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Immanuel Kant: L’io legislatore della natura

Kant risponde alla seconda domanda della “critica della ragion pura” nell’analitica trascendentale: com’è possibile la matematica e la fisica in quanto scienze? per matematica aveva risposto nell’estetica trascendentale.
l’io legislatore della natura si configura come la massima espressione della “rivoluzione copernicana”. infatti, se per natura, in generale si intende quell’ordine necessario e universale che sta alla base di tutti i fenomeni , risulta evidente che tale ordine non deriva dall’esperienza, bensì l’io penso e dalla sue forme a priori. l’io penso, infatti, non può che rivelare quello che è la natura in generale, cioè la regolarità dei fenomeni nello spazio e nel tempo. le leggi particolari, nelle quali questa regolarità si esprime non possono essere desunte dalle categorie, ma soltanto dall’esperienza.

essendo il fondamento della natura (detta le leggi), l’io è anche il fondamento della scienza che la studia. infatti, i pilastri ultimi della fisica , che in concreto si identificano con i principi dell’intelletto puro, poggiano sui giudizi sintetici a priori della mente, che a loro volta derivano dalle intuizioni pure di spazio e di tempo e dalle dodici categorie. in tal modo la gnoseologia di Kant si configura come l’epistemologia della scienza (filosofia della scienza) galileiano-newtoniana e il tentativo di giustificarne filosoficamente i principi di base contro lo scetticismo di Hume che, riteneva che l’esperienza, da un momento all’altro potesse smentire la verità su cui poggia la scienza. Kant sostiene che tale possibilità non sussista, poiché l’esperienza, essendo condizionata dalle categorie dell’intelletto e dall’io penso, non può mai smentire i principi che ne derivano. in tal modo le leggi della natura risultano pienamente giustificate nella loro validità, in quanto l’esperienza che la rivela non potrà mai smentirle, giacché esse rappresentano le condizioni stesse di ogni esperienza possibile.

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