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Che cosa devo fare?” L’autonomia politica

Kant afferma in una celebre frase: “due cose riempiono l’animo di ammirazione: il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me. Egli descrive l’uomo come appartenente a due mondi: da un lato al mondo visibile, all’universo illimitato e dall’altro all’io invisibile, all’interiorità della conoscenza. Compiuta la distruzione della metafisica tradizionale nella Critica della ragion pura, Kant spiega che quest’opera di distruzione ha liberato il campo per un nuovo modo di intendere la metafisica legato alla ragione. La nuova metafisica si basa su interessa profondi dell’uomo che rimandano alla domanda: “che cosa devo fare?”. Nel rispondere a questa domanda, Kant compie una “rivoluzione”: egli considera l’uomo come legislatore, in questo caso non della natura ma della moralità. Il compito della Critica della raion pratica è allora quello di delineare le regole secondo cui l’uomo deve agire, regole di cui egli stesso è l’autore. La ragione quindi mostra la sua natura pratica cioè morale. Su di essa quindi si fonda l’autonomia morale, ossia la capacità di dare a se stessi le norme del proprio agire. In tal senso l’uomo obbedisce alla legge morale di cui lui è l’autore.

Il fondamento della libertà: Va a questo punto sottolineato come le leggi morali siano ben diverse da quelle della natura, le prime sono leggi della libertà. In altri termini, la ragion pratica che si manifesta come volontà, è in grado di decidere se rispettare le regole o meno. Proprio questa possibilità di scegliere liberamente permette di imputare agli individui la responsabilità delle scelte che compiono. L’elemento principale su cui si regge il tutto è quindi la libertà espressa come fondamento della responsabilità.

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