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Illuminismo - aspetti

L’Illuminismo fu una corrente culturale contraddistinta dalla fiducia assoluta nella ragione umana. L’Illuminismo era figlio della rivoluzione scientifica. Vi è la certezza che la ragione attraverso il metodo sia in grado di garantire progresso continuo all’umanità. C’è anche la convinzione che la ragione sia uno strumento efficace e in grado di migliorare la vita dell’uomo, se usata correttamente. L’Illuminismo è quindi caratterizzato da un forte ottimismo e da una carica polemica contro ciò che ostacola il sapere e la ragione, come le superstizioni, la religione e le false credenze. A essere colpiti da questa polemica furono maggiormente la Chiesa cattolica e quei settori della società e dello stato che rappresentavano dei vincoli allo sviluppo. Il Settecento fu quindi un periodo di riforme e per un certo periodo gli illuministi collaborarono con i maggiori sovrani europei perché condividevano gli stessi interessi, cioè l’indebolimento della Chiesa e lo sviluppo della società. Vennero fatte riforme importanti come l’abolizione dei dazi interni. Adam Smith fu il fondatore dell’economia classica. In ogni stato ci fu però un punto in cui la collaborazione tra gli illuministi e il potere politico si interruppe perché gli ideali di libertà e uguaglianza dell’Illuminismo non erano condivisi dai sovrani. Anche in Francia, culla dell’Illuminismo, il contrasto tra l’assolutismo del monarca e gli ideali di libertà degli illuministi era palese e portò successivamente alla rivoluzione francese. Anche in Italia l’Illuminismo fu importantissimo e i maggiori centri furono Milano e Napoli. Fondamentale per gli illuministi era diffondere le proprie idee. I principi della corrente infatti si diffusero in tutta Europa e addirittura anche in America. Gli illuministi sono multiformi per attività e scrivono moltissimo per “illuminare” il più possibile le menti del popolo. Ci furono quindi moltissime iniziative editoriali. Si diffusero i primi quotidiani, soprattutto in Inghilterra con The Spectator. L’iniziativa editoriale più celebre fu l’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, che ebbe un successo editoriale pazzesco in tutto il mondo. A contribuire alla sua fama fu la presenza nell’opera di tavole illustrate per chiarire alcune voci dell’opera. L’Illuminismo ebbe successo grazie a tre canali di diffusione:

- la stampa, che diffondeva fogli e riviste che contribuivano a diffondere le idee illuministe, come Il Caffè dei fratelli Verri e l’Enciclopedia;
- i luoghi di ritrovo, come per esempio i caffè e i salotti, che sorsero nelle maggiori città;
- le accademie, i club e i circoli privati.

La massoneria
Le origini della massoneria sono legate alle proteste dei muratori medievali, che avevano la necessità di tenere segreti i trucchi del loro mestiere e allo stesso tempo di trasmetterli ai colleghi. Per questo nacquero le società segrete che si radunavano nelle logge massoniche. Con il corso del tempo queste associazioni persero la loro funzione originaria e iniziarono ad attirare intellettuali e pensatori che intendevano discutere di questioni politiche. Vi erano simboli e rituali ben precisi perché la massoneria era una società segreta. I simboli principali della massoneria erano il compasso e la squadra. L’obiettivo della massoneria è la costruzione di una società più giusta e più libera, lottando soprattutto contro la Chiesa e l’assolutismo di alcuni regimi politici.
Da un lato, l’Illuminismo condivideva ideali che andavano a favore del popolo, però, dall’altro lato, gli illuministi erano diffidenti nei confronti dei popolani perché erano ignoranti e assoggettati alla Chiesa e ai regimi assolutisti. Un altro ideale dell’Illuminismo era il cosmopolitismo perché vi era l’idea che tutti gli uomini della terra formassero un’unica comunità perché sono tutti uguali e caratterizzati dalla ragione.
Il più illustre illuminista fu Voltaire, assoluto rappresentante della corrente, che era amico dei maggiori sovrani europei. Altri importanti illuministi francesi furono Diderot, Montesquieu e Rousseau. In Gran Bretagna furono famosi David Hume e Adam Smith, in Italia Cesare Beccaria e in Germania Immanuel Kant.

Il centro dell’Illuminismo fu la Francia per vari motivi. Innanzitutto era uno Stato molto popoloso ed era uno dei maggiori centri culturali del tempo. In Francia, inoltre, vi erano delle ambiguità molto forti. Fu il primo paese a creare una monarchia assoluta, in cui gli spazi di libertà erano molto ristretti. Intanto però, grazie alla ricchezza dello stato, si era formata una classe media di borghesia che si opponeva al regime e si ispirava al modello inglese. Da qui nacque il carattere polemico tipico degli illuministi. Gran parte delle pubblicazioni illuministe avvenne in Olanda, che era libera dalla censura.
Si diffuse in quel periodo una moda dell’esotico che era legata, da un lato, a una curiosità intellettuale e, dall’altro lato, a un’ideologia illuminista particolare che era caratterizzata dall’esaltazione di stili di vita di società non europee, presentate come un modello provocatorio nei confronti di quella che si definiva la civiltà più avanzata. In nome di un cosmopolitismo assoluto, l’Illuminismo intendeva mettere in risalto che la società europea non fosse la migliore di tutte. Un esempio è l’opera Lettere persiane di Montesquieu in cui due persiani che si trovano in Europa scrivono delle lettere in cui criticano e ironizzano su alcuni aspetti della civiltà europea. Vennero compiuti molti viaggi e nel Settecento avvennero nuove scoperte geografiche, soprattutto nell’oceano Pacifico (Australia, Nuova Zelanda, Hawaii, Tahiti,…). Scoppiò una polemica contro la schiavitù e contro la convinzione della superiorità della società europea poiché si osservò che nelle civiltà indigene scoperte nel Pacifico si viveva felici e in pace. Rousseau divenne famoso partecipando a un concorso di un giornale. Per vincere questo concorso bisognava fare un tema su come le scienze e le arti avevano contribuito alla sviluppo umano. Rousseau fece il tema al contrario rispetto al suggerimento, affermando che le scienze e le arti erano il riflesso di una rigenerazione dell’umanità poiché alcune arti erano praticate solo dai ricchi e si era quindi perso l’antico gusto che si provava nel praticarle. Rousseau vinse il concorso, si arricchì, fece scalpore, divenne famoso e iniziò a essere chiamato nei principali salotti del tempo.
Gli illuministi compirono molte battaglie per acquisire maggiori diritti e libertà soprattutto in campo religioso ed economico. Altre forme di libertà predicate dagli illuministi erano la libertà di parola e la libertà d’impresa. Vennero criticati i monopoli e la convinzione che il figlio dovesse assumere il lavoro del padre. Ci fu l’idea di creare degli organi di stato che rispettassero la libertà individuale e garantiscano la partecipazione politica dei cittadini. Tutte queste battaglie si esplicarono anche in campo penale. Cesare Beccaria pubblicò la sua opera, intitolata Dei delitti e delle pene, in cui spiegava un nuovo metodo di organizzazione penale. Beccaria disse che la pena doveva essere proporzionale alla colpa, criticò la pena di morte e predicò che i processi e le indagini dovevano essere condotti secondo ragione.

L’aspetto religioso

Gli illuministi lottavano per ampliare gli spazi di libertà dell’individuo e avevano come modello principale quello inglese. Venne criticata duramente la Chiesa perché si predicava la necessità di tolleranza religiosa. Per la maggior parte degli illuministi Dio esiste, ma non si interessa degli uomini; questa concezione è detta deismo. Gli uomini devono essere liberi di credere o non credere a Dio. Gli illuministi criticarono tutte le religioni positive, cioè quelle create dagli uomini e sulle quali si è venuta a formare una gerarchia e una serie di dogmi. Molti illuministi aderirono al deismo, mentre altri furono atei. Nella seconda metà del Settecento molti paesi europei arrivarono a proclamare la libertà religiosa e vennero aboliti molti privilegi della Chiesa, come il foro ecclesiastico (tribunali speciali per il clero), la censura ecclesiastica, il diritto d’asilo, la mano morta (principio giuridico che prevedeva che le terre date alla Chiesa non potessero più essere alienate), il fidecommesso (principio simile a quello della mano morta). Fu sciolto l’ordine gesuita, che era visto come la spia segreta del papa, ma anche perché in America i gesuiti si opponevano allo sfruttamento brutale degli indios. Venne limitata fortemente l’Inquisizione che era stata privata della collaborazione degli stati. Vennero aboliti anche l’esenzione totale dalle tasse e il diritto di riscuotere proprie tasse. L’Austria fece molte riforme e costrinse la Chiesa a far coincidere le circoscrizioni ecclesiastiche con quelle civile. Molte strutture della Chiesa vennero prese dallo Stato e vennero sciolti tutte quelle congregazioni e conventi che non erano molto produttivi e si dedicavano solamente alla preghiera. Nel Settecento in tutti gli stati avvenne un’importante battaglia per la tolleranza.

L’aspetto economico
L’economia studia le “regole della casa”. Il centro del grande periodo di riforme economiche che interessò il Settecento fu in Francia, nella cosiddetta scuola fisiocratica. Il capo di questa scuola era François Quesnay. La fisiocrazia era una scuola economica che riteneva che l’attività fondamentale fosse l’agricoltura perché da essa derivano tutti i prodotti. Così venne fatta una distinzione dell’economia in settori. Il settore primario era rappresentato dall’agricoltura, dall’allevamento e dall’estrazione mineraria. Per avere un’ottima economia i fisiocrati ritenevano che fosse necessario avere un’agricoltura molto efficiente. Ciò era possibile attraverso l’abolizione dei dazi che bloccavano la libera iniziativa in campo agricolo. Il fondatore dell’economia classica fu lo scozzese Adam Smith, il quale pubblicò il Saggio sulla ricchezza delle nazioni. Smith fu il padre del liberismo, corrente di pensiero economico che ritiene fondamentale garantire la libertà d’impresa. Smith era suggestionato dal pensiero fisiocratico e riteneva che per avere un’ottima economia bisognava concedere le maggiori libertà possibili. Riteneva che l’agire economico di ogni uomo è spinto dall’egoismo e dalla sete di profitto. Lasciare piena libertà permette di sfruttare l’egoismo degli individui a vantaggio della società. Il segreto di questo progresso economico secondo Smith sarebbe stato rappresentato dalla libera concorrenza. Nell’ottica di Smith il profitto è fondamentale perché diventa la base per un ulteriore sviluppo grazie agli investimenti. C’è una critica nei confronti dello sperpero del profitto in fini non economici, come era solita fare la nobiltà che spendeva i propri soldi in banchetti e donne. Secondo Smith il valore di scambio della merce è dovuto alla quantità di lavoro necessario per produrla. Smith parlò di mano invisibile perché se si lasciava assoluta libertà economica nella sua opinione la mano invisibile del mercato avrebbe creato un giusto equilibrio virtuoso, mandando in fallimento gli incapaci e arricchendo i migliori lavoratori. Nacquero diverse facoltà di economia e la prima italiana sorse a Napoli.

L’aspetto politico
Importanti furono le osservazioni di Montesquieu che scrisse lo Spirito delle leggi. In questa opera vennero analizzati i vari tipi di regime politico. Questo trattato fu fondamentale per la teorizzazione della divisione dei poteri. Montesquieu riteneva che uno stato sarebbe stato potente solamente nel caso in cui i poteri al suo interno erano equamente suddivisi. All’interno di uno stato esistono il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario. Secondo Montesquieu uno stato è giusto e moderno quando questi poteri sono divisi, collaborano tra loro e ognuno controlla l’altro. In questa elaborazione Montesquieu aveva preso come esempio la Gran Bretagna. Importante per la politica furono i pensatori inglesi Hobbes, Locke e Hume. Locke nel Seicento, sostenitore dei Whigs, fu il teorico del liberalismo, corrente di pensiero politico che ritiene fondamentale la tutela e la promozione dei diritti individuali. L’Inghilterra ebbe uno sviluppo molto importante da cui presero continuamente spunto i maggiori illuministi francesi.
Fu importante nel settore politico anche Jean-Jacques Rousseau. Egli, al contrario dei suoi colleghi, criticò lo sviluppo della civiltà occidentale. È importantissimo per le sue teorie politiche, espresse soprattutto nel Contratto sociale. Nacque nel 1712 a Ginevra ed era figlio di un orologiaio. Ebbe un’infanzia terribile perché perse il padre a cinque anni e pochi anni dopo rimase orfano. Fu allevato da un prete e venne poi accolto da una dama Warens che gli permise di compiere ottimi studi. Rousseau aveva un carattere difficile, irascibile e permaloso. In seguito a una lite con la dama, decise di abbandonarla e se andò a Parigi con alcuni soldi e qui divenne famoso perché vinse un concorso pubblico, svolgendo un tema al contrario. Questi argomenti vennero ripresi in un altro saggio in cui arrivò secondo. Rousseau pensava che gli uomini primitivi erano felici perché il problema iniziò quando si è creata la proprietà privata, matrice di tutte le disuguaglianze. Nel Contratto sociale Rousseau propose la sua soluzione per risolvere la questione della disuguaglianza degli uomini. Questa soluzione era rappresentata da un nuovo contratto sociale con il quale organizzare una nuova organizzazione statale che doveva partire dalla rinuncia di ogni cittadino ai propri averi che dovevano essere donati alla società. In questo modo la società si arricchiva notevolmente e si creava una situazione di persone uguali. In questo contesto può essere costituito un governo in cui tutti i cittadini, che sono uguali, possono decidere e così si può realizzare la vera democrazia. Solo con un governo di questo tipo può emergere la volontà generale, cioè la volontà che emerge una volta che ogni cittadino ha rinunciato al suo diritto su tutte le cose. La prima critica che venne mossa a Rousseau fu l’estrema difficoltà nel rilevare la volontà generale frequentemente in un paese tanto vasto come la Francia. Ipotizzò l’istituzione di un personaggio o di un’assemblea che incarnasse la volontà generale. Una seconda critica era rappresentata dallo sminuimento dell’individuo a favore della collettività. Una terza critica riguardava l’istituzione di una persona che incarnasse la volontà generale, pratica che poteva portare alla tirannia. Rousseau era convinto che l’uomo, messo in condizione di estrema libertà, fosse buono, al contrario di quanto pensava Montesquieu. Criticava la proprietà privata, ma allo stesso tempo era consapevole che non fosse possibile ritornare alle origini e così si auspicava una più equa ridistribuzione delle proprietà. Rousseau esaltò l’importanza della ragione, ma anche quella del sentimento. Fu importante anche perché pubblicò un’opera di pedagogia, intitolata L’Emilio, che era molto polemica nei confronti dei metodi di educazione dei bambini del tempo. In quest’opera vi è un’esaltazione dell’amore libero. Morì in povertà nel 1778.

L’aspetto giuridico
Cesare Beccaria fu importante perché compì una battaglia sul piano giuridico. Era il nonno di Alessandro Manzoni e apparteneva alla nobiltà milanese. Milano era uno dei maggiori centri illuministi d’Europa e si stava rinnovando grazie alla regina Teresa D’Austria. Beccaria scrisse Dei delitti e delle pene in cui si trovano delle idee rivoluzionarie per il tempo. Beccaria sosteneva innanzitutto che fosse necessario graduare in modo razionale tutte le pene e assegnarle proporzionalmente alle colpe. In secondo luogo guidò una battaglia contro la tortura che era inutile perché spesso i torturati, pur di far cessare la sofferenza, ammettevano di aver commesso persino cose che non avevano mai fatto. In molti stati la polizia venne composta di gruppi reclutati e vennero affinati i metodi di indagine. Beccaria sottolineò che nelle carceri i diritti dei prigionieri dovevano essere rispettati poiché trattando i carcerati come animali li si trasforma veramente in bestie feroci. La proposta di Beccaria era atta a rendere le carceri un luogo più umano. Importante fu la polemica contro la pena di morte. Beccaria utilizzò tre argomentazioni: innanzitutto è inutile perché non serve a diminuire i crimini. In secondo luogo, è sempre meglio che cento mascalzoni la facciano franca, piuttosto che un solo innocente venga ucciso ingiustamente. Un terzo argomento era rappresentato dal fatto che nessuno è così sciocco da delegare ad altri uomini la facoltà di ucciderlo, essendo lo stato un libero accordo tra persone. Queste furono le tre argomentazioni che Beccaria utilizzò per combattere la pena di morte sul piano razionale. A quel tempo le idee di Beccaria non furono ascoltate e adottate dagli stati, anche se un passo avanti era stato compiuto con l’abolizione della tortura. L’unico stato al mondo a togliere anche la pena di morte dal proprio ordinamento giuridico era stato il Granducato di Toscana.

Dispotismo illuminato
L’Illuminismo portò al periodo del dispotismo illuminato, contraddistinto da una sintonia tra le richieste degli illuministi e le riforme dei sovrani atte a promuovere maggiori libertà. Il punto di scontro avvenne ovviamente quando gli illuministi cominciarono a chiedere che fossero limitati i poteri del sovrano. Il centro del dispotismo illuminato è rappresentato dall’Impero asburgico, in particolare sotto il trono di Maria Teresa e di Giuseppe II. Altri esempi erano rappresentati dalla Prussia di Federico II, dalle zarine di Russia come Caterina II e dalla Spagna. Tutta l’Europa fu interessata da un periodo di riformismo, tranne l’Inghilterra, in cui non c’era dispotismo. Le principali riforme riguardavano le limitazioni del clero, il codice penale (addirittura nel Granducato di Toscana venne abolita la pena di morte) e l’abolizione di dazi interni (soprattutto in Prussia e Impero asburgico).
Sotto Maria Teresa, in Austria venne fatto il catasto, cioè il registro in cui venivano annotate tutte le proprietà immobiliari con il loro valore potenziale. Sulla base di questo registro, i proprietari dovevano pagare tasse per un valore pari a un decimo del valore catastale. L’Impero asburgico andò molto più in là rispetto agli altri paesi nelle riforme di limitazione del potere ecclesiastico grazie al giurisdizionalismo, concezione in base alla quale lo stato deve avere un monopolio della gestione di tutta la vita sociale. Ospedali, orfanotrofi, scuole e altri edifici vennero tolti al controllo della Chiesa e affidati allo stato. Venne imposto alla Chiesa di far coincidere le circoscrizioni ecclesiastiche a quelle statali, semplificando notevolmente la situazione. Molti sacerdoti addirittura dovevano fare giuramento allo stato, da cui poi ricevevano una retribuzione e una mansione da svolgere, che solitamente consisteva nell’anagrafe. I conventi contemplativi e tantissime proprietà della Chiesa furono espropriati dal governo austriaco. Nell’Impero asburgico l’istruzione divenne statale e si decise che in ogni capoluogo di provincia vi dovesse essere almeno una scuola superiore. L’istruzione elementare divenne obbligatoria. Nell’Ottocento venne introdotto il diritto di voto alle elezioni amministrative anche per le donne. Nei confini dell’impero inoltre c’era assoluta tolleranza religiosa nei confronti di tutte le confessioni. Inoltre si impose la fine della servitù della gleba, che però in Ungheria, in seguito a una rivolta, non fu rispettata. La Prussia fu il primo paese a introdurre l’istruzione elementare obbligatoria. In Prussia vennero varati molti provvedimenti che favorirono l’alfabetizzazione e la realizzazione del giurisdizionalismo. Importante fu il rapporto tra il re e i nobili, chiamati Junkers, i quali gestivano la funzione amministrativa. In Prussia però i nobili esercitavano sulle loro terre la giustizia personale. Venne stabilita la libertà religiosa. In Italia i domini austriaci (Lombardia e Toscana) avevano la fortuna di godere di tutte queste importanti riforme.

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