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Intervista a René Descartes

Luogo: un "salotto televisivo"

Signor Descartes, la sua recente pubblicazione ("Le passioni dell'anima" N.d.R.) ha consolidato ulteriormente il suo rapporto con i lettori ma ancora una volta ha surriscaldato gli animi della critica dei nostri giorni.
Oggi lei ha gentilmente accettato l'invito a partecipare al nostro talk show: la prego di essere più obiettivo possibile nella risposta alle domande che le porrò, domande che mi sono state inviate dai nostri più fedeli ascoltatori.

Quindi, è pronto?
Sì, certamente!

Quando è nata la sua filosofia?
Era il 10 novembre 1619, era stata una giornata molto stressante e non riuscivo a dormire serenamente, mi svegliai di soprassalto e pronunciai nel buio della mia camera da letto 3 parole: "Cogito ergo sum", queste parole mi hanno cambiato l'esistenza.

Bene! L'essenza della questione: cosa significa per lei "cogito ergo sum"?
Io fondo la mia filosofia sulla ragione, tutti gli uomini sono dotati della ragione...

...la "bona mens"?...
...sì, è proprio la "bona mens" che permette all'uomo di "pensare" e, quindi, di essere tale, di distinguersi dalle bestie. La ragione è uno strumento che mi permette di indagare la realtà per conoscerne l'essenza.

Tutti gli uomini ragionano?
Questo è un quesito che mi viene posto frequentemente.
L'individuo ragiona solo dal momento in cui dubita di qualcosa, il dubbio è molto importante: permette all'individuo di essere certo del suo "ragionare" ma allo stesso tempo lo libera dal vecchio sapere, dal vecchio impianto filosofico. Quindi solo l'individuo può avere la certezza di ragionare, io sono certo esclusivamente del mio ragionamento.

Perché qualcuno ha definito lei uno "scettico"?
C'è chi vede il solo fatto che io dubiti come un'esplicita manifestazione di scetticismo, io ritengo che il dubbio aiuti l'uomo a radere al suolo tutte le vecchie conoscenze, l'uomo deve fare tabula rasa di tutto il vecchio sapere, deve sostituirlo a nuovo sapere strutturato, scientifico.
Tuttavia, ritengo che lo scettico compia, in linea di principio, un buon lavoro anche se con qualche imperfezione.

Di cosa parla? Ci dica di più.
Il dubbio scettico è un dubbio "totale", questi, infatti, dubita perfino della propria esistenza nonché dell'esistenza di Dio stesso. Io, invece, come ho già detto, dubito di tutto il vecchio sapere, dubito perfino di quelle che certezze che mi possono sembrare tali perché dettate da un "genio maligno".

Quindi, dal dubbio la certezza?
Sì, perfettamente, solo il dubbio con il ragionamento mi può portare alla certezza.

In seguito ai fatti che hanno sconvolto l'Europa in questi giorni si è molto parlato di morale, di etica di comportamento. Spesso l'importanza dell'etica viene pericolosamente sottovalutata nella società moderna ponendo in essere tante situazioni critiche.
La morale occupa un capitolo tra i più importanti della sua filosofia.
Ogni uomo ha il dovere di darsi delle norme di comportamento che siano rigorose e che valgano per ogni situazione che egli debba affrontare.
Io ritengo che l'individuo debba dedicare l'intera esistenza alla ricerca di regole assolute, le quattro regole che io mi sono dato sono provvisorie, di transizione, sono tuttora alla ricerca delle regole definitive.

Quali sono le quattro regole morali che si è imposto?
Mi sono imposto quattro regole delle quali una, la quarta, è una raccomandazione di carattere generale.
La prima regola prevede l'obbedienza alle leggi e ai costumi del paese in cui si vive.
La seconda detta il perseverare, da parte dell'uomo, nelle azioni e nelle iniziative intraprese anche se queste possono apparire fallaci: imboccata una strada questa deve essere percossa fino alla fine.
La terza regola della morale prevede che qualora le mie idee dovessero essere in contrasto con la realtà è bene che io modifichi i miei pensieri e non cerchi di stravolgere il mondo.

La quarta e ultima regola prevede la necessità che tutta la condotta degli uomini sia basata sulla bona mens e sul metodo da me messo a punto.

Con la sua risposta ha in un certo modo anticipato il mio prossimo quesito: in cosa risiede l'importanza del suo metodo?
Il metodo è lo strumento che permette all'uomo di comprendere a fondo il mondo in cui vive per arrivare alla certezza. Il metodo consta di ventuno regole, che ho opportunamente ridotto a quattro allo scopo di ovviare all'esigenza di uno strumento gnoseologico che accompagni l'uomo verso la certezza.
Le regole del metodo sono le seguenti:
La prima regola è l'evidenza: ovvero non si può accettare nulla che non abbia il carattere della chiarezza e della distinzione. E' chiaro ciò che è evidente, la presenza e il manifestarsi della cosa stessa; è distinto ciò che non si confonde con le altre cose.
La seconda regola è l'analisi: il problema da analizzare non va affrontato nella sua interezza ma scomposto prima nelle parti più semplici.
La terza regola è la sintesi: il problema scomposto nella sue parti semplici va ricostruito a partire da questi dati, una volta siano stati accettati e provati corrispondenti alla realtà in modo certo e incontrovertibile.
La quarta regola è l'enumerazione e revisione: ovvero la verifica dell'affermazione, una regola prudenziale che impone l'esigenza di rivedere ogni fase del processo critico in modo da eliminare eventuali errori residui.

Che significato assume nella sua filosofia il concetto di "sostanza"?
Il termine "sostanza" indica letteralmente l'ente che per esistere non necessità di nient'altro, è qualcosa di assolutamente autonomo.

In ultima analisi, mi sembra di capire che la sostanza è Dio, l'ente autonomo per eccellenza...
...non è del tutto vero: Dio è la sostanza più alta, per antonomasia, ma, tuttavia, esistono altra due sostanze, la sostanza pensante e la sostanza estesa.
Le due sostanze sono separate, l'una è indipendente dall'altra.
Il mondo, la sostanza estesa, è oggettivamente esistente, è autonomo dal soggetto ed è sostanza in misura in cui è stato creato da Dio, l'essere perfetto, sostanza infinita, eterna, immutabile, onnisciente, onnipotente, e dalla quale io stesso, e tutte le altre cose siamo stati creati e prodotti.
La sostanza pensante, l'intelletto, è tale in quanto per esistere non necessita di alcuna cosa, è autofondante.
Dio è l'anello di congiungimento di tra le due sostanze.

Come spiega l'esistenza del mondo?
Il mondo è estensione di un movimento, è composto da una realtà fisica, naturale e dal movimento.
Il movimento è dato al mondo da Dio in una determinata quantità che non varia mai con il passare del tempo: i corpi si cedono vicendevolmente il movimento alternandosi nel movimento.

Esiste una sostanziale differenza tra le Idee del filosofo greco Platone e le sue?
Le idee devono essere distinte relativamente alla loro origine in avventizie, fittizie e innate.
Le idee avventizie sarebbero quelle idee che provengono dall'esperienza sensibile, quindi da ciò che è a noi esterno.

Le idee fattizie sarebbero quelle idee prodotte in noi, a prescindere da una nostra esperienza sensibile, quindi solamente a partire dalla nostra mente.
Le idee innate non provengono, invece, né da una realtà esterna a noi, né dalla produttività della nostra mente. Esse sono infatti presenti in noi a prescindere da una nostra esperienza sensibile e a prescindere da una nostra creatività interiore, dunque le idee innate sono eterne.
Dio è l'idea innata per eccellenza, è sinonimo di perfezione.
Platone considerava erroneamente le idee oggettivamente esistenti, entità astratte che formerebbero un mondo intelligibile, perfetto.
Io ho motivo di ritenere che le idee siano delle entità estremamente soggettive, rappresentano il pensiero, la psicologia dell'individuo in base alla quale egli agisce nel mondo.

Bene, la ringrazio sentitamente per averci concesso questa intervista esclusiva, ricordo, inoltre, ai telespettatori il titolo della sua ultima "fatica editoriale": "le passioni dell'anima".
Arrivederci signor Descartes, alla prossima.

Ringrazio lei per aver ritagliato uno spazio nel suo show allo scopo di divulgare il mio pensiero e la ringrazio a nome della collettività per questi momenti di televisione "sana", educativa.
A presto!

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