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CRITICA DELLA RAGION PRATICA: ARGOMENTO E UNIVERSALITA'
La seconda critica scritta da Kant ha come argomento principale la morale, un tema strettamente connesso con la prima critica scritta dal filosofo, dove aveva parlato della ragione e si era chiesto se essa poteva fondare una conoscenza valida, arrivando alla fine dell’opera ad affermare che la facoltà della ragione non poteva essere il fondamento di una conoscenza valida. Adesso Kant cambia radicalmente l’ambito mentre lo strumento rimane lo stesso, ossia la ragione e se ne serve nuovamente ma non più da un punto di vista conoscitivo bensì per quel che concerne il comportamento umano: infatti egli vuole arrivare a sapere se la ragione può fondare una legge morale, ossia un insieme di regole e comportamenti.
Prima di tutto però Kant, come aveva già fatto nella prima critica dove aveva elencato le caratteristiche che doveva avere per lui un giudizio per essere definito scientifico, determina le caratteristiche che deve possedere la legge morale. La prima caratteristica è l’universalità, quella che discende in modo più netto dalla concezione illuministica di cui Kant faceva parte, ma con tale termine egli non intendeva che tutti gli uomini devono rispettare la legge morale, in quanto ci potrebbe sempre essere qualcuno che sovviene alla legge morale in base alla propria libertà che interviene nel campo dell’obbedienza. L’universalità invece secondo Kant deve essere misurata sul fatto che il comando della legge morale debba poter valere per tutti, ossia deve poter essere applicata, estesa a tutti.

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