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Immanuel Kant (Königsberg, 1724 – 1804)

Domande generali della filosofia kantiana:
- Che cosa posso sapere? = Filosofia teoretica
- Che cosa devo fare? = Morale / Etica
- Che cosa posso sperare? = Metafisica
- Chi è l’uomo? (questa domanda riassume le precedenti)

Ciò che interessa a Kant sono la conoscenza e la morale (sulla sua lapide farà scrivere: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me. Queste due cose non ho bisogno di cercarle e semplicemente di supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza”).

Nato nella Prussia orientale da una modesta famiglia (il padre era un sellaio, la madre, molto religiosa, ebbe una grande importanza per la filosofia morale, come la madre di Agostino), si interessò in primo luogo delle scienze.

Era un uomo molto cordiale e gentile, ma metodico e abitudinario.

Incominciò a scrivere precocemente e queste sono le sue opere:
- 1770 = Dissertazione (scrive quest’opera per ottenere la libera docenza, in particolare la cattedra di logica e metafisica). È una sorta di primo inizio di quelle che saranno le tematiche forti della sua filosofia.
- 1781 = Critica della ragion pura (si occupa di teoretica e metafisica): ambito della ragione + dominio dell’intelletto (facoltà di conoscere).
- 1788 = Critica della ragion pratica (si occupa di etica): ambito della volontà + dominio della ragione (facoltà di desiderare).
- 1790 = Critica del giudizio (è una delle prime profonde teorie dell’arte. Dalle idee di bello e sublime si può considerare preromantico): ambito del sentimento (facoltà del giudizio).

Critica vuol dire anche fondazione. La critica è quella filosofia che si chiede come sia possibile il conoscere, sotto quali condizioni ed entro quali limiti la conoscenza sia legittima.

Kant è il teorico dell'illuminismo: raccoglie il razionalismo di Cartesio e l’empirismo = criticismo come razionale sintesi di
- Empirismo (ruolo dell’esperienza)
- Razionalismo (ruolo della ragione)

Kant critica il principio di non contraddizione e il metodo sintetico della metafisica tedesca e sostiene che la filosofia debba adottare un metodo analitico, ossia scomporre un concetto dato nelle sue parti semplici in modo da chiarirlo con evidenza; in un secondo momento potrà ricomporre il concetto ricostruendolo con il metodo sintetico.

Kant vuole sottoporre la conoscenza al tribunale della ragione, che indaga sulla conoscenza e su se stessa, i propri ambiti, le proprie possibilità e i propri limiti (ossia i dati dell’esperienza).
“Hume mi ha svegliato dal sonno dogmatico” = ciò che vuole spiegare non è solo che cosa posso sapere, ma anche come funziona la ragione.

Periodo precritico: Kant ha molteplici interessi, perciò i primi passi sono quelli di un intellettuale interessato alla scienza (è un grande ammiratore di Newton).
In questo periodo scrive sul terremoto di Lisbona del 1755: cerca di spiegarlo in termini scientifici, inquadrandolo in maniera ottimistica = La natura è un tutto ordinato in cui possono accadere eventi catastrofici che, però, non alterano l’ordine della natura (ottimismo metafisico).

Periodo critico: Razionalismo + Empirismo = Criticismo che inaugura il punto di vista trascendentale (fonda la nostra conoscenza sulle prove a priori)
Trascendente: va oltre l’esperienza (se ne occuperà nella metafisica). Sono trascendenti le idee di mondo, di anima e di Dio.
Trascendentale: punto di vista della conoscenza in quanto basata sui concetti puri, sulle forme a priori. È ciò che è distinto dall’immanente, ma anche dal trascendente. Si fa un’analisi della realtà attraverso le forme pure a priori dell’intelletto e della sensibilità. È definibile trascendentale ogni forma di conoscenza in quanto fondata su elementi a priori (comporta non solo la presenza dell’oggetto, ma anche quella del soggetto).

- Dottrina del metodo
- Dottrina degli elementi:

> Estetica trascendentale -> sensibilità
> Logica trascendentale:
a. Analitica -> intelletto
b. Dialettica -> ragione


I - La “Dissertazione” è divisa in due parti:
1. Conoscenza sensibile
2. Conoscenza intellettuale

1. Conoscenza del mondo fenomenico, dei fenomeni così come appaiono (uti apparent). È l’oggetto di indagine degli empiristi: Kant riprende la loro divisione in conoscenza attiva e passiva e ritiene che risenta di un aspetto passivo della conoscenza sensibile, però già in questo c’è un qualcosa di attivo, infatti c’è distinzione tra
- Materia (contenuto di ogni conoscenza) = elemento materiale = passività
- Forma (sta per organizzazione) = elemento formale = attività

Come avviene l’attività formale per la materia? Avviene tramite i dati sensibili; però non li riceviamo solo passivamente. C’è già nell’intelletto una forma di organizzazione che dipende da due intuizioni pure ovvero indipendenti dall'esperienza (i dati come vengono da noi intuitivamente organizzati): spazio e tempo.
Lo spazio è il mio modo di vedere una cosa; è un modo assolutamente intuitivo; sono caselle in cui incaselliamo la conoscenza.

2. Intelletto noumeno: conoscenza delle cose così come sono (uti sunt). Possiamo arrivare alla conoscenza noumenica, cioè le cose così uti sunt = non possiamo conoscere il noumeno (dirà poi) perché non dipende dall’uomo. Nella “Dissertazione” Kant pensa ancora che il noumeno sia attingibile. A priori – puro – trascendentale. La ragione pura nel suo lavoro non è condizionata da altro. Le intuizioni pure sono spazio e tempo.

Le conoscenze empiriche di per sé sono universalmente valide? No! (i giudizi empirici a priori, sì).

Rivoluzione copernicana di Kant = Analisi dei giudizi
Come Copernico aveva spiegato i movimenti dei corpi celesti prendendo come riferimento i movimenti della Terra, così la filosofia trascendentale spiega i rapporti tra gli oggetti in base alla struttura della mente umana, in base al soggetto.

Che cosa posso sapere?
II - La “Critica della ragion pura” dà un punto di vista trascendentale.
Le domande fondamentali che Kant si pone sono:
- Come è possibile la matematica pura?
- Come è possibile la fisica pura?
- Come è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?
(È possibile la metafisica come scienza? NO!)

1769: “Ho visto una grande luce”. Attraverso Hume inizia a chiarificare la sua filosofia. Kant eredita il metodo dell’analisi dei meccanismi mentali come presupposto della conoscenza del mondo, ma non può accettare, da figlio del razionalismo tedesco, un’impostazione probabilistica.

La nostra conoscenza comincia con l’esperienza, ma non deriva tutta da essa, bensì dalla nostra struttura mentale.
Noi, quando parliamo, ci esprimiamo tramite proposizioni / giudizi (strumenti del conoscere):
- Analitici: se il predicato esprime qualcosa che c’è già nel soggetto e non aggiunge nulla di nuovo ad esso (es. Il triangolo ha tre angoli). Essi sono a priori perché la loro validità è universale.
- Sintetici: se il predicato aggiunge qualcosa al soggetto (es. Il cielo è azzurro). Essi sono, in genere, a posteriori perché il loro valore è particolare.

Giudizi sintetici a priori: fondano le basi della scienza. Aggiungono qualcosa di nuovo al soggetto con il predicato e portano un’ulteriore conoscenza, ma sono a priori perché universali (es. matematica e fisica). Solo il giudizio sintetico a priori è scientifico perché amplia la nostra conoscenza grazie all’esperienza e ha un valore universale e necessario.

La ragione viene analizzata in due modi: Come opera la facoltà della ragione? Cos’è la ragione in senso ampio?

Esistono 3 facoltà della conoscenza: sensibilità, intelletto, ragione.
- Sensibilità: opera sui dati dell’esperienza. Gli oggetti ci sono dati per mezzo dei sensi e vengono da noi intuiti nello spazio (forma a priori del senso esterno) e nel tempo (forma a priori del senso interno) = Estetica trascendentale (risponde alla domanda: come è possibile la matematica pura?).
- Intelletto: noi pensiamo e ragioniamo sugli oggetti tramite le categorie (concetti puri a priori, generali, della nostra mente), che in Aristotele, oltre al valore logico, avevano anche un valore ontologico. L’intelletto formalizza quei dati sensibili che altrimenti non avrebbero significato = Analitica trascendentale (risponde alla domanda: come è possibile la fisica pura?).
- Ragione (in senso ristretto): attraverso essa cerchiamo una spiegazione complessiva della realtà, andando oltre l’esperienza. È la porta di accesso alla metafisica, tramite 3 idee (forme a priori) metafisiche = mondo (cosmo), anima (immortale), Dio. La ragione è una facoltà che ci permette di andare oltre l’esperienza, verso la metafisica = Dialettica trascendentale (risponde alla domanda: come è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?).

Estetica trascendentale: tratta delle forme a priori della sensibilità.
La conoscenza è sintesi di materia (dati empirici a posteriori) e forma (intuizioni pure a priori di spazio e tempo) -> Innatismo formale.
Noi non siamo mai unicamente passivi rispetto alla conoscenza generale. Ogni forma di conoscenza è già filtrata dalla persona stessa. La mente è sempre attiva.

Innatismo formale: forma della conoscenza innata.
Conoscenza: costruzione dell’oggetto ad opera del soggetto, che ha il compito di costruire l’edificio della conoscenza.
Il tempo presiede alla conoscenza matematica, lo spazio alla costruzione geometrica.

Analitica trascendentale: la metafisica è un impulso naturale a cui noi aspiriamo. Tale aspirazione è insita in ogni uomo.

Categorie: concetti puri dell’intelletto (unifica i dati sensoriali sparsi). Esse danno unitarietà all’esperienza. Quando noi classifichiamo nell’intelletto i dati dell’esperienza, sparsi, agiamo attraverso le categorie, grandi caselle di pensiero entro le quali noi organizziamo la conoscenza (così organizziamo i nostri pensieri).

Kant supera lo scetticismo di Hume nei concetti di sostanza, causa ed effetto (Hume li riduce a processi psicologici). Come Hume, però, nega il valore ontologico di sostanza, causa, effetto, ma, poiché questi sono concetti puri, sono la forma della conoscenza, non sono negli oggetti, ma non dipendono dall’abitudine: sono vere e proprie categorie, concetti puri, forma / strutturazione della conoscenza.

L’io penso è la centrale unificatrice dei dati delle categorie, tramite le quali pensa e organizza i dati dell’esperienza. È l’unità originaria del pensiero (simile al cogito cartesiano, ma senza sostanzialità) che sta alla base di ogni operazione dell’intelletto. L’io penso comporta l’autocoscienza, ossia la consapevolezza del pensiero, unità formale del soggetto; è un’unità che partecipa dell’universale attività del pensiero.
Poiché ogni pensiero (unità analitica dell’appercezione) presuppone l’io penso e l’io penso pensa tramite le categorie, queste ultime sono legittime, come è legittimo il loro uso (quid iuris) nella conoscenza trascendentale -> com’è il mondo per noi.

Questione del noumeno:
- Il fenomeno è ciò che appare a noi della realtà, ciò che si presenta ai sensi attraverso l’intuizione o rappresentazione immediata nelle forme a priori della sensibilità (spazio e tempo) e la rappresentazione discorsiva secondo i concetti dell’intelletto (categorie) -> la conoscenza umana (sempre fenomenica) è possibile solo entro i limiti dell’esperienza.
- Il noumeno è l’essenza in sé, ossia fuori dalla nostra mente, delle cose (la cosa in sé) -> pur essendo pensabile, non è conoscibile perché è al di là dei limiti dell’esperienza umana.

La dialettica trascendentale ha il compito di smascherare i ragionamenti erronei.

La dialettica è il termine critica in senso tradizionale: si occupa delle idee di anima, mondo e Dio. Si critica la pretesa della metafisica di valere come scienza.
È una critica delle tre idee della metafisica, che rispondono al bisogno di totalità.
Si vuole andare oltre i limiti dell’intelletto.

- Anima: dati del senso interno. Kant fa la critica dei paralogismi, ossia dei falsi ragionamenti. Uno di questi è quello che attribuisce sostanzialità all’io penso, che è incorporeo. L’io penso non è sostanza, ma funzione.
- Mondo: dati del senso esterno. Kant fa la critica dei paralogismi, che abbiamo detto essere dei falsi ragionamenti che usano in modo errato le leggi della logica. Il mondo è sempre stato analizzato da punti di vista a volte antitetici (4 antinomie, ossia coppie di proposizioni tra loro opposte: infinità, divisibilità, causalità e necessità). Non ci sono argomenti conclusivi a favore né degli uni né degli altri. L’idea di mondo è impropria, perché non abbiamo conoscenza della sua totalità, ma solo di una sua parte. Non possiamo farne un’idea con caratteristiche scientifiche. L’idea di mondo non può diventare un concetto.
- Dio: garante di tutte le totalità. Kant fa la critica delle prove tradizionali.
> La prova ontologica a priori non ha valore: Il concetto di 100 talleri non è nulla di più che un concetto, non può avere anche sostanzialità, l’idea di averli non può necessariamente far derivare una realtà.
> La prova cosmologica a posteriori: non possiamo dimostrare nella realtà che questo essere necessario esista. Partire dalle cose per arrivare a Dio è un principio di causa-effetto, quindi una categoria, perciò è inappropriato usarlo in questo caso, perché bisogna partire dai dati sensibili, e Dio non lo è.
> La prova fisico-teologica: ci sono imperfezioni nella natura e siamo sempre nell’ambito delle idee anche se facciamo il salto da finito a infinito. Affermando che il creatore è un essere perfettissimo, saltiamo illegittimamente dall’ordine contingente della natura all’ordine assoluto di Dio, dal finito all’infinito. Kant si professa agnostico: Dio non è materia di dimostrazione, ma solo oggetto di fede.

Noi, perciò, ci dobbiamo astenere dal giudizio.
La libertà è uno dei postulati della ragione. Essa non è conoscibile sul piano teoretico, dato che non vi può corrispondere nessuna esperienza. L’agire dell’uomo, la sua moralità, sono possibili solo postulando la libertà. L’uomo può agire perché ha libertà. Noi viviamo da brave persone perché siamo liberi. L’uomo è strutturalmente libero. La libertà è un’idea pura che si riferisce all’uomo non come fenomeno, ma come parte della natura, come noumeno, cioè come essere fornito di volontà.

Le tre idee metafisiche non possono avere un uso costitutivo, non valgono nel campo della scienza. Però esse possono avere un uso regolativo: il nostro credere nel mondo, per esempio, ci aiuta a capire meglio le cose del mondo stesso. Non possiamo avere esperienza di esso. L’idea di mondo è un focus imaginarius, non è oggetto di conoscenza, ma di funzione regolativa. Indaghiamo la nostra natura avendo l’idea di mondo, che, pur non essendo una conoscenza, ci spinge a progredire sempre di più.

Le idee corrispondono agli oggetti -> universalità concepita dal nostro intelletto (correlativo oggettivo). Le idee rappresentano le aspirazioni dell’uomo che possono portarlo verso la conoscenza. Esse sono regolative per la conoscenza, spingono l’intelletto alla sua massima estensione e alla sua massima unità sistematica. Soprattutto l’idea di mondo può essere uno stimolo, una regola per la conoscenza, ma non dobbiamo avere la presunzione che queste idee esistano nell’ambito della conoscenza.
Idee (Anima, Mondo, Dio) della dialettica: No uso costitutivo, sì uso regolativo.

Kant si può dunque definire illuminista per la sua fiducia nella possibilità dell’uomo di migliorare sempre di più.
Vuole evitare di “buttare il bambino con l’acqua sporca”: bisogna lasciare le pretese e mantenere la naturalità. Vogliamo cogliere gli elementi che possiamo legittimamente cogliere (in ambito teoretico).

Che cosa devo fare? Etica (rigorosissima etica del dovere)
III - La “Critica della ragion pratica”
La ragione è l’unica guida dell’uomo in campo etico come in quello teoretico.
In campo etico l’uomo esercita il libero arbitrio (precluso nella teoretica).

Libertà (libero arbitrio cristiano) -> Postulato fondamentale dell’etica

Libertà + volontà di far del bene = va e deve andare oltre i limiti dell’esperienza (altrimenti seguirei una morale materialista-utilitarista per la ricerca dell’utile). Kant vuole un’etica del dovere per un uomo noumenico, non fenomenico. L’uomo è libero perché è dotato di volontà libera.

Analitica
Etica:
- Massime (principi soggettivi)
- Leggi pratiche / Imperativi (principi oggettivi):
> Ipotetici (fini specifici)
> Categorici (comandi etici)

L’imperativo categorico è riassunto dalla formula generale: “agisci secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che diventi una legge universale”. Esso prescrive il come si deve fare qualcosa (comando formale).

Imperativo categorico formale: legge etica. È un comando oggettivo, universale, incondizionato, esiste in noi, è a priori, regola i rapporti tra le persone, la forma dell'azione morale (non mi dà un contenuto specifico, ma le regole generali, , la cornice normativa del mio comportamento).
È la cornice normativa del comportamento di un essere razionale noumenico con il suo postulato di libertà. Però non siamo angeli, ma esseri umani. L’uomo è così autonomo di fronte alla legge morale.
È più importante l’interiorità: è meglio un fine buono che un’azione buona.

Formule dell’imperativo categorico (formale):
- Fai in modo che la massima della tua azione possa valere universalmente (“agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a legge universale della natura”).
- L’uomo è il fine (“agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona, sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”).
- Autonomia della legge morale: universalità, umanità, autonomia (“agisci in modo che la volontà, in base alla massima, possa considerare se stessa come universalmente legislatrice”).

La legalitù è imposta dall’esterno (senza autonomia).
Che cosa fa che un’azione sia moralmente buona? L’intenzionalità.
La moralità consiste nello sforzo di assoggettare la sensibilità alla ragione.

Dialettica: indaga il rapporto tra virtù e felicità.

Criterio del sommo bene:
Il sommo bene è ciò che noi riteniamo ci debba portare alla felicità, raggiungibile grazie alla virtù (ma nella vita reale raramente accade così). Il sommo bene risulta dalla convergenza di virtù e felicità. Noi vi aspiriamo, ma come si può realizzare? Nel nostro mondo non è possibile.
È legittimo postulare che la nostra anima sia immortale: dentro di noi vi è l’aspirazione al sommo bene, alla coincidenza di virtù e felicità, ma ciò può avvenire solo in una vita altra, perché la virtù, in terra, è corrotta dal mondo fenomenico, perciò si può pensare all’esistenza di un’anima immortale (tramite la quale possiamo giungere alla perfezione morale in una vita oltre la morte) e di Dio (causa necessaria di tutta la natura, che contiene il principio dell’armonia tra virtù e felicità), che diventano garanzie del sommo bene: sono necessità soggettive dell’azione.

Della libertà, dell’immortalità dell’anima e di dio non si può fare scienza, ma queste idee sono reali per l’azione morale dell’uomo ed è legittimo il loro uso in questo senso.
La morale è propria dell’intenzione: se ho un’intenzione buona, allora la morale è buona.

Riepilogando: l’uomo ha in sé il criterio del sommo bene. Esso ci deve portare alla felicità, perché virtù e felicità vanno raggiunte insieme nell’immaginario umano, ma nel nostro mondo non è possibile raggiungerla -> poiché nella vita cerchiamo di raggiungere l’unione di virtù e felicità, posso sperare che l’anima sia immortale perché vi è in essa questo concetto.

IV - La “Critica del giudizio” (termine medio tra intelletto e ragione).
L’ambito è quello dei sentimenti di piacere e dispiacere (a metà tra la facoltà di conoscere e la facoltà di desiderare) applicati alla natura e all’arte.

Si parla di:
- Giudizi determinanti: determinano gli oggetti mediante le categorie dell’intelletto e hanno valore conoscitivo.
- Giudizi riflettenti: riflettono sulla natura per trovare un principio generale in base al quale organizzare i fenomeni empirici. Non hanno un valore conoscitivo, ma rispondono all’esigenza, insopprimibile nell’uomo, di ipotizzare risposte sulla natura dei fenomeni estetici e organici. A carattere sentimentale, si esercitano su ciò che ci provoca il sentimento estetico.
Nel giudizio estetico bisogna prendere in considerazione un oggetto, che a noi appare in un certo modo.

Giudizi riflettenti:
- Estetici (fenomeni estetici): finalità riferita a un soggetto.
- Teleologici (fenomeni organici): finalità riferita a un oggetto della natura.

Kant va sempre cercando dei principi universalizzabili:
Piacere (soggettivo) ≠ Bello (oggettivo)
La bellezza vera non può suscitare un sentimento comune in tutti gli uomini.
Si parla di soggettività universale del sentimento.
Il bello appartiene al sentimento (Kant apre così la strada al romanticismo, perché nobilita l’estetica).

Si parla anche di rivoluzione copernicana estetica: siamo nell’ambito del sentimento; bello e sublime sono dentro di noi, il fulcro è nel soggetto.
Stiamo parlando di critica del giudizio riflettente, nella sfera del sentimento.
Il piacevole è qualcosa di soggettivo, cioè che piace ai sensi.
Completa autonomia del bello <- Bello -> è un’universale contemplazione della forma di un oggetto

Il Bello nella sfera morale è ≠ dal Buono, in quella teoretica è ≠ dal Bello, è ≠ dall’Utile ed è ≠ dal Gradevole.

Esistono 4 parametri per definire il Bello (sono considerazioni formali, che indicano i presupposti teorici della bellezza, basati sulla struttura comune della mente umana):
a. è oggetto di un piacere universale senza concetto: esige il consenso, essendo fornito di un’universalità oggettiva
b. è oggetto di un piacere senza interesse (disinteressato e libero): la visione della bellezza è di per sé appagante
c. è oggetto di un piacere senza uno scopo al di fuori dell’armonia: un bell’oggetto è un tutto, anche se non è visibile lo scopo dell’unione delle parti
d. è oggetto di un piacere necessario: non può non provocare un sentimento piacevole

La Bellezza può essere:
- Libera: nasce in noi senza altri condizionamenti di altro tipo come la cultura.
- Aderente: è più condizionata dalla conoscenza (qualcosa ci piace se la conosciamo).
Esempi di bellezza libera sono gli elementi naturali.

Rapporto tra bello e sublime:
- Il bello si riferisce a una forma delimitata, a elementi qualitativi e suscita un’intensificazione del sentimento vitale -> piacere.
- Sublime si riferisce a una forma illimitata e informe, a elementi quantitativi e dinamici e suscita un momentaneo impedimento del sentimento vitale, seguito da una sua più potente effusione -> piacere negativo.

- Sono giudizi riflettenti che appartengono alla sfera del sentimento, che emozionano.
- Sono entrambi universali.
- Mentre il bello provoca una contemplazione ammirata e positiva in relazione all’armonia, il sublime è legato alle smisurate grandezze e alla smisurata potenza delle cose naturali.
- La bellezza è unicamente rasserenante, mentre la sublimità è oppressione e, allo stesso tempo, godimento.

Attraverso il sublime si può recuperare la percezione della propria grandezza, quella dell’uomo. Il timore che prova l’uomo di fronte a qualcosa di infinitamente più grande di lui si trasforma in bellezza e la grandezza dell’oggetto sublime può rendere consapevole l’uomo di una certa sua grandezza.

Il sublime (ciò che provoca forti emozioni in relazione alla natura) può essere:
- Matematico: sentimento che si prova davanti alla smisurata grandezza della natura. L’uomo, nella sua finitezza, prova un momentaneo sentimento di disagio; poi, la ragione consente di afferrare l’idea dell’infinito che questi oggetti ci suscitano e così l’animo si sente in grado di superare i limiti del finito e prova un piacere nuovo.
- Dinamico: sentimento che si prova davanti alla potenza della natura. L’uomo dapprima si sente inerme, poi queste cose elevano le forze dell’anima al di sopra della mediocrità ordinaria e ci fanno scoprire in noi stessi una facoltà di resistere interamente diversa, la quale ci dà il coraggio di misurarci con l’apparente onnipotenza della natura, così le parti più elevate dell’animo si sentono stimolate ad andare oltre le normali limitazioni.
-> il vero sublime è nell’animo del soggetto.
La sublimità dell’uomo è una sublimità morale.

Geniale è, per Kant, colui che riesce a dare, attraverso il suo impulso naturale, forma all’arte, ossia trasforma in arte i suoi impulsi naturali (la propria genialità artistica).
Il Genio è, quindi, una disposizione naturale innata dell’animo per mezzo della quale la natura dà forma all’arte.

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