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Immanuel Kant: La teoria dei postulati pratici e la fede morale

Nella Dialettica, Kant prende in considerazione l’assoluto morale o sommo bene cui la natura umana tende irresistibilmente, che consiste nell’addizione di virtù-felicità. Cioè il bisogno dell’uomo di credere che pur agendo per dovere, possa anche perseguire la felicità. Tuttavia, in questo mondo virtù e felicità non sono mai congiunte, in quanto l’imperativo etico implica la sottomissione delle tendenze e l’umiliazione dell’egoismo anzi, virtù e felicità costituiscono l’antinomia etica per eccellenza . Kant nota come i vari filosofi greci abbiano inutilmente tentato di scioglierla: risolvendo la felicità nella virtù (stoici) oppure la virtù nella felicità (epicurei). In realtà, afferma Kant, collocandosi in una tradizione cristiana, l’unico modo per uscire da tale antinomia – che rischia di rendere impossibile il sommo bene e di ridurre la morale a un’impresa senza senso – è “postulare” un mondo dell’aldilà in cui possa realizzarsi ciò che nell’aldiquà è impossibile: ovvero l’equazione virtù = felicità. I postulati tipici di Kant sono l’immortalità dell’anima e l’esistenza di Dio. Per sostenere la legge morale occorre postulare questi postulati che non sono verità ammissibili per vere, non fanno parte dell’ambito conoscitivo ma appartengono a una realtà oggettiva che acquisisce valore, perché altrimenti non si giustificherebbe la legge morale stessa. Non si tratta, quindi di illusioni, ma di finzioni postulanti senza di cui non si potrebbe parlare di morale (non sono realtà scientifiche, dogmi ma presupposti ragionevoli) “bisogni” pratici dell’essere morale finito.

•Immortalità dell’anima: poiché solo la santità rende degni del sommo bene e non è mai realizzabile nel mondo terreno, si deve ammettere per forza che l’uomo oltre il tempo dell’esistenza abbia a disposizione un tempo infinito grazie cui progredire all’infinito verso la santità (processo di perfezionamento infinito).

•L’esistenza di dio: la credenza di una «volontà santa e onnipotente», che faccia corrispondere la felicità alla virtù.
Accanto ai due postulati “religiosi” Kant pone un altro postulato: la LIBERTÀ. Quest’ultima rappresenta la condizione stessa dell’etica «se c’è la morale, deve per forza, esserci la libertà». Quest’ultima è infatti, la condizione stessa dell’etica, che nel momento in cui prescrive il dovere presuppone anche che si possa agire o meno in conformità di esso e che quindi si sia sostanzialmente liberi «Devi, dunque puoi»

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