Ominide 50 punti

John Locke: Saggio sull'intelletto umano

Non è un filosofo di professione e solo casualmente entra in contatto con la filosofia e si trova ad approfondire una teoria gnoseologica. Infatti, la sua attività principale fu la politica in cui la sua autorità si distinse come rappresentante del nuovo regime liberale. Dal punto di vista filosofico, Locke è considerato il fondatore “dell’empirismo” inglese (dal greco empirìa = esperienza) per la tendenza in ambito gnoseologico ad affermare che tutti i dati della conoscenza derivano dall’esperienza; opposta al razionalismo in cui l’uomo possiede le idee innate. Locke, infatti, è anti-innatista e valuta la ragione in relazione all’esperienza che diviene una facoltà mentale che ne coglie i dati. Perciò una concezione di ragione che si gestisce entro l’ambito ristretto e limitato dell’esperienza umana nel mondo finito. La sua opera principale è il Saggio dell’Intelletto umano redatto nel 1690.

Saggio sull'intelletto umano
Sembra si trovasse in un salotto aristocratico e durante una discussione, si accorse che ogni interlocutore al suo interno assumeva una posizione diversa e valutava differentemente. Da ciò si interessò alla questione circa l’origine del contenuto dell’intelletto e il funzionamento del processo conoscitivo dello stesso oltre che all’innatismo. Parte da una premessa piuttosto logica secondo cui, se tutti gli individui nascessero con determinati contenuti mentali di conseguenza non ci dovrebbero essere contraddizioni e opinioni diverse le une dalle altre. Dalla necessità di risolvere questo interrogativo, elaborò il Saggio che, sin da subito si rivelò un grande successo. Si può definire un’indagine critica della filosofia moderna, la prima intenzionata a stabilire le effettive potenzialità dell’uomo. Si tratta di una ricerca nuova, indipendente dagli esiti passati, antidogmatica. Nel primo libro del saggio, esprime la critica verso le idee innate: sostiene non dovrebbero esserci quando non sono pensate. Se le idee innate fossero veramente tali, dovrebbero esistere in tutti gli uomini anche nei bambini, gli idioti e i selvaggi ma, in realtà non è affatto così. Si potrebbe credere che i bambini le posseggano ma, le manifestino in età adulta. Tuttavia, raggiunta la maggiore età, sono maturate tutte le idee anche quelle acquisite; per cui non è possibile sostenere con certezza che le idee innate esistano già nella mente. Infine anche per le altre due categorie identici sono gli esiti dell’indagine. Infatti, le affermazioni degli imbecilli sono trascurabili poiché privi di fondamento logico e le popolazioni indigene non hanno principi etici e morali o addirittura ne hanno di diversi, avendo regolazioni comportamentali differenti. Negata la possibilità dell’innatismo, spiega la genesi delle idee secondo cui, la conoscenza si fonda e deriva dall’esperienza; la parola” idea” in Locke non è altro che un rafforzamento cartesiano di contenuto mentale. L’esperienza si basa su due processi dell’intelletto:

SENSAZIONI: processo attraverso cui l’intelletto entra in contatto con oggetti, ricavandone percezioni (rapp.mentali);
RIFLESSIONI: autoconsapevolezza di sé e dei processi conoscitivi (consapevolezza di credere, percepire, affermare ecc…);
L’intelletto di conseguenza va considerato come “vuoto”, privo di qualsiasi contenuto che, durante la vita è progressivamente “riempito” sollecitato dall’azione che gli oggetti esercitano sugli organi di senso. Le idee sono quindi nell’intelletto, ma al di fuori c’è qualcosa che è in grado di produrle. Tale potere delle cose è la qualità. Locke, ripropone la distinzione tra le qualità primarie e secondarie degli oggetti, intendendo distinguere le caratteristiche proprie dell’oggetto in qualitative (in funzione del soggetto, cioè legate ai sensi) e quantitative→(larghezza, peso, altezza) reminiscenza di Cartesio, Democrito e Galilei.

Registrati via email