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Kant, Immanuel - Imperativo Categorico

Appunto su Kant e del modo in cui il filosofo distingue i «principi pratici» (regole generali) che regolano la nostra attività in massime ed imperativi

E io lo dico a Skuola.net
Immanuel Kant: “La categoricita’” dell’imperativo morale

kant distingue i «principi pratici» (regole generali) che regolano la nostra attività in:
•Massime = prescrizione di valore puramente soggettivo, cioè valida per l’individuo che la fa propria; es.: vendicarsi a ogni offesa subita o alzarsi presto al mattino per fare ginnastica.
•Imperativi = prescrizione di valore oggettivo, ossia valida per chiunque; si dividono a loro volta in: imperativi ipotetici →determinano la volontà e valgono nell’ipotesi che si voglia un determinato fine. hanno la forma “se…devi” es.: se vuoi conseguire buoni risultati, devi impegnarti in modo costante imperativi categorici → ordinano il dovere in senso incondizionato, a prescindere da qualsiasi fine e hanno la forma del “devi” puro e semplice.
poiché la morale è strutturalmente incondizionata, cioè indipendente dagli impulsi sensibili, solo l’imperativo categorico, che ordina un «devi» assoluto, quindi universale e necessario, ha in se stesso i contrassegni della moralità. la prima e unica formula dell’imperativo categorico, della critica della ragion pura è la seguente:

1.«agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale» cioè che le azioni di ognuno valgano allo stesso tempo come principio di una legislazione personale. l’imperativo categorico, quindi si identifica con la ragione stessa, ovvero con la sua universalità elevata a legge.kant, nonostante non le espliciti nella critica della ragion pura, dichiara nella fondazione della metafisica dei costumi, una seconda e una terza formula che, esclude dalla critica della ragion pratica perché è presente “lo scopo o fine”. poiché l’azione morale deve essere categorica, credeva che tali formulazioni potessero inficiare e rendere incoerente il suo ragionamento. nella seconda, soprattutto, sottolineando l’autonomia dell’azione morale (non si tratta di leggi universali), non avendo trattato ancora quest’aspetto, non gli sembra adeguato introdurlo.

2.«agisci in modo da trattare l’umanità sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo»cioè rispetta la dignità umana che in tè e negli altri, evitando di ridurre il prossimo o te medesimo a semplice mezzo del tuo egoismo e delle tue passioni. secondo kant, la morale istituisce un “regno dei fini”, ossia una comunità ideale di libere persone, che vivono secondo le leggi della morale e si riconoscono dignità a vicenda.

3.«la volontà in base alla massima possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice» differenza della prima in cui kant puntualizza soprattutto la legge, nella terza formula evidenzia l’autonomia della volontà, chiarendo che il comando morale non è il frutto di un imperativo vessante, ma il risultato spontaneo della volontà razionale cui sottomettendoci non facciamo altro che obbedire a noi stessi.
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