, o dividere un Soggetto e un Predicato, in modo Affermativo o Negativo, Particolare o Universale. Es: L'albero è verde: affermativa e particolare. Es: Tutti gli alberi non sono verdi: negativa e universale. Giudicare significa dire come le cose stanno o non stanno, ovvero affermare o negare qualcosa che riguarda un particolare o un universale.

Raggiunge la risposta al problema della conoscenza confrontandosi con i razionalisti e gli empiristi della filosofia moderna. Giudicare significa Conoscere. Per i razionalisti il Giudizio è vero quando è analitico e a priori (pg313). Per gli empiristi un Giudizio è vero quando è sintetico e a posteriori. Le conoscenze che non rispettavano questi criteri erano considerate false. Quali sono le caratteristiche del Giudizio vero? Kant si confronta con queste due visioni per arrivare ad una sua propria soluzione superiore.

Razionalismo

Analitico: è analitico quando il rapporto tra il soggetto e il predicato è tale per cui il predicato è ricavato dalla analisi del soggetto. Il triangolo ha tre lati: se analizzo un triangolo capendo cosa è, comprendo le sue caratteristiche proprie ed essenziali che comportano necessariamente l'avere i tre lati. Quando il predicato è insito nel soggetto, e gli appartiene necessariamente, allora il giudizio è analitico. Un giudizio analitico si fonda sui principi di identità e di non contraddizione. Il rapporto tra soggetto e predicato si instaura in base a questi due principi: il predicato appartiene necessariamente all'identità del soggetto e se io associassi un predicato che non gli appartiene necessariamente cadrei in contraddizione. Il triangolo per rispettare il suo significato logico non può non avere tre lati, se gli attribuisco un predicato diverso, 4 lati, affermo qualcosa di contrario alla sua identità e quindi contraddittoria. Il Giudizio è vero se viene rispettato questo rapporto necessario. Dove è possibile affermare giudizi di questo tipo, veri e logicamente necessari? Nel campo della matematica e della logica (Cartesio, Leibniz).

A priori: indipendentemente, a prescindere dall'esperienza. È importante perché se i giudizi fossero dipendenti dall'esperienza non potrebbero essere veri, poiché l'esperienza è sempre particolare e la conoscenza derivante sarebbe particolare, circoscritta e limitata all'esperienza fatta. Un giudizio conoscitivo è vero come oggettivo, universale e necessario. Queste tre caratteristiche sono salvaguardate dall'analisi e dall'apriorità. Kant è d'accordo sull'apriorismo razionalista ma non sull'analisi razionalista. Inoltre l'apriorismo assume un significato diverso. I giudizi analitici hanno un grosso limite secondo Kant: non è un vero e proprio giudizio conoscitivo, è una pura e mera operazione di esplicitazione di ciò che si conosce già. Non si fa altro che chiarire meglio ciò che già sappiamo. Secondo Kant la vera conoscenza è estensiva e produttiva, un’aggiunta a quello che già si sapeva: i giudizi analitici non sono giudizi conoscitivi ma sono giudizi tautologici, ripetitivi. Anche per Kant il giudizio per essere vero deve essere oggettivo, universale e necessario e quindi accetta l'apriorismo; l'esperienza è sempre particolare e non può garantire l'universalità della conoscenza.


Empirismo

Sintetico: il predicato non è ricavabile per analisi, il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto, ma che non si ricava dal soggetto stesso.
Es. Questo fiore è giallo: l'attributo non è necessariamente appartenente al soggetto, è un di più che si sintetizza nel soggetto. La sinteticità è un elemento molto importante per la conoscenza vera, secondo Kant, è una conoscenza accumulativa e feconda. Kant accetta la sinteticità empirista.
A posteriori: Non viene accettata da Kant, in quanto non fornisce conoscenze oggettive necessarie e universali.
Kant
Un giudizio vero deve essere Sintetico e a Priori, poiché solo in questo modo è possibile formulare giudizi conoscitivi nuovi ma anche oggettivi universali e necessari. Si ha la verità quando la nostra conoscenza si esprime tramite giudizi che sono apriori, a prescindere dall'esperienza e sintetici, cioè estensivi. Questi giudizi sono possibili nel campo delle scienze matematiche e fisiche.
I giudizi dei razionalisti sono giudizi che traggono il loro fondamento nei principi di identità e non contraddizione, con il metodo deduttivo. Non è un caso che i grandi razionalisti furono anche grandi matematici e logici. I giudizi degli empiristi sono giudizi basati sull'esperienza. Il modello ideale del sapere vero per l'empirismo è induttivista. Kant non è né un induttivista né un deduttivista, in senso stretto.
Esempi di Kant;
1. Questo corpo è esteso (Razionalistico analitico aprioristico: ogni corpo in quanto corpo è esteso, si ricava dall'analisi del corpo).
2. Questo corpo è pesante (empiristico, sintetico e aposterioristico: viene dall'esperienza).
La vera conoscenza è data da giudizi sintetici e apriori con l'aggiunta dell'esperienza, considerata importante in una certa misura, soprattutto nel campo fisico. L'esperienza è importante, ma la conoscenza si dice vera solamente quando viene giudicata da giudizi sintetici e a priori. L'esperienza è necessaria ma non sufficiente per determinare la verità, l'esperienza deve essere prima giudicata. (Pg 314-315)

Cosa rende possibili i giudizi sintetici apriori? (Rapporto tra Soggetto e Oggetto)

Rivoluzione copernicana (kantiana). Come Copernico in ambito astronomico ha risposto al funzionamento degli astri, invertendo la Terra con il Sole, allo stesso modo Kant risolve il problema gnoseologico rivoluzionando (rivoluzione kantiana) i due termini kantiani, che sono il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto.
Secondo Kant la risposta, per quanto variegata, che i filosofi prima di lui hanno dato era una risposta tale per cui si riteneva che fosse il soggetto a doversi adeguare all'oggetto. Conoscere significava fare in modo che l'oggetto entri in contatto con il soggetto adeguandolo. Quando il soggetto si adegua all'oggetto identificandosi con esso, si ha la conoscenza. Il soggetto è passivo, il suo compito è adeguarsi all'oggetto e ricevere la conoscenza sull'oggetto senza fare niente. Prima di Kant conoscere significata che il soggetto doveva assumere la forma dell'oggetto per conoscerlo. Soluzione oggettivistica. La luce della conoscenza proveniva dall'oggetto con la sua forma e identità, mentre il soggetto doveva farsi irradiare di conoscenza dall'oggetto, come inerte. Secondo Kant è sbagliato, egli inverte i termini. Non è il soggetto che si adegua all'oggetto ma il contrario. È l'oggetto che si conforma e prende le caratteristiche del soggetto. Il soggetto è il principio della conoscenza, ne è la luce. Il soggetto è attivo, è il soggetto a dare la sua forma a ciò che proviene dall'oggetto. È il soggetto che costruisce l'oggetto, non reale, poiché non conosceremo mai l'oggetto in se, ma la rappresentazione dell'oggetto per come viene letto dal soggetto. A seconda della identità del soggetto, di come è fatto il soggetto, delle caratteristiche sensoriali del soggetto, si vede l'oggetto. Il soggetto vede le cose dal suo punto di vista. Il soggetto ha la priorità, i soggetti sono indipendenti e gli oggetti dipendono da lui. Esempi:
1.Se indosso occhiali rossi vedo la realtà rossa. È il soggetto che determina la conoscenza, la realtà viene conosciuta da un punto di vista piuttosto che da un altro. Un conto è l'oggetto reale, che non viene conosciuto, un conto è l'oggetto della conoscenza, che si conosce in base ai punti di vista.
2. Ciò che proviene dalla realtà è come l'acqua, come elemento. Per essere compreso il soggetto deve imprimere un'impronta conoscitiva. A seconda del contenitore l'acqua assume forme diverse, ma l'acqua non è nessuna di queste, essa assume e si modella sulla forma data dal recipiente (il soggetto).
Categorie Kantiane dell’Oggetto
1. Noumeno: cosa in sè, oggetto in sè, realtà in sè, indipendentemente dal soggetto conoscente. Secondo Kant l'essere in quanti tale e indipendente dall'uomo non si può conoscere. L'oggetto si conosce solo dipendentemente ad un soggetto.
2. Fenomeno: cosa nel soggetto, oggetto in relazione con il soggetto. Non è altro che la sintesi di una forma a priori proveniente dal soggetto e una materia a posteriori proveniente dall'oggetto. Il materiale sensibile ed empirico proveniente dall'esperienza è indeterminato, caotico e inintelleggibile che va rielaborato.
Dall'oggetto della conoscenza arrivano i dati empirici, tutto ciò che è coglibile con i sensi. Questi contenuti sono però caotiche, informi, disorganizzati e inintelleggibili. Bisogna quindi dargli una unità, un'organizzazione, una forma. Il soggetto ha in sé delle forme conoscitive, dei modi di conoscere la realtà e sono proprio queste capacità dell'uomo che riescono a dare un'ordine ai dati empirici caotici.
Il fenomeno è forma più materia. L'apriorismo di Kant è formale, e riguarda il funzionamento della mente umana, il modo in cui conosce, la struttura della conoscenza. È una capacità innata dell'uomo che conosce in un modo ben preciso. A differenza dell'apriorismo razionalista Kant non ammette l'esistenza di conoscenze innate nell'uomo, apriori contenutistico, ma ammette l'esistenza di capacità formanti, la capacità cioè di conoscere le cose in una determinata forma che deriva dalla mente di ciascun uomo, apriorismo formale. La forma è questa capacità umana di imparare conoscenze e di formarle in base alla mente di ciascuno di noi.
È Kant un soggettivista? No. È un oggettivista. Esiste la verità nella conoscenza, ed è una conoscenza progressiva di tipo universale e necessario. Secondo Kant l'esperienza è conoscenza individuale e particolare e se essa si basa solo questa, si cade nello scetticismo (Hume). L'esperienza non viene negata, ma non può essere solamente lei fonte di conoscenza. L'esperienza è la fonte della materia dell'oggetto, che però è caotica e disordinata e a posteriori c'è il lavoro della forma del soggetto, della sua capacità di organizzare la conoscenza, per poterne estrarre la vera conoscenza. La conoscenza non è possibile senza il soggetto che plasma la conoscenza derivante dalla materia, ma ciò non implica il soggettivismo: il pensiero funziona in base alle stesse leggi per tutti gli uomini, poi c'è che le usa male e sbaglia, ma tutti gli uomini hanno la stessa struttura di pensiero: 2+2=4 per tutti, qualcuno non ci arriva, qualcuno sbaglia nell'arrivarci, ma il risultato è lo stesso per tutti.
Kant vuole abbandonare sia il realismo ontologico, presenti nei classici, cioè il fatto che la realtà presentasse caratteristiche chiare e conoscibili da tutti, e metafisico sia il soggettivismo humiano, perché la verità esiste, non è soggettiva. Kant elimina l'ontologia dell'essere e pone l'apriorismo nella mente dell'uomo, nella sua capacità conoscitiva che rende vera la conoscenza. Non è un realista ontologico ma un criticista fenomenista.
Trascendentale: “chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non degli oggetti ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti in quanto questa deve essere possibile a priori". Lo studio filosofico trascendentale non riguarda i contenuti della conoscenza, ma si occupa del modo in cui si conosce, che è costruito aprioristicamente nella nostra mente, nel nostro intelletto, nella nostra ragione. Il meccanismo del trascendentale è il soggetto di questa opera. Per trascendentali si intendono quegli elementi formali che concorrono a priori nella costituzione dell'esperienza, ovvero ciò che, pur non derivando dall'esperienza, è condizione apriori per il costituirsi dell'esperienza stessa. L'esperienza viene conosciuta perché esistono elementi costituenti apriori che vengono messe in luce da questo studio trascendentale. "Ciò che il soggetto mette di suo".

Trascendentale kantiano non va confuso con trascendente o con trascendentale medievale

Trascendente è un termine ontologico metafisico che si oppone a immanente e risponde alla domanda sulla questione ontologica metafisica. La questione kantiana è gnoseologica, non riguarda l'essere, ma la conoscenza e la verità.
Trascendentale antico-medievale indicava le caratteristiche universali della realtà, non esclude che esista anche quello del pensiero, ma non è incentrato su di esso, come quello kantiano. Kant non si occupa delle leggi dell'essere ma solo di quelle del sapere, è uno studio gnoseologico, mentre quello ontologico rimane fuori dal suo discorso. La dottrina di Kant non prende in considerazione l'ontologia, ed è una perdita. Tommaso fece delle grandi riflessioni ontologiche, Kant non prese in considerazione la questione dell'essere, lasciando sullo sfondo un grande problema.

Il filosofo non si occupa solo di cosa pensa il pensiero ma anche di come pensa il pensiero. Questa è la domanda di Kant, insieme a quella sulla possibilità di conoscere il vero e sulla sua esistenza. La conoscenza è fenomenica e non noumenica, è cioè sintetica a priori. Fenomenismo e trascendentalismo sono le caratteristiche della filosofia di Kant. Le sue riflessioni sono racchiuse nella critica della ragion pura. Opera tripartita: estetica Trascendentale (sensi ed intuizione), analisi trascendentale e dialettica trascendentale (intelletto e ragione).

Estetica Trascendentale

Sensibilità: significa mettere in luce le forme a priori degli sensi umani.
Forme a priori: sono spazio e tempo.
Non sono caratteristiche della realtà, dati empirici a posteriori, sono proprietà del soggetto, sono presenti in noi, non nella realtà. Noi non siamo nello spazio e nel tempo, lo spazio e il tempo sono in noi. Sono termini trascendentali, non empirici. Siamo noi che collochiamo l'oggetto nello spazio e nel tempo, siamo noi che le vediamo così. Non esistono nella realtà, è il soggetto che le possiede a priori. Di due alberi vicini io sento odori e colori, ma il fatto che i due alberi sono vicini non potremmo sintetizzarlo senza le forme a priori di spazio e tempo. I dati esterni vengono ordinati da noi nello spazio e nel tempo, non esistono così in realtà. (Pag 342) Secondo Kant la fisica classica meccanica newtoniana è vera, ma la sua validità è confermata da un ragionamento diverso. Secondo Newton spazio e tempo esistono in se, come proprietà reali della realtà. Sono caratteristiche assolute della realtà, sono uguali per tutti i soggetti. Einstein introdurrà la relatività: spazio e tempo sono categorie relative. Kant non accetta l'assolutezza e l'indipendenza ontologica dello spazio e tempo newtoniano: sono caratteristiche del soggetto, sono soggettive (non soggettivistiche e relativistiche) e uguali per tutti. Pur essendo del soggetto sono universali necessarie e oggettive, poiché negli uomini il pensiero è presente con le stesse leggi di sensibilità uguali per tutti.
Spazio e tempo sono intuizioni, non concetti a priori (puri e non empirici). I sensi sentono ed intuiscono: spazio e tempo sono forme a propri della sensibilità e come tali vengono intuiti, i sensi non concettualizzano. Il pensiero viene dopo l'intuizione, che è necessaria ma non sufficiente alla verità. Spazio e tempo non posso essere quindi concetti.
1° Brano: vediamo le cose che noi mettiamo ciò che noi stessi produciamo sulle cose: vediamo spazio e tempo, non perché esistono nella realtà, ma perché noi stessi li proiettiamo nella realtà, sulla cosa. Non capisco la categoria di vicino, vedo due oggetti vicini, ma non posso concettualizzarla.
Differenza spazio-tempo: lo spazio è la forma a priori dei sensi esterni, condizione di possibilità dei fenomeni esterni; il tempo è la forma a priori dei sensi interni, condizione di possibilità dei fenomeni interni. Secondo Kant prima noi spazializziamo e poi temporalizziamo, prima ordiniamo nello spazio e poi e ordiniamo nel tempo. Prima, spazializzandolo, lo pongo in un luogo all'esterno, poi, temporalizzando, lo si pone all'interno di in prima e un dopo, che deriva da una capacità interna nell'uomo come la memoria, rimanda l'uso di funzioni a noi interiori.
Spazio e tempo sono idealità trascendentali e realtà empiriche: sono forme a priori nel soggetto (idealista trascendentale: la conoscenza non è possibile senza le idee a priori che sintetizzano i dati empirici) e si applicano a contenuti empirici, non nel senso che sono traibili dalla realtà, sono forme a priori del soggetto applicabili a dati empirici.
Materia: Dati empirici.
Fenomeno: oggetto intuito empiricamente.
La materia dello spazio e del tempo sono i dati sensibili che vengono intuiti e sentiti dai sensi. Abbiamo quindi l'oggetto intuito sensibilmente, empiricamente. A questo punto possiamo intuire la percezione di una cosa, a cui poniamo un ordinamento spaziale e temporale. I dati empirici caotici vengono ordinati nello spazio e nel tempo in un unità creando l'intuizione empirica dell'oggetto che percepiamo.
Sapere: Matematica. Con giudizi sintetici e apriori, e cioè veri, necessari, universali e a priori.
Il sapere geometrico si riferisce allo spazio e tutti gli uomini possono giungere agli stessi risultati. Lo spazio è una forma a priori che tutti gli uomini possiedono. La geometria è quella euclidea. Di fatto alla scoperta delle geometrie non euclidea, non riferite quindi direttamente alla realtà conosciuta, ma a realtà pensate diverse, Kant le mette in discussione.
Lo studio aritmetico viene affiancato al tempo, in cui vengono presi in considerazione i passaggi delle operazioni in un lasso di tempo. Le verità matematiche non sarebbero possibili senza il legame con il soggetto conoscente che trasmette le proprie forme a priori: nell'oggetto della conoscenza immettiamo i nostri modi operare. Nell'aritmetica l'uomo aggiunge la forma a priori del tempo che gli è necessaria per fare le operazioni. Nella geometria l'uomo aggiunge la forma a priori dello spazio per poter operare con gli enti geometrici. Per Kant la matematica è un'invenzione umana legata alle forme a priori dello spazio e del tempo. Kant è un fenomenista, mentre Galileo è un realista: la differenza sta nel decidere se il linguaggio della conoscenza, della matematica e della fisica, esiste a prescindere o meno dalla mente umana. Per i realisti la ragione è in grado di conoscere la realtà perché è creata da Dio che crea anche la realtà stessa, che esiste a prescindere dalla ragione, ma che ha la capacità di essere capita da essa. Dio crea la corrispondenza tra ragione e realtà: creazionismo (Galileo). Anche per Kant la scienza è un sapere vero e oggettivo ma non giustifica questa affermazione in senso realistico, ma trascendentale: la giustificazione si trova nella modalità con cui l'uomo conosce la realtà, che si basa sulle forme a propri della mente. (Lettura pg 319, importante) Per Kant la realtà manda dati empirici caotici, senza senso, siamo noi a dare ordine alla realtà, che altrimenti non lo sarebbe, anzi in sè non lo è nemmeno: è l'opera conoscitiva umana che pone un ordine ai dati empirici, grazie alle forme a priori presenti in noi. Per i realisti (Galileo) la realtà possiede in sè la razionalità ordinata matematica e la ragione umana, creata dallo stesso creatore della realtà, Dio, può capirla.

Analitica trascendentale

i sensi senza intelletto sono cechi e l'intelletto senza i sensi è vuoto. Siamo ancora fermi alla sola intuizione sensibile, intuire non è pensare. Per pensare bisogna prima intuire, le due cose non coincidono e non sono indipendenti.
Intelletto: deve operare sull'intuizione della sensibilità.
Forme a priori: Vi sono 12 categorie pure di comprendere e conoscere il dato fenomenico intuito. Indicano 12 modi di esercizio dell'intelletto; l'intelletto opera, conosce, intellettualizza in 12 modalità. Per Kant conoscere, pensare significa giudicare, ed il giudizio è affermazione o negazione. Per operare un giudizio non basta avere il concetto della cosa: quindi ho una conoscenza non quando possiedo solo un concetto, ma quando ne ho due: il concetto dell'oggetto e del soggetto.
Materia: Fenomeno intuito empiricamente. Una volta che l'Intelletto ha plasmato con le sue forme a priori si ha il fenomeno vero e proprio, il fenomeno conosciuto. Conoscere significa Giudicare, unire un Oggetto con un Predicato, in una Conoscenza vera o falsa. L'Atto del Giudizio presuppone però una Concettualizzazione precedente. Le Forme a Priori dell'Intelletto sono Concetti Puri, contenuti del soggetto che vengono utilizzate dal soggetto per plasmare la realtà. Ci sono 12 modi di funzionare a priori dell'intelletto, sono sia le Forme a Priori del Giudizio sia le Forme a Priori del Concetto. Tra giudizio e concetto c'è un legame: ognj giudizio presuppone la conoscenza di determinati concetti. Questi 12 modi Concettualizzano e Giudicano in 12 modi diversi, in base a come è strutturata la mente del soggetto. Esse possono essere classificate in 4 gruppi, classi, che indicano 4 tipi di operazioni fondamentali che la mente fa, secondo Kant, che si dividono in 3 modalità:
1. Quantità: formuliamo giudizi quantitativi, Giudicare significa Quantificare;
a. Giudizi Universali: che opera su un oggetto universale (Es. Tutti gli uomini sono mortali). Concetto della totalità.
b. Giudizi Particolari: opera su un oggetto plurale, non totale(Es. Alcuni uomini sono mortali).Concetto Pluralità.
c. Giudizi Singolari: opera su un oggetto singolare (Es. Socrate è mortale). Concetto della unità.
La differenza con Aristotele è che le Categorie del Pensiero presuppongono le Categorie Ontologiche (Realismo), poiché l'Essere è così come lo pensiamo. Per Kant non è così perché il pensiero non pensa la realtà così come è realmente. Pensare significa aprirsi all'Essere, alla Realtà che appare a noi, Aristotele. Per Kant invece dalla realtà arrivano dati empirici caotici.
2. Qualità.
a. Affermativi: Concetto della realtà. Corrispondenza tra Oggetto e Predicato.
b. Negativi: Concetto di Negazione. Affermo la non corrispondenza tra Oggetto e Predicato.
c. Infiniti:
3. Relazione.
Sostanza e Causa nella filosofia.
Tommaso (Realismo): Noi conosciamo l'Essere così come è in realtà. Il pensiero è ontologico, sostanziale e causale, le pensiamo quindi esistono.
Ockam (Nominalismo): noi l'essere non lo conosciamo. Non esistono sostanze e cause. È l'uomo con la sua mente che da i nomi e costruisce i concetti.
Hume (Empirismo): critica fondamentale all'ontologia metafisica. La realtà non la conosciamo, la sostanza e la causa non esistono, essa è formata solamente da dati empirici. La sostanza indica un'identità permanente ontologica, esiste soltanto quando una cosa esiste ed è quella per sempre. Ma siccome tutto varia, non esistono sostanze. Stesso discorso per la causa, essa è un concetto ne a priori ne a posteriori, è una costruzione mentale umana. Hume è un empirista nominalista radicale: visione scetticista.


Cartesio (razionalismo): dualista gnoseologico meccanicista, noi pensiamo le idee, il problema è arrivare all'essere con le idee. Problema risolto con la metafisica: con l'idea di Dio arriviamo a Dio e con Dio abbiamo la possibilità di trovare un legame tra le nostre idee e l'essere, che non esiste a priori. Per Cartesio la causa è un principio grazie al quale è possibile dimostrare l'esistenza di Dio: non deriva dall'esperienza che non possiamo conoscere, non deriva da noi perché siamo finiti, allora Dio deve essere la causa della sua idea. Cartesio pensa che esista due tipi di sostanza: res cogitam, principio a priori immediatamente coglibile con la mente, e res extensa, estensione materiale, che ha caratteristiche quantitative. La visione dominativa tecnologia contemporanea trova qui le premesse, che identificano la natura come un corpo materiale da plasmare.
Leibniz(razionalismo): grande matematico e filosofo. Rimane la validità della conoscenza della realtà. La realtà rimane strutturata con le modalità di causalità e effettualità. È a favore di questi concetti. È un finalista ilomorfista: la realtà non è solo materia ma è presente una forma, una idea nelle cose, un'unità intellegibile. Non può quindi essere manipolata arbitrariamente ma deve essere considerata nei suoi significati e valori. È finalista perché la realtà rientra in una visione in cui il fine è Dio. La realtà è costituita da una moltitudine di sostanze: i monodi, che permeano lo stesso mondo, cioè che vediamo è l'apparire di qualcosa che è solamente l'effetto dell'opera di queste sostanze. Dietro le estensione che possiamo percepire vi è un'energia spirituale che la plasma. Dio è la monade suprema. La visione è spiritualistica trascendentistica.
Spinoza(razionalismo): la sua metafisica si traduce in una visione non tradizionale ma panteistico immanentistico, non trascendentistica e creazionista. Esiste un'unica e sola sostanza che è la totalità dell'essere, della natura, del cosmo: Dio. Presenta infinite caratteristiche di cui conosciamo solo pensiero ed estensione, che si traducono in intelletto e movimento. Naturalismo e sostanzialismo.
Kant: È molto influenzato da Hume. Ma non è completamente d'accordo perché genera una visione scettica e relativista. Secondo Kant la conoscenza è possibile in termini di universalità. Però Hume gli ha fatto capire che la realtà non è conosciuta nella sua struttura ontologica, ma che conosciamo solo i dati empirici caotici che essa ci manda. Lo sforzo di Kant è quella di salvare la conoscenza al di fuori dello scetticismo e del realismo. Kant ha una visione della sostanza e della causa di tipo trascendentalistico. Sono forme a propri dell'intelletto. Sono due modi a priori di pensare, non sono contenuti, ne nel pensiero ne nella realtà. Siamo noi che sostanzializziamo e causalizziamo, non è così che sono in realtà, che non conosciamo ontologicamente.
Sapere: Fisica. La fisica è un sapere vero necessario e universale vero sempre e dappertutto. Anche la fisica si basa su principi a priori veri universalmente: la causa. Il principio di causa è vero ma non come fondato ontologicamente ma come fenomenica, la causa non è vera nella realtà ma nel nostro pensiero.
Kant è un criticista fenomenista sostanzialista. Sostanza e causa sono concetti formali e trascendentali, non sono ontologici, realisti, metafisici o empirici. Non sono contenuti ma sono forme. Non sono oggetti ma sono modi di conoscere gli oggetti. Sono modalità attraverso le quali si risponde alla domanda "Come si conosce?" e non "Cosa si conosce?". L'oggetto della Conoscenza viene modificato, plasmato dalle forme a priori, di cui fanno parte Sostanza e Causa. Siamo noi che introduciamo queste categorie, non esistono nella realtà. Come per le categorie di Spazio e Tempo. Queste ultime ordinano il sapere empirico, sostanza e causa uniscono lo spazio e il tempo. (Pg 321-322)
Prima di arrivare ad affrontare la Dialettica Trascendentale Kant affronta altre due domande fondamentali, riguardanti la conoscenza unica e le categorie formali:
1. Chi ci garantisce che l'oggetto che è stato spazializzato è nello stesso tempo quello che viene temporalizzato, quantificato, qualificato, relazionato e modalizzato?
Che cosa giustifica il fatto che le categorie del soggetto essendo del soggetto sono valide per l'oggetto?
In totale sono 14 forme a priori. Chi ci dice che tutte e 14 si riferiscano ad un unico soggetto?
2. Chi ci garantisce che la categorie a priori dell'intelletto abbiano un valore anche per gli oggetti, un valore oggettivo? Chi ci garantisce l'unità del processo conoscitivo? Sia i dati sia le categorie sono molteplici, quindi cosa ci permette di affermare che conosciamo un solo oggetto?
1. Dottrina della Deduzione Trascendentale
Secondo Kant la necessità delle Categorie viene dimostrata per deduzione. Se ne da una dimostrazione di tipo logico deduttivo, in linea di principio. Non è possibile dimostrarle empiricamente. Le categorie sono necessarie nel senso che esse costituiscono la condizione di possibilità dell'esperienza conoscitiva. Senza le categorie l'oggetto della conoscenza non verrebbe costituito, quindi le categorie sono logicamente necessarie perché senza di esse non c'è l'oggetto della conoscenza. Senza di esse non avremmo conoscenza.
Dall'oggetto arrivano i dati empirici, il materiale empirico che risulta essere, secondo Kant, molteplice, scoordinato, caotico e inintelleggibile: caos informale. Le categorie sono necessarie e si applicano necessariamente all'oggetto per renderlo intelligibile. Senza di esse dall'oggetto arriverebbero solo informazioni indecifrabili e non comprensibili. Le informazioni sarebbero ricevute senza capirle (come un computer). Dall'esperienza viene la molteplicità caotica ed occorre che venga unificata. Ma l'unificazione della molteplicità non viene da sola, deve esistere un soggettivo attivo che la compie.

2. Dottrina dell'Io Penso.
Il problema di Kant è quello di dimostrare che le 14 molteplicità sono riconducibili ad un' unità, il soggetto: senza questa premessa non si può verificare una vera unione logica, e quindi la conoscenza non potrebbe essere attualizzata. Senza l'unificazione nel soggetto delle categorie a priori, esso non potrebbe svolgere l'azione attiva di unificazione dell'esperienza empirica, e quindi non esisterebbe la conoscenza. Tutte le categorie sono radicate e innervate in un unità che è il soggetto che pensa. Ich Denke. Io penso. Non sono le categorie che lavorano, non esistono da sole. Sono molteplici funzioni dello stesso identico soggetto pensante che è uno. In questo modo viene garantita l'unità della conoscenza. La categoria principale che permea tutte le altre categorie è il soggetto unico, l'unita originale della conoscenza. Esempio: Il soggetto è come se fosse una luce che si dirama in 14 raggi. Ogni raggio è differenziato dall'altro ma provengono tutti dal raggio unico iniziale. Culmine della rivoluzione Kantiana. Viene anche detto Io Logico, Io a priori, Io trascendentale. È il fondamento ultimo della conoscenza trascendentale. L'io penso è la giustificazione ultima della conoscenza dei fenomeni. È ciò che rende possibile conoscenze vere.

Dalla realtà arrivano i dati caotici informali e inintelleggibili. Non sono oggetti di conoscenza, lo saranno solo dopo essere stati informati dal soggetto e dalle categorie, che lo rendo intelleggibile. Le categorie sono del soggetto ma agiscono sull'oggetto della conoscenza rendendolo tale. La formalizzazione dell'oggetto è ancora molteplice, perché è formalizzato da 14 categorie distinte. L'affermazione dell'unità della Conoscenza si ha solamente affermando l'esistenza di una meta categoria, il soggetto, che è lui che pensa e agisce (io penso) e conosce. È il soggetto in cui si irradicano le categorie ed è sempre il soggetto, che è unico, ad utilizzarle. Le categorie appartengono al soggetto e a pensare è il soggetto grazie al quale possiamo affermare la conoscenza dell'oggetto e la sua unicità. Il soggetto è la condizione logica a priori ultima che permette la conoscenza unitaria, che non esisterebbe senza la conoscenza.
Schematismo Trascendentale (Rapporto tra Sensi e Intelletto)
Sensi e intelletto collaborano tra di loro ma i sensi intuiscono e l'intelletto pensa. Come è possibile la cooperazione tra i due? Cooperano e non possono non cooperare, bisogna trovare quindi un anello di congiunzione tra i due: schemi temporali. È il tempo che svolge una funzione unificatrice. Secondo Kant l'intelletto attraverso una sua facoltà, immaginazione produttiva, produce degli schemi temporali che lo lega ai sensi. Ogni categoria logica viene dall'intelletto logicizzata anche temporalmente. Ogni categoria viene temporalizzata e queste consente un collegamento tra l'intelletto, in cui sono presenti le 14 categorie, e i sensi, che temporalizzano.
Es. Sostanza: il suo concetto presume la permanenza nel tempo.
Causa: il suo concetti presuppone una successione temporale.
Le categorie logiche sono legate intrinsecamente al tempo, dei sensi, che permette l'esistenza dei concetti. Rappresentazione intuitiva di un concetto: schema temporale.
Es. Il concetto astratto di cane si riferisce a tutti i cani ed il collegamento tra il concetto e l'individuo è lo schema.
L'Io penso non è il pensatore della natura è il legislatore della natura. Le forme a propri della natura sono contenute nello stesso soggetto, che lui stesso, producendole, vede nella natura. Per Galileo, realista, le leggi della natura sono ontologicamente vere (creazionismo). Esistono senza l'uomo. Per Kant invece la Scienza ha la sua fondazione non in senso realistico: le leggi della natura non sono ontologicamente in natura e non è l'uomo che è aperto all'ontologia della natura e la conoscenza. La scienza è opera dell'intelletto. Per cui si vedono nella natura le stessi leggi formali che noi usiamo per vederla. Il materiale informatico empirico, per diventare oggetto di conoscenza scientifico, deve essere formalizzato e razionalizzato dalle categorie, che diventano le leggi stesse della natura.
Noumeno: non è dai noi conoscibile, è conoscibile da chi è dotato di una conoscenza intellegibile, cioè da Dio.

Dialettica Trascendentale
Kant distingue intelletto e ragione. La distinzione sta nel fatto che l'intelletto è una facoltà del finito e del condizionato che culmina nell'io penso ed è fenomenico, legato ai fenomeni, mentre la ragione indica la tensione conoscitiva umana infinita, incondizionata e assoluta. L'uomo esprime l'esigenza conoscitiva sia per quanto riguarda la natura fenomenica ma anche e soprattutto per quanto riguarda l'infinito. L'uomo naturalmente è un essere razionale e metafisico, l'uomo possiede in natura questa tendenza. Purtroppo però questa tensione è destinata al fallimento è illusoria. È un desiderio di conoscenza frustrato, irraggiungibile a causa delle sue capacità operative finite. L'uomo è innamorato di una conoscenza metafisica che però non corrisponde. L'uomo può conoscere gli oggetti della matematica e della fisica, ma non della metafisica.


Esistono tre esigenze conoscitive, tre Idee Trascendentali, a cui l'uomo aspira:
1.Idea di Anima
2.Idea del mondo
3.Idea di Dio
L'uomo possiede le idee, ma esse non sono destinate a tradursi in una conoscenza vera necessaria e universale. Sono idee che si riferiscono ad un sapere che l'uomo non può raggiungere, poiché il sapere è possibile solamente laddove noi costituiamo l'oggetto della conoscenza fenomenico e cioè quando vi sono giudizi veri sintetici a priori. La conoscenza si ha solamente a livello fenomenico in cui abbiamo forma e materia: qui invece abbiamo solo le forme, le idee, ma non si ha nessuna materia, sono prive di contenuto, non si ha il fenomeno. Per l'albero abbiamo una serie di dati empirici su cui lavorare per costruzione del fenomeno intuito empiricamente. Ora non si può fare. Sono idee incondizionate, prive di riferimenti spaziali temporali e materiali, che però l'uomo non può riempire, proprio a causa della loro pura intellegibilità. Abbia l'idea di una totalità, per l'anima è la totalità dell'uomo, per il mondo è la totalità della realtà, per Dio è la totalità assoluta, interna (anima) ed esterna (mondo), ma non può essere riempita. Non esiste un materiale conoscitivo a cui aggrapparsi per riempire queste idee, quindi l'uomo non può conoscerle. Kant non disprezza la metafisica, ma la critica duramente, sottolineandone l'esigenza conoscitiva. (Pag 328) Kant critica:
1. Anima: psicologia razionale
La psicologia razionale presenta un errore: i paralogismi. La psicologia razionale si sviluppa sui paralogismi, errori di ragionamento. L'errore di base è voler attribuire al fondamento logico e ultimo della Conoscenza (io penso) caratteristiche di tipo ontologico. Il fondamento della conoscenza è puramente logico, non ontologico, questo è l'errore della psicologia razionale. L'io penso è soltanto un io logico, non un io ontologico e non è sostanzializzato introducendo l'idea di anima. Laddove avviene questo passaggio si sta sbagliando perché l'uomo può conoscere solamente la conoscenza contenutistica fenomenica: affermare che l'io penso abbia conoscenze spirituali non fenomeniche e sia lui stesso di tipo ontologico è errato.
2. Mondo: cosmologia razionale
L'idea di mondo è l'idea del mondo come mondo. È studiata dalla cosmologia razionale. L'uomo conosce le particolarità presenti nel mondo e nell'universo con la Scienza, ma la Scienza non può conoscere cosa sia il mondo, la totalità di questi particolari. Vi è l'esigenza di conoscere l'idea di mondo, ma è un'esigenza vana. L'errore sono le Antonomie: veri e propri conflitti che la ragione vive in se stessa. La ragione si pone domande ultimative, a cui però può trovare due risposte entrambe valide, che lasciano la ragione in uno stato di indecisione non risolvibile.
A. Il mondo: a. È finito dal punto di vista spaziale e temporale.
b. È infinito.
L'uomo non può arrivare ad una risposta concreta. O è a o è b. Perché le idee della totalità sono idee metafenomeniche e metafisiche, rispetto alle quali non si può dare un giudizio sintetico a priori con i quali sono valide le conoscenze.
B. Il Mondo: a. presenta una struttura ultima indivisibile, si dice Composto.
b. È divisibile all'infinito, si dice Semplice.
I problemi che riguardano la totalità non sono risolvibili perché la scienza opera all'interno della totalità e non è possibile arrivare all'esterno con la scienza.
C. a. Nel mondo esistono cause libererà. Concetto di Libertà: esistono cause non necessarie e meccaniche, esiste un essere che è dotato di libertà.
b. Tutto è natura necessaria. Concetto di Necessità: non esiste il caso, tutto è determinato.
Secondo Kant nel mondo fisico tutto procede secondo causalità necessaria e meccanica. Ma si potrebbe affermare l'esistenza di un piano di realtà spirituale dove esistono individui spirituali razionali che sono liberi. L'uomo è solo materia o anche anime? Secondo Kant ciò non è dimostrabile, non c'è una risposta definitiva e l'uomo non può darla. Si potrebbe laddove la morale è conoscenza ragionevole, critica della ragion pratica.
D. a. Esiste un fondamento razionale ultimo trascendente necessario (Dio), che è la spiegazione razionale.
b. Esiste un mondo che non ha necessità di avere fondamento razionale, che è pura conteningenza. Non esiste Dio. È ed è di fatto, non c'è bisogno di una spiegazione razionale.
Secondo Kant esiste il mondo contingente che non si autofonda ed esiste Dio che lo giustifica ma allo stesso tempo è trascendente esso. Ma è un ipotesi non risolvibile ne a livello scientifico ne metafisico. Rimaniamo a livello di agnosticismo teoretico. Ma l'ipotesi è razionale e non va esclusa.
Secondo Kant a livello pratico la risposta è però ineludibile: o vivo come se Dio ci fosse o vivo come se non ci fosse.
3. Dio: Teologia razionale (dimostrazioni razionali metafisiche di Dio). Kant classifica le dimostrazioni utilizzate per dimostrare l’esistenza di Dio in due tipologie:
A. Vie a Priori: prescindono dall'esperienza. Via Ontologica a Priori. Anselmo d'Aosta fu il primo a formularla: tutti abbiamo un'idea a propri, innata, che è esattamente l'idea di Dio, come infinita e assoluta perfezione; anche l'ateo, che nega Dio, non potrebbe negarlo senza averne l'idea. Come si passa dall'idea alla realtà? Questa idea, come tale, contiene tutte le perfezioni, perché sennò non sarebbe la perfezione assoluta. Esistere è una perfezione in confronto al non esistere, quindi Dio possiede questa perfezione. Allora Dio esiste, perché essendo perfezione assoluta non può non contenere la perfezione dell'esistenza reale, se non la contenesse non sarebbe l'assoluta perfezione e quindi non sarebbe Dio. La seconda via di Anselmo è pensare l'idea di Dio come idea di cui non si può pensare il maggiore, e Dio, per essere tale, non può mancare di nulla e quindi possiede necessariamente l'esistenza reale. Spinoza e Leibniz riprenderanno questa via, rispettivamente immanentisticamente e trascendentisticamente, dimostrativa.
Per Kant l'esistenza non è una proprietà logica, è un fatto constatabile empiricamente. Non posso affermare l'esistenza di qualcosa con una dimostrazione solo logica e non anche empirica. Es. Dei Cento Talleri: che differenza c'è tra il concetto di cento Talleri pensati e il concetto di cento Talleri reali? Dal punto di vista concettuale nulla. I cento talleri pensati e quelli reali sono logicamente uguali. La differenza è a livello empirico: la constatazione dell'esistenza dei 100 talleri si può attuare solo empiricamente, non logicamente. Il passaggio dal piano ideale logico al piano esistenziale ontologico è ingiustificato. Le prove di Anselmo non sono valide. Logicamente non si può cogliere l'esistenza.
B. Vie a posteriori: partono dall'esperienza. Vie Cosmologiche. Secondo Kant le vie a posteriori sono suddivise in due: Cosmologica e Fisico-Teologica.
a. Cosmologica: esiste il mondo, il mondo esiste come contingente, e quindi è ma potrebbe non essere, non si spiega da sè. Il mondo esiste ma non può autogiustificarsi, tuttavia esiste. Il mondo risulta come un effetto, un prodotto, che non spiegandosi rimanda automaticamente a qualcos' altro da se, che è in grado di giustificarlo. Non giustificandosi crea il problema della giustificazione che presuppone la presenza di un entità che esiste necessariamente e si autogiustifica, che giustifichi anche il mondo, che viene vista come causa dell'esistenza del mondo. Questo è Dio. Rapporto effetto-causa e contingente-necessario.
Kant critica e nega questa via perché si basa sul concetto di causa effetto. Non è valido xk la sua gnoseologia fenomenista non lo permette. La causa è una categoria logica a priori che fa parte della classe della relazione, ha valore solamente logico trascendentale e non ontologico reale. Quindi questa via non è giustificata dal momento che il concetto di causa effetto è applicato ontologicamente.
b. Fisico-Teologica: si parte dal mondo, dal suo presentarsi con ordine. La giustificazione della presenza nella Natura dell'armonia e della bellezza e della finalità che si evince dal suo stesso ordine non è autogiustificata. L'ordine non si da da sè, è la Natura che si trova in sè queste leggi ordinate, che non sarebbe in grado di darsi da se. Qui si applica la causalità finalistica (non produttiva precedente) ovvero bisogna ammettere l'esistenza di un entità che giustifichi queste finalità, Dio.
Kant è innamorato della metafisica, a cui però non può arrivare a causa del limite conoscitivo umano. La metafisica non è possibile come conoscenze vera, come lo è la scienza, ne abbiamo un'idea intraducibile nella realtà. Le idee sono valide in termini ipotetici, ciò vuol dire che non si può ne affermarne la verità ne la falsità: non si può dimostrare l'esistenza o la non esistenza di Dio. La posizione più corretta per Kant è l'Agnosticismo: noi non sappiamo e mai potremmo sapere nulla su Dio.
La funzione regolativa delle idee.
Le tre idee non hanno quindi alcun valore? No, hanno un valore ipotetico e regolativo, e non costitutivo. Per valore costitutivo s' intende la costituzione dell'oggetto della Conoscenza, ma le tre idee metafisiche non formano alcun oggetto della conoscenza: non sono in grado di formare e costituire nessun dato empirico. Il loro valore è regolativo: possono essere utilizzate come degli ideali regolativi. Queste idee sono idee della totalità e in quanto idee della totalità possono svolgere questa funzione regolative: tutte le nostre conoscenze scientifiche possono essere ordinate nell'idea di mondo, dove trovano ordine e unità.
Le idee non hanno un valore costitutivo, conoscitivo, ma hanno un valore regolativo, svolgono un ideale regolativo della conoscenza. La conoscenza riguarda gli aspetti fenomenici, e le idee svolgono la funzione di inquadramento, di orizzonte sintetico, di idee della totalità in cui si collocano tutte le conoscenze che riguardo quel tipo di problema, idea: anima, fenomeni interiori, mondo, fenomeni esteriori, Dio, totalità delle totalità.


Critica della Ragion Pratica

Da un lato la scienza costituisce la conoscenza umana. Tuttavia Kant si accorge della necessità superiore di rispondere alle domande morali e pratiche in modo ragionevole. La razionalità usata per rispondere a queste domande, che sono più importanti, non può essere scientifica, a causa del limite conoscitivo della scienza stessa.
Kant vuole evitare il soggettivismo. Esistono valori morali oggettivi, universali e necessari, se così non fosse si cadrebbe nel soggettivismo morale, che lui stesso non vuole accettare. La ragione teorica non può però affermare questo piano di pensiero: è la ragione pratica in grado di trovare valori morali oggettivi, universali e necessari. Occorrebbe parlare di Ragione Pura Pratica, se parlassimo di ragione pratica si cadrebbe nel soggettivismo, data la sensibilità diversa e differente di ogni uomo, che si incardina intorno a principi puri e a priori. Soltanto l'esistenza di un principio pratico, puro e a priori determinerebbe l'esistenza di valori e leggi morali universali che riguardano concetti pratici e etici. Se questo principio non esistesse questi sarebbero problemi soggettivi, ma appunto non possono esserlo. Kant è un grande apriorista: vi sono forme a propri della conoscenza e ci sono forme a priori per la praticità e per la moralità che sono presenti aprioristicamente in noi, a prescindere dall'esperienza e dagli usi e costumi della società. Esiste un senso morale a priori: ciò è la Coscienza. Noi nasciamo con una Coscienza innata, che si formerà, ma la Coscienza in quanto Coscienza non dipende dalle leggi statali, religiose, sociali e familiari ma è qualcosa di intrinseco e a priori. La Coscienza in sè è presente in modo innato nell'uomo, alla sua nascita, e permette l'applicazione di leggi morali etiche pratiche, al di là delle diverse applicazioni: la stessa applicazione di leggi morali, seppur contrastanti in diverse culture, implica l'esistenza della morale stessa, della coscienza. Esiste un fatto morale puro a priori: Coscienza, Legge Morale. In ciascuno di noi è presente la Legge Morale, che si presenta con un imperativo che ciascuno di noi sente dentro di se:"Tu devi", il senso del dovere. Ognuno di noi, al di la dell'applicazione, ha un principio a priori: ol senso del dovere, che non è derivabile dai dati storici e sociali, che non è qualcosa di fatto, cioè empirico, ma implica la dimensione del "dover essere". È una dimensione reale presente in ognuno di noi ed è aprioristicamente presente in noi sottoforma di coscienza.
Questa coscienza in quanto tale è necessaria, il senso del dovere è necessario ed ha tre caratteristiche:
1. Categoricità: senso del dovere categorico. La legge morale è un principio pratico imperativo (non è una massima) categorico (non ipotetico).
Una massima è una prescrizione di valore soggettivo: sono imposizioni personali morali. Non farsi la doccia non è immorale: è un'imposizione personale percepire la doccia come un fatto doveroso, ma è un'imposizione personale. L'imperativo invece indica un'imposizione doverosa assoluta: per essere promossi bisogna studiare, ha un valore oggettivo.
Un' imperativo ha una forma ipotetica laddove si introduce una condizione: se vuoi essere promosso, allora devi studiare; è universale e imperativo ma presuppone l'assunzione personale della condizione e l'accettazione del fine. L'imperativo categorico, la legge morale, invece è incondizionato: DEVI studiare; non c'è ipotesi o finalità da accettare, è il dovere fine a se stesso. Solo in questo caso abbiamo l'intuizione di questo senso del dovere fine a se stesso, in tutti gli altri casi, in cui subentrano circostanze esterne pratiche e finalistiche, non si può. Ed è questo che ci caratterizza come soggetti morali. Noi siamo chiamati ad agire in un certo modo davanti alle situazioni, a prescindere dal modo che scegliamo, noi dobbiamo comportarci in un certo modo.
Tre forme Kantiane dell'Imperativo Categorico.
Questa Categoricità può essere divisa in tre formule:
1° Formula: “Agisci in modo che la massima della volontà possa valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale”. Essa si basa su un principio individuale in grado di elevarsi ad un principio universale. Quando questo passaggio del comportamento da individuale, fatto proprio da un soggetto, a universale allora si la ha la legge morale. È morale ciò che si può universalizzare. Il comportamento è morale se universalizzabile: può essere individuale e se questo comportamento individuale è in grado di essere generalizzato e universalizzato allora è anche morale. L'azione umana, per essere moralmente giusta, deve superare il test di generalizzazione.
Quattro casi della prima formula:
A. È lecito il suicidio? Secondo Kant non è morale. È un atto empiricamente possibile ma dal punto di vista morale è immorale, poiché contrasta il dovere dell'uomo di accettare e mantenere la propria vita. Se il comportamento del suicidio fosse morale, sarebbe giusto per tutti suicidarsi, e non ci sarebbe più il mondo e l'umanità, dato che tutti si suiciderebbero. La morale esiste per migliorare la dignità della vita umana, ed una morale che accetta l'eliminazione della vita stessa dell'uomo è contraddittoria e assurda. (Dovere verso se stessi).
B. È lecito chiedere un prestito sapendo di non poterlo restituire? Non è morale. Se fosse esteso universalmente verrebbe meno la fiducia tra gli uomini. Una morale che prescrivesse una relazione tra gli uomini priva di fiducia sarebbe ancora contraddittoria, si annulla da sola. (Dovere verso gli altri).
Questi due doveri vengono detti Stretti, poiché inderogabili e assoluti.

C. È lecito fermare il proprio perfezionamento? È morale non sviluppare le proprie capacità intellettive e fisiche? Non è morale. Non più in senso di autoannullamento della morale, come nelle prime due forme, ma è un comportamento non universalizzabile: un mondo in cui tutti si lasciassero andare alla pigrizia senza migliorare è possibile, ma immorale.
D. È lecito aiutare chi ha bisogno limitandosi a non compiere azioni negative? Anche qui non è morale. Un mondo dove tutti non fanno male agli altri, ma in cui nessuno fa del bene agli altri, è possibile ma non meritorio moralmente. Se io stessi male gradirei che chi mi sta intorto mi aiuti, invece che limitarsi a non farmi del male. Questa visione kantiana sembra essere dettato da un senso di utilità più che dovere: aiuto gli altri per poi poter pretendere di essere aiutato.
Questi due doveri vengono detti di Dovere Largo.
2° Formula: "Agisci in modo da trattare l'umanità sempre come fine e non solamente come mezzo". Kant si rende conto che nella vita i rapporti di carattere strumentale sono inevitabili, ma non bisogna fermarsi a questo tipo di rapporto. Kant afferma quindi una formula morale basata sulla considerazione della dignità dell'uomo come soggetto razionale fine a se stesso: è la ragione che mi dice che l'uomo è un soggetto, cioè un fine, da trattare in modo dignitoso e non in senso strumentale. L'uomo ha un valore come persone e come oggetto possiede un valore finalistico oggettivo e intrinseco, non soggettivo. Le cose sono pura materia, non possiedono ragione e coscienza, e non hanno un fine a cui tendere, possono quindi essere usati come mezzi. L'uomo invece è un essere razionale pensante che ha un fine proprio e non può essere utilizzato solamente come strumento. Interessante è notare come il relativo umano abbia un fine oggettivo. L'uomo non può essere schiavizzato e sfruttato. Tutto il resto è mezzo dell'uomo, poiché non è un soggetto pensante, e l'uomo stesso non può essere utilizzato solamente come mezzo. Dignità dell'uomo.
3° Formula: "Agisci in modo tale che la volontà in base alla massima possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice". Kant si pone il problema di chi ponga le leggi morali universali. L'universalità della legge morale non deriva da Dio, ne dalla realtà: è l'uomo inteso come volontà razionale ad essere il fondamento di una legge fondamentale morale . L'uomo da a se stesso la legge morale che risulta essere autonoma. Se la legge morale si fondasse in Dio o nella Natura l'uomo non sarebbe più libero, ma dipendente dalla sorgente della legge morale. L'uomo è autonomo. Ciò non vuol dire che sia soggettiva. Perché quando Kant dice che l'uomo è la volontà razionale di porsi una legge morale si riferisce all'uomo come possedente una ragione, con forme a priori in comune con gli altri uomini. Come volontà empirica siamo sicuramente diversi, ma come volontà razionale, con le forme a propri della ragion Pratica, siamo tutti uguali, tutti possediamo il senso del dovere.
2. Formalità: Per forma s'intende il modo. Prima di parlare di come devo agire, del cosa devo fare, bisogna partire dal modo in cui bisogna agire. Bisogna partire dalla forma e non dal contenuto. Questo perché il contenuto è sempre determinato specifico e concreto, poi avrei il problema di passare dal particolare all'universale, poiché la morale è universale. Non riguarda il contenuto dell'azione ma sul modo in cui viene compiuta l'azione. La morale va intesa come formale. Secondo Kant bisogna fare riferimento ad una morale evangelica, derivante dal Vangelo, che esprime una morale razionale. Bisogna però prescindere dagli aspetti di rivelazione dogmatica contenuti del Vangelo, che non possono essere accettati in quanto indimostrabili. "Non fare agli altri, quello che non vorresti fosse fatto a te. Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te." Questa regola aurea è il punto cardine della morale kantiana, poiché non riguarda il contenuto dell'azione ma il modo in cui viene compiuto. Kant, filosofo agnostico, riprende molto spesso aspetti del cristianesimo, a prescindere dalla componente dogmatica. E’ morale il modo e lo spirito in cui viene compiuta l'azione, non il contenuto stesso dell'azione, cioè il "cosa si fa". È morale quando la volontà di compiere l'azione è pura e disinteressata, quando l'azione viene compiuta con una volontà buona e consapevole di compiere un azione giusta intrinsecamente, non in modo utilitaristico. Kant distingue il piano morale personale dal piano legale. Non è detto che un'azione legale sia anche morale. La morale kantiana è deontologica: basata su doveri intrinsechi, e non sulle finalità e sulle utilità, dovere per il dovere. Anche qualora l'azione fosse antiutilitaria e spiacevole, l'azione dovrebbe essere compiuta. Non è una morale edonistica, utilitaristica e ne eudemonistica. Kant si oppone alla morali antiche e medievali. Secondo Kant non c'è fine, ne scopo alla moralità. È un dovere da seguire in modo rigoso e assoluto. Morale rigorosa. (Kant decanta).
(Questa legge morale legata al senso del dovere implica l'esistenza all'interno dell'uomo di una componente non più fenomenica empirica e materiale ma noumenica e spirituale. Se l'uomo abitasse solamente nella natura sarebbe solamente un essere meccanico. Ma siccome l'uomo può compiere moralmente un azione o anche non compiere la stessa azione è egli stesso elevato dalla legge morale ad un livello superiore, un livello spirituale, ideale e noumenico. Regno dei fini. L'uomo è caratterizzato dalla sua presenza in due mondi: quello fenomenico e quello ideale, di cui l'uomo fa parte grazie alla presenza della legge morale che a sua volta implica l'esistenza della libertà.)
3. Autonomia: Rivoluzione Kantiana morale.
Si oppone a eteronomia. La legge morale non è eteronoma, ma autonoma. Ciò significa che non si fonda su altro, ma si fonda su se stessa, più precisamente sull'uomo. L'uomo risponde a doveri che si autoimpone con la legge morale. L'uomo, comportandosi moralmente, porta a compimento la sua natura morale razionale, non obbedisce a condizioni esterne, sociali ed educative o divine. L'uomo è autonomo e libero nel senso che: non dipende da altro ed è autolegislatore di se stesso. L'uomo è norma di se stesso. Kant è un rivoluzionario Morale: la legge morale è soggettiva, si riflette sul soggetto, dipende da esso che possiede determinazioni morali, e non da altro. In questo senso la morale non è teologica e metafisica, ma nemmeno soggettivista e relativista. Perché, come con la ragione, per soggetto s'intende un io pensante contente categorie a propri intrinseche e identico per tutti. Il senso del dovere è assoluto e posseduto identicamente per tutti. Esempi: Per Kant la morale epicurea è sicuramente eteronoma, in quanto basato sul piacere materiale; è vero che riguarda l'uomo, ma riguarda il campo sensibile e oggettivo dell'uomo. Anche quella Cartesiana è eteronoma, in quanto derivante dalla metafisica, strettamente legata a quella di Dio. L'unico fondamento razionale capace di dare alla morale caratteristiche oggettive, universali e necessaria è la legge morale. Soltanto nel momento in cui l'uomo si autoimpone una legge morale può dichiararsi libero, in quanto dipendente solamente da se stesso.

Per Kant non si parte dal contenuto dell'azione benevola per poi universalizzare la legge morale. È la legge morale che detta le regole secondo cui un'azione è universalizzabile (cioè buona) o meno (cioè negativa).
Qual'è il fondamento ontologico dei principi etici? Kant lascia ancora sullo sfondo il problema ontologico. I principi di anima e Dio vengono però recuperati dalla critica della ragion pratica.
La teoria dei postulati pratici e la fede morale.
In che senso viene intesa la virtù? L'uomo virtuoso è quello che per vivere parte dalla legge del dovere fine a se stesso. La virtù è il bene supremo, ma il bene supremo è il sommo bene della vita dell'uomo? No, il bene perfetto e sommo è un bene che è dettato si dal senso del dovere, contiene il bene supremo, ma è anche un bene che contiene anche la felicità. Il bene perfetto che costituisce il fine ultimo dell'uomo è sintesi di Virtù, senso del dovere, e Felicità. Il sommo bene è quello doveroso e portatore di felicità. Questo non significa che bisogna agire per il senso della felicità, ma è giusto che chi segua una vita morale all'insegna del senso del dovere, chi si comporti moralmente, sia anche felice. Non deve essere questo il fine della moralità, ma è giusto che chi sia morale, la abbia come premio. Della felicità bisogna rendersi degni e meritevoli mediante azione governate dal senso del dovere.
L'uomo è virtuoso quando agisce per il senso del dovere e raggiunge il bene supremo. Ma il bene supremo è l'ideale massimo della vita etica? Oppure possiamo andare oltre? Si. Oltre il bene supremo troviamo il sommo bene ovvero una condizione in cui agendo per il senso del dovere e raggiungendo il bene supremo si raggiunge anche la felicità. L'uomo non deve agire moralmente per la felicità, perché la morale è dovere per il dovere, non per la felicità. D'altro lato Kant si rende conto che un uomo virtuoso ma non felice non ha raggiunto una condizione di perfezione. E quindi è moralmente meritevole che chi abbia seguito il cammino morale sia anche felice. L'uomo deve agire per puro senso del dovere ma è anche giusto che chi agisce solo per pure senso del dovere sia anche felice, come premio, sia degno di felicità. La felicità è una condizione d'essere legata ad un cammino di tensione morale.
Ma il sommo bene, la sintesi tra virtù e felicità è raggiungibile? Antinomia a livello pratico. Secondo Kant tra virtù e felicità, in questo mondo, realtà mondata e immanente, c'è un rapporto di opposizione. in questo mondo accade che chi è virtuoso sia felice ed allo stesso tempo che chi è felice non sia virtuoso. Il mondo è assurdo? La filosofia greca cerco di risolvere il problema: epicurei, chi è felice in quanto felice è virtuoso, e stoici, chi è virtuoso in quanto virtuoso è felice. I filosofi greci tentarono di spiegarsi questo problema risolvendo un termine nell'altro. Ma il problema non è risolvibile in questo modo, i due termini sono logicamente contrapposti.
Postulati della Ragion Pura Pratica
Secondo Kant questa antinomia deve razionalmente avere una soluzione. Se non ci fosse una soluzione il mondo sarebbe assurdo e con lui tutte le vite degli uomini, e quel puro fatto a priori, la legge morale, è innegabile. Siccome si da con certezza assoluta la sua esistenza, bisogna affermare tutte le conseguenze che ne vengono, le implicazioni della sua esistenza. Se così non fosse la legge morale non esisterebbe, ma esiste ed è evidenza innegabile quindi non si possono negare le sue implicazioni. Bisogna ammettere, ai fini della risoluzione dell'antinomia, l'esistenza indimostrabile dei postulati che implicano l'esistenza di un piano reale superiore in cui virtù e felicità coincidono. Non si tratta di fideismo ma di necessità di affermazione: non affermare la conciliazione tra virtù e felicità negherebbe l'esistenza della legge morale, che è innegabile, di conseguenza, siccome la conciliazione tra virtù e felicità non avviene in questo mondo, e deve avvenire, avviene in un piano di realtà superiore.
1. Immortalità dell'anima
2. Esistenza di Dio
3. Libertà
Perché la morale si realizzi vi devono essere questi tre postulati. Ma poiché l'esistenza della legge morale è evidente non si possono non dare le condizioni di esistenza e le sue implicazioni. Ciò comporta l'esistenza sicura dei tre postulati. Non si parte dalla metafisica, dalla teologia e della libertà per affermare la legge morale, il percorso è inverso. La metafisica e la scienza non possono ne negare ne affermare. Tuttavia l'uomo si comporta come se Dio esistesse o come se non esistesse. Ciò vuol dire che ciò che a livello logico non è risolvibile, trova soluzione a livello pratico. "La vita è un atto di fede", Ligabue. Fede della ragione pura pratica. L'uomo è un essere credente, è inevitabile che l'uomo speri e creda e non è un atto irrazionale, è razionale non scientificamente, ma praticamente. È ragionevole quindi affermare, vivendo, che esiste Dio, che l'uomo è immortale e che siamo esseri liberi. È ragionevole vivere dunque come se questi postulati siano veri. Secondo Kant è più ragionevole vivere così, mentre è irragionevole il contrario. Questo per i motivi riguardanti le condizioni di realizzabilità della legge morale, che esiste e quindi si devono dare.
Un postulato è una proposizione teoretica non dimostrabile, ma è un presupposto necessario dal punto di vista pratico. Rappresenta la condizione della esistenza, pensabilità e realizzabilità della legge morale. Un postulato è un esigenza interna alla morale. Si parte dalla morale e si affermano le sue intrinseche e interne esigenze. O neghiamo che l'uomo sia un essere morale, ma questo comporterebbe l'amoralità del comportamento umano, o affermiamo le sue condizioni di esistenza e implicazioni. Il postulato è indimostrabile, ma è un presupposto necessario.
1. Immortalità dell'anima: si collega si al concetto di santità morale. La santità morale indica la conformità piena e completa della volontà alla legge morale. Un uomo che tende a ciò è un santo morale, che raggiunge la condizione di bene supremo. È una condizione necessaria per raggiungere il bene sommo. Ma la santità morale è raggiungibile in questa vita? No. In questo mondo l'uomo è dotato di caratteristiche materiali e sensibili che influenzano e contaminano la purezza della santità morale. Ciò implica anche che l'uomo sia un essere finito, muore, in condizione di finitezza temporale. Può l'uomo raggiungere una condizione di perfezione in un ambito finito? No. Allora la legge morale prescrive cose impossibile e assurde? No, ciò non è affermabile, se fosse così la legge morale sarebbe assurda e non esisterebbe. Ma siccome esiste allora deve esistere anche il piano di realtà in cui si vengono realizzate le sue conseguenze e le sue condizioni d'esistenza. Di conseguenza l'uomo ha a sua disposizione un tempo illimitato per raggiungere la perfezione morale assoluta.
2. Esistenza di Dio: la legge morale vuole che ciascuno di noi sia meritevole di un certo livello di un felicità a seconda del livello morale raggiunto. Ma ciò non accade. L'uomo da solo non lo può fare. Ed ecco l'esigenza razionale di affermare l'esistenza di un essere santo e onnipotente che possa consentire la realizzazione del sommo bene. Dio deve esistere per poter attuare il sommo bene. È un postulato necessario poiché senza Dio non sarebbe realizzabile la Santità. La felicità proporzionata alla virtuosità umana è necessaria ma non presente in questo mondo. Quindi è necessaria l'esistenza di un essere superiore, di un piano di realtà superiore, poiché l'uomo, essere finito, non è in grado di far corrispondere la felicità con la Virtù morale, di conseguenza Dio deve esistere per garantire questa corrispondenza giusta. Kant si rende razionalmente conto che se non esistesse Dio tutte le condizioni ingiuste della storia dell'umanità non potrebbero essere riscattate.
3. Esistenza della Libertà: "Devi, dunque puoi". È un evidenza morale invincibile il senso del dovere, è assurdo però dare il dovere senza dare anche il suo presupposto. Bisogna ammettere che alla base di questo dovere ci sia una capacità di scelta. Non avrebbe alcun senso dare il dovere a qualcuno necessitato a comportarsi in un certo modo, perché si comporterebbe necessariamente in quel modo. Di conseguenza l'uomo deve avere il potere di realizzare questo dovere, che è la libertà. Se così non fosse, sarebbe assurdo dare il senso del dovere morale, poiché ci si comporterebbe in ogni caso nel modo necessario. Non avrebbe senso dare il dovere, togliendo all'uomo il potere di attuarlo, la libertà. Questo postulato è diverso, in quando l'esistenza della libertà è affermata. Dio e l'anima sono razionalmente possibili ma essendo concetti metafisici non possono essere provati. La libertà, che non rimanda ad una versione trascendente, viene dimostrata in termini di un ragionamento deduttivo pratico, a partire dall'evidenza inesorabile e invincibile dell'esistenza del dovere, il quale dovere ha, nelle sue esigenze, la libertà, che è quindi verificata inequivocabilmente.
È interessante notare come Kant abbia inserito questi postulati all'interno di una ragiona di tipo pratico, più importante di quella scientifica, con il quale non è stato possibile dire niente. Egli afferma quindi che sono problemi risolvibili in maniera ragionevole, non con un metodo scientifico, ma con un metodo pratico, che è addirittura più importante. Secondo Kant bisogna però partire solamente dalla ragione, e non dalla religione, che viene però particolarizzata e suddivisa in parte scientifica, pratica ed estetica. La ragione pratica, la legge pratica, la coscienza, la legge morale arriva ad affermare necessariamente l'anima, dio e la libertà. Ciò porta ad una vita pratica vissuta più ragionevolmente come se Dio esistesse, piuttosto che una vita vissuta come se Dio non esistesse. Fede razionale, credenza fondata, speranza ragionevole. Poiché fondate sull'evidenza inesorabile dell'esistenza della legge morale. Tutte le prove dell'esistenza dell'Anima, di dio e della libertà sono fondate, argomentate e derivanti da condizioni di esistenza della legge morale, che è evidente.
Kant applica una rottura tra una ragione teorica e una ragione pratica, andando oltre a Pascal (Spirito di finezza e Spirito di geometria) che ancora salva l'unità della ragione . Tuttavia l'Illuminismo ha posto un limite alla razionalità umana, che non può ammettere la religione fideistica cristiana, che deve venire laicizzata per essere affermata. La religione, dal punto di vista ragionevole, risulta essere scarna e limitata. Il cristianesimo, secondo Guido, rende aspetti della vita e della misericordia di Dio che Kant non sa spiegare.
Critica del giudizio
Kant tenta di risolvere alcuni problemi rimasti aperti nelle due opere precedenti. Le due critiche sembrano a lui stesso segno evidente di un dualismo, che egli tenta di sanare. Dualismo tra fenomeno e noumeno, tra sensibilità e intellegibilità, tra meccanicismo e libertà, tra ragion pura e ragion pratica. In questa opera vuole conciliare le istanze irrisolte delle due precedenti opere. Nella critica della Ragion pura si rimane al livello fenomenico, sensibile e materiale, nella critica della ragion pratica si raggiunge il livello noumenico, intellettivo e spirituale. La realtà è determinato dalla causalità, è una realtà meccanica. Ma dal punto della ragion pratica Kant supera questa visione meccanicista, introducendo la Libertà, in contrapposizione con la Necessità introdotta precedentemente dalla ragion pura. La critica del giudizio si pone come opera per risolvere questa contraddizione e altri problemi della vita dell'uomo che non sono ancora stati presi in esame.
L'uomo e costituito dalla capacità di conoscere e dal desiderio (volontà); ma l'uomo ha anche la capacità di sentire: "Sentimento di piacere o sentimento di dispiacere". Kant fa una distinzione: Giudizio determinante e Giudizio riflettente. L'uomo non è capace solo di conoscenza e volontà, tramite giudizi determinante (determinante poiché conoscere significa determinare l'oggetto conosciuto). Una volta conosciuto l'oggetto, e quindi espresso il giudizio determinante, è possibile mettere in atto il giudizio riflettente. L'uomo è teso anche a mettere in rapporto l'oggetto conosciuto con il sentimento interiore, da cui nasce il giudizio riflettente. È un giudizio sentimentale, non logico a priori, è un giudizio in cui ci si interroga in termini sentimentali, non conoscitivi o pratici, sull'oggetto conosciuto.
Il sentimento costituisce una dimensione apriorica dell'essere umano. Esistono dimensioni aprioriche logiche, pratiche ma anche sentimentali. Secondo Kant la dimensione a priori del sentimento si chiama Principio di finalità. Il sentimento vuole finalità, armonia. L'uomo è fatto per conoscere la verità, per agire moralmente, per sentire e provare finalità e armonia. Il sentimento di piacere e di dispiacere ha come suo oggetto non tanto il vero e il morale, ma la finalità.
Com'è possibile coniugare ragion pura e pratica? Necessità e Libertà? È il principio di finalità che media tra le due cose. Vuol dire che dentro la natura causalistica e meccanicista affiora un essere spirituale, l'uomo, dotato di Libertà. È come se la Natura fosse fatta per far affiorare la libertà, attraverso l'uomo. Logicamente non è affermabile però sento come se la natura sia organizzata in modo tale da poter far affiorare un essere dotato di spiritualità e libertà, è come se fosse il fine della natura. La libertà dell'uomo è il fine della natura.
Esistono due tipi di giudizio riflettente:
1. Estetico: della bellezza, riguarda il sentimento per il bello (piacere per il bello: armonia e finalità soggettiva, cioè del soggetto, del bello).
Secondo Kant quando guardiamo l'oggetto con il giudizio estetico non accade in noi un passo conoscitivo. È il giudizio secondo cui si sente la bellezza dell'oggetto. La bellezza però non è ontologica. Questo sentimento a priori di piacere per il bello viene riflesso nell'oggetto che viene percepito come bello. Noi vediamo in esso quelle caratteristiche a priori di finalità che costituiscono il sentimento che noi proiettiamo sull'oggetto che noi vediamo come se fosse bello. È come se l'oggetto fosse fatto per suscitare in noi questo sentimento. Questo accordo, questa corrispondenza, questa armonia che avviene tra oggetto e soggetto è il riflesso del nostro principio di finalità, il sentimento che è in noi. Perché non possiamo affermare la bellezza dell'oggetto ontologica, possiamo solo dire che noi lo vediamo come se fosse bello, e questo bello è dato dal rapporto tra oggetto e soggetto.
Si parla di finalità soggettiva nel senso che il sentimento è parte integrante del soggetto. È una facoltà propria del soggetto, ma che ha una sua struttura apriori oggettiva. Così come le categorie formali e il senso del dovere sono identici per tutti gli uomini, tutti gli uomini non possono non provare il sentimento di bellezza estetico in modo identico. Il bello è una capacità soggettiva, cioè del soggetto, e apriori, cioè oggettiva, universale e necessaria. Rivoluzione kantiana estetica: così come il soggetto morale non dipende più dalla realtà ma dal soggetto stesso, la bellezza è una caratteristica a priori del soggetto applicata all'oggetto.
Ci sono 4 caratteristiche del sentimento di piacere per il bello:
A. Senza interesse: disinteressato. Non c'è un interesse, un calcolo. "Due cose riempiono l'animo di stupore: il cielo stellato sopra di me e il senso del dovere dentro di me". L'uomo può fare una vita tesa al bello e al buono a prescindere dalle capacità logiche e scientifiche. Il bene e il bello rientrano all'interno di una sfera della realtà caratterizzata dalla gratuita. La grandezza della vita sta nella gratuita, nel cielo stellato e nella coscienza morale.
B. Universale: è presente in tutti gli uomini in modo eguale.
C. Senza scopo: non c’è uno scopo pratico. Non vuol dire senza finalità, la finalità il bello in quanto tale e godere del bello in quanto tale, ma è senza scopo poiché non ha un controcarattere pratico e utilitario.
D. Necessario: è inevitabile, qualcosa di bello deve piacere. Esiste una capacità a priori che tutti hanno, che va educata, ma in base alla quale qualcosa di bello non può non piacere.
Quello che per Kant vale per la logica e per la pratica vale anche per il sentimento.
Il bello si riferisce ad una bellezza limitata, il suo darsi è un darsi finito e circoscritto e riguarda oggetti di tipo finito (Come una statua, un quadro). Le attività spirituale sono: Immaginazione sensibile ed intelletto, che producono l’armonia interiore all’interno dell’uomo dovuta al bello. Le due cose da sole non sono in grado di produrre l’armonia da sole. L’intelletto viene inteso non come scopritore di nuove conoscenze ma come indagatore dell’oggetto che va conosciuto: l’intelletto è la facoltà del finito e ne studia le caratteristiche. Solo in un secondo momento viene introdotta l’immaginazione sensibile, che adduce la dimensione sentimentale allo studio dell’oggetto.
Il Sublime viene espresso di fronte ad oggetti di forma illimitata ed infinita, di fronte all’indeterminato e allo smisurato. Esistono due forme di sublime: quantitativo matematico, legato ad oggetti quantitativamente grandi (galassie, sistema solare, montagne); dinamico o della potenza, legato ad oggetti che esprimono una maestosa potenza illimitata (un uragano, il mare in tempesta). Le due attività spirituali del sublime sono: immaginazione sensibile e la ragione. L’intelletto era la facoltà del finito che si applica ai sensi, mentre la ragione è la facoltà dell’infinito. Di conseguenza di fronte ad eventi infiniti e indeterminati è la ragione, non più l’intelletto, che si apre alla totalità dell’oggetto/evento. Essi insieme producono, di fronte al sublime, un senso di esaltazione ed armonia come per il bello, tuttavia solamente dopo essere passati attraverso un momento di disorientamento e spaesamento: passa attraverso un momento di sproporzione tra la vita umana, misera e finita, e l’oggetto sublime, grandioso e infinito. Dopo questo subentra un sentimento di esaltazione della propria energia vitale: l’uomo è piccolo nell’universo, potrebbe essere spazzato via in qualsiasi momento, tuttavia è l’unico luogo in tutto l’universo in cui viene raggiunto un livello di autocoscienza e coscienza sufficiente a rendersi conto di se e dell’universo stesso. L’universo, seppur grande ed infinito, non è in grado di rendersi conto di se, ma l’uomo, piccolo ed infinitesimo rispetto al tutto, è in grado di farlo e quindi è grande.
L’uomo è conoscenza, valutazione etica ed estetica. L’uomo completo è un uomo completo in tutte e tre i campi. Tuttavia a Kant manca il mistero dell’ontologia.
2. Teleologico: s’intende il giudizio finalistico, di una finalità oggettiva che riguarda la natura. Si riflette principalmente sull’oggetto. A livello di natura ricordiamo che vige il meccanicismo illuminista, tuttavia il sentimento induce l’uomo a percepire nella natura una finalità. Non è un giudizio conoscitivo scientifico, ma questo giudizio, che avverte all’interno della natura una componente finalistica, è un’inclinazione apriorica e necessaria che ritroviamo in noi ed è un giudizio sentimentale. L’uomo non può affermare un fine ontologico della natura, ma ne percepisce l’esistenza. L’uomo non può non attribuire alla natura questa finalità: non si può affermare che sia così ma si può affermare che sia come l’uomo creda che sia. L’uomo avverte all’interno dei fenomeni naturali un fine che unisce tutta la natura. Questo però in termini unicamente sentimentali e non conoscitivi.
Kant sottolinea come primato la ragione pratica rispetto alla ragione pura. E’ importante sapere cosa l’uomo può conoscere ma è ancora più importante sapere cosa l’uomo deve fare e cosa può sperare, questo è l’oggetto su cui la vita deve lavorare. L’uomo deve vivere in modo etico ed estetico, secondo una religiosità nei limiti della propria ragione.
Confronto con Pascal
La domanda del senso della vita è centrale e la scienza non può dare una risposta a questa domanda. Pascal riteneva che ci fosse una distinzione tra spirito di geometria e spirito di finezza, rispettivamente indicano la ragione scientifica e la ragionevolezza spirituale, morale e religiosa. Vi sono però delle differenze tra Pascal e Kant. Il pensiero metafisico in Pascal non viene eliminato ma solo considerato astratto, inadeguato al risolvimento dei problemi pratici e morali. Inoltre Pascal indirizza la risoluzione del senso della vita e lo spirito di finezza verso la religione cristiana, la vita si traduce in un cristianesimo ragionevole. Kant invece vieta quest’apertura alla religione: la ragione in ultimo è la misura della realtà, l’uomo dovrebbe tendere alla conoscenza, ma è allo stesso tempo segnato da un limite invalicabile; tuttavia Kant si rende conto che vivere solo di scienza non si può ed elabora tutta una serie di aperture della sua filosofia, che presentano però grossi limiti, come la negazione della religione.

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