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L'Analitica trascendentale

L’analitica trascendentale spiega come l’intelletto segue la categoria appropriata fra le 12 attraverso lo schematismo trascendentale, cioè sceglie quella più appropriata per mettere insieme i dati raccolti.
All’inizio di questa opera, Kant divide:
1) I giudizi percettivi: sono quelli soggettivi, che dipendono dal soggetto (variano a seconda del soggetto);
2) I giudizi di esperienza: derivano da un’esperienza anche di natura scientifica che più soggetti portano alla stessa conclusione.
Si possono inserire nei giudizi sintetici (cumulativi di sapere) a priori, universali, necessari e oggettivi su cui tutti concordano. Questi giudizi vengono formulati attraverso l’applicazione delle categorie a dati sensibili attraverso lo schematismo trascendentale. Le categorie non si possono applicare alla realtà noumenica, ma solo a quella fenomenica.

L’Io penso è una conoscenza sintetica appercezione pura, l’essere pensante ha una consapevolezza, è come se avesse la consapevolezza di essere pensante; è un raccoglitore di memoria, sintetizza la nostra esperienza (è colui che raccoglie e organizza tutto quello che conosco e non c’entra con l’anima). Nel nostro intelletto, al vertice delle categorie, c’è l’Io penso.
Un’altra conclusione: il noumeno è inconoscibile, infatti se per conoscere dobbiamo usare le categorie e le forme a priori che sono principi di individuazione, sono proprio questi principi a costituire il limite di arrivare oltre il fenomeno.

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