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Il "Superuomo" di Nietzsche

Il superuomo, tema fortemente strumentalizzato (dall’estetismo e dal nazismo), è in realtà un concetto filosofico: è un nuovo tipo di uomo in grado di accettare la dimensione dionisiaca dell’esistenza, dire di sì alla vita, sopportare la morte di Dio e delle certezze assolute, decidere l’eterno ritorno, andare oltre la morale e il cristianesimo, porsi come volontà di potenza, superare il nichilismo, affermarsi come attività interpretante e prospettica.
Il superuomo si staglia perciò sull’orizzonte del futuro.
Come meglio suggerisce la traduzione di Vattimo, l’oltreuomo non è un tipo di uomo “potenziato”, l’uomo al superlativo (né va confuso con l’esteta dannunziano o con un’entità biologica di tipo darwiniano), ma è un nuovo tipo di uomo, diverso dall’uomo occidentale, in grado di andare oltre ogni tipo antropologico esistente.

Il superuomo è colui che riconosce la sua natura vitale e mondana, è il “senso della terra”. Comprende l’insussistenza dell’anima, riconoscendosi sostanzialmente corpo. Rivendicando la propria natura mondana, il superuomo accetta totalmente la vita. Per spiegare la genesi e il senso del superuomo, Nietzsche ricorre alle “tre metamorfosi dello
spirito”:
1.Il cammello rappresenta l’uomo piegato sotto il peso della tradizione (il cristianesimo e la morale)
2.Il leone è l’uomo che si libera dalle presunte certezze metafisiche ed etiche, giungendo ad una libertà che ha però una connotazione negativa: è libertà “da” e non libertà “di”
3.Il fanciullo è il superuomo, ovvero una creatura di natura dionisiaca che, nella sua innocenza ludica, dice di sì alla vita e diviene uno “spirito libero”.

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