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Kant cerca di rispondere alle domande sul poter conoscere e sapere e sul dover fare affermando che in ognuno di noi esiste una legge morale e che è proprio questa che ci indica cosa dobbiamo fare. Per Kant esistono due imperativi ovvero quello ipotetico che è legato alla situazione e si adatta ad essa; e quello categorico che ci viene dettato dalla ragione a prescindere dalla situazione. La ragion pratica ha come fondamenti la libertà che è strettamente legata alla morale, l’esistenza di Dio dalla quale ci è data la morale e l’immortalità dell’anima che ci darà la felicità in una vita ultraterrena. Per Kant l’essere umano è un legno storto a causa del male radicato in esso al quale però l’animo umano vuole cercare di andare avanti cercando di capire se la natura ha un fine o se è una cosa puramente meccanica. Ed è proprio questa distinzione che viene definita Giudizio Teologico anche se l’uomo è e si sente legato agli altri uomini anche se sente un impulso innato di distacco per la ricerca della felicità.Nell’ estetica trascendentale viene esplorata la sfera della conoscenza sensibile che rende possibile tale conoscenza. Kant cerca in tutti i modi di spiegare la differenza tra trascendente, empirico e trascendentale e lo fa affermando che per trascendente s’intende tutto ciò che è intrinseco nell’essere umano, mentre per empirico s’intende tutto ciò che si riferisce all’esperienza sensibile e per trascendentale s’intende tutto ciò che serve a priori per produrre la conoscenza applicata all’esperienza sensibile. Possiamo definire Kant un idealista poiché pone l’intelletto umano dinanzi all’esperienza sensibile.

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