Ali Q di Ali Q
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Kant, Immanuel - Idealismo formale

Per Kant la conoscenza è l’ordinazione della realtà ed il reale è solo pensabile.
Le leggi della natura sono quindi definite dall’uomo. L’Io Penso è infatti autocoscienza formale, non ontologica.
Il molteplice (cioè il dato sensibile catalogato secondo spazio e tempo) viene sintetizzato dall’Io Penso. I giudizi riportano tale molteplice all’Io Penso, e solo allora si è coscienti di percepire (appercezione).
Tutto ciò che fa parte della nostra esperienza, per essere tale, deve necessariamente sottostare alle leggi dell’Io Penso.
L’Io Penso rende anche possibile l’oggettività, poiché le categorie – tramite cui esso opera - stabiliscono leggi universali e necessarie. Altrimenti saremmo sempre nell’ambito della soggettività e del particolare.

Ma esso non è creatore: si limita solo a mettere in ordine la realtà.

Nell’idealismo le leggi dell’Io Penso hanno a che fare col reale.
Per Kant, invece, esse si riferiscono solo al mondo formale (alla conoscenza). Per questo Kant non può essere definito un vero idealista.

Famosi idealisti nella storia della metafisica sono stati:
1) Platone, con la sua filosofia trascendente. Secondo Platone l’intellegibile crea la realtà. Un realtà assoluta ed indipendente;
2) Cartesio, che si pone il problema della conoscenza. Ne conclude che noi siamo una realtà metafisica (ragione) e che questa è l’unica certezza possibile. Cartesio lascia però irrisolto il problema sull’oggettività, e deve ricorrere a Dio per spiegare il mondo, togliendo importanza all’Io penso.
3) Spinoza, secondo cui la natura, intesa come insieme di fenomeni, ha una struttura razionale. La natura viene spiegata con la natura (immanentismo), ovvero la natura è il principio del divenire ed è essa stessa divenuta. Spinoza chiama Dio questa natura, ma in realtà è più che altro la legge intelligente della natura. Il suo può essere definito un idealismo oggettivo, in cui convivono panteismo e panenteismo.
4) Berkeley, la cui filosofia empirica sfocia poi nell’idealismo. Berkeley, infatti, ritiene – da empirista - che la conoscenza si basi sull’esperienza e sulle percezioni. Tuttavia ciò che l’uomo pensa non deve interessare, ma solo il suo percepire, che gli è dato da Dio.

Per tutte queste ragioni, se mai Kant possa essere definito idealista, è tuttavia un idealista formale.
Con l’idealismo vero e proprio si passa infatti dal valore gnoseologico dell’Io Penso – cioè l’io ordinatore - a quello ontologico – cioè l’io che crea l’uomo e il mondo.
Kant è comunque da questo punto di vista considerato un Mosé, poiché ha prospettato che la mente potesse andare oltre il fenomeno e si è chiesto quali fossero le basi della conoscenza.

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