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L’io penso: Elaborata la tavola delle categorie, Kant si pone un problema di fondo, quello della giustificazione della loro validità o, della “deduzione trascendentale” delle categorie. Il termine “deduzione” indica l’operazione con cui si stabilisce la sussistenza di un “diritto” e quindi la legittimità di pretesa. Kant si chiede infatti “con quale diritto” si può sostenere che le categorie o forme pure dell’intelletto determinano i contenuti oggettivi della conoscenza. Se è abbastanza semplice dimostrare che qualsiasi oggetto dell’esperienza può darsi solo mediante lo spazio e il tempo, meno facile è dimostrare che gli oggetti dell’intuizione devono necessariamente fare riferimento alle categorie. Argomento fondamentale della deduzione è che ogni cosa, per essere conosciuta dal soggetto deve conformarsi ai suoi modi di conoscere le cose, alle sue forme e strutture. L’unificazione o sintesi compiuta dall’intelletto è il prodotto di una funzione unificante suprema, mediante la quale tutte le rappresentazioni sono ricondotte all’unità: “l’io penso”. L’attività conoscitiva è attività sintetica, l’attività che l’intelletto svolge rielaborando i dati sensibili attraverso l’uso delle diverse categorie , sono concepibili solo se si fa riferimento all’io penso, da intendersi si a come principio di unificazione sia come unità del soggetto conoscente. Con le categorie e, soprattutto con l’io penso si completa, nei suoi punti fondamentali, la risposta alla domanda: “come sono possibili i giudizi sintetici a priori?” A rendere possibili questi giudizi è la struttura trascendentale della conoscenza, l’insieme delle funzioni a priori della sensibilità e dell’intelletto, ed è l’io penso in quanto principio di ogni unificazione.

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