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L’IMMORTALITà DELL’ANIMA E L’ESISTENZA DI DIO

Gli altri due postulati invece, che vengono spiegati da Kant in modo artificioso e complesso, non sono strettamente collegati con la legge morale, ma vengono spiegati introducendo un ulteriore concetto, quello del sommo bene, che sarebbe ciò che l’uomo consegue seguendo la legge morale. L’uomo che obbedisce e segue la legge morale secondo Kant realizza il sommo bene, ma non deve mirare ad ottenerlo attraverso l’intenzione, ossia l’uomo non deve seguire la legge morale solo con lo scopo di ottenere il sommo bene ma esso è comunque il fine della legge morale, una sorta di premi ma che non può diventare la motivazione del seguire la legge morale.
Il sommo bene stesso ha due aspetti, due elementi portanti, ossia la perfezione morale o santità e la corrispondenza tra virtù e felicità. La santità intesa da Kant non deve essere interpretata dal punto di vista cristiano ma dal punto di vista laico, in quanto consiste nel fatto che, seguendo la legge morale, non dovrei mai sbagliare ed infatti Kant afferma che con il sommo bene dovrei raggiungere questa santità. Il secondo aspetto invece è la corrispondenza tra virtù e felicità, ossia il fatto che tanto più mi comporto bene tanto più dovrei essere felice: nella realtà però, come arriva a comprendere lo stesso Kant, la maggior parte delle volte accade che chi non si comporta secondo virtù alla fine è più felice rispetto a chi, ad esempio, ha seguito le regole.

L’immortalità dell’anima è il postulato che mi fa giungere alla realizzazione della santità: infatti, l’uomo durante la sua vita cerca sempre di raggiungere comportamento in base al quale non sbaglia mai, ma poiché la vita è piena di distrazioni, insidie, tranelli, nessuno arriverà mai a non sbagliare compiendo un’azione. In questo caso le soluzioni appaiono due: o non si può raggiungere la santità, e quindi è impossibile raggiungere il sommo bene e di conseguenza non ci dovrebbe essere la legge morale ( ma ciò non è possibile appunto perché la legge morale esiste ) oppure la santità può essere raggiunta in un’altra vita in cui l’uomo, privo di distrazioni, arriverà alla fine ad una condizione in cui la ragione potrà finalmente condizionare la volontà in modo tale da non sbagliare mai.
L’esistenza di Dio invece diventa la condizione per la realizzazione della coincidenza tra virtù e felicità, in quanto se la felicità deve essere direttamente proporzionale alla virtù ma ciò non accade nella realtà, vi deve essere per forza qualcuno che osserva chi si comporta secondo virtù e chi no e che provvede a bilanciare la felicità tra chi ne ha ricevuta tanta e chi poca.

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