Gli Idealisti

La ragione non è tutto l'uomo e neanche la parte più importante di esso, viene rivalutato così il sentimento come ad esempio fecero Rousseau, Hume e altri. Vi fu così la rivalutazione di una attività psicologica affettiva considerata più importante del raziocinio come aggiunta al monopolio della ragione.
I romantici, inoltre, sono più attenti all'eredità del passato, il senso della storia è molto sviluppato si produce così una sensibilità molto elevata riguardo agli eventi storici che sarà una dell carateristiche più importanti della realtà.
Il “cosmopolitismo” che si basa non sull'individuale và contro il pensiero romantico di allora che rivendica il dovere di mantenere la distinzione le nozioni. Il principio di nazionalità non può essere soddisfatto in modo generico come ad esempio il cosmopolitismo, ma una sua caratteristica è l'affettività in qunato c'è l'aspirazione dell'assoluto. L'orientamento naturale e affettivo del soggetto determina l'orientamento culturale. Si nasce con certe tendenze culturali ed orientamenti e con un certo temperamento che può essere:

1) Dogmatico: es. Kant. Un temperamento passivo che è disposto ad accettare dei limiti, dunque un temperamento rinunciatario. Per loro la realtà è materia e lo spirito è derivato dalla materia. L'ostacolo svolge un ruolo limitativo per il dogmatico, invece per l'idealista l'ostacolo sprona ad andare avanti.
2) Idealistico: un temperamento con il desiderio dell'assoluto, che non conosce limiti (Fichte dice che non ci sono limiti nello spirito umano)

Caratteristiche delle idee guida del pensiero filosofico:
Le caratteristiche generali dell'idealismo tedesco sono:
1) Monismo: concezione unitaria della realtà (spiritualistico)
2) Storicismo: la realtà non è altro che movimento, continua trasformazione che segue certi ritmi (dialettici)
3) Spiritualismo: l'essenza della realtùà è spirituale, è una realtà che pone e persegue i fini liberamente.
4) Soggettivismo: tendenza ad interpretare tutta la realtà in funzione dell'uomo. L'io non dà solo la forma ma anche il contenuto.
2) Il passaggio avviene quando ci sono stati uno opposto all'altro se non c'è passaggio non c'è realtà.
Per Fichte l'”io” è creatore del mondo, può tutto e risolve tutti i problemi, ogni limite viene spazzato via.

Fichte

Possiamo avere un'interpretazione antologica e psicologica:
1) Psicologica: l'intelletto si pone dei limiti nelle sue attività conoscitive.
2) Ontologiva: c'è un mondo oggettivo che sarebbe conoscitivo come una cosa a sé; esisterebbe un mondo anche se non fosse conosciuto. Kant diche che non possimao parlare di esistenza del mondo se non abbiamo l'esperienza, se si dice che il mondo è inconoscibile come si fa a dire che esiste.
L'unica cosa interepretabile è il limite che l'intelletto si pone per superare la concezione antologica, poiché secondo Fichte tutto deriva dell'”io” che può risolvere fino in fondo tutti i problemi conoscitivi o affettivi.
“Il problema della cosa in sè” viene discusso da Fichte su Kant e si decide con quale espediente si possa risolvere: per Fichte è un limite che il soggetto si pone ma per superarlo non può fermarsi.
Lo spirito è unitario, non possiamo dividere lo spirito in compartimenti stagni (come Kant)
Secondo Fichte i procedimenti di Kant sono tutti errati, perché divide lo spirito umano in compartimenti stagni e pone loro dei limiti. Se si vuole risolvere i problemi conoscitivi devo unire insieme tutte le attività. Tutti i limiti che Kant definisce oggettivi invece sono soggettivi perc hé li pone lui i limiti. Questa critica al metodo di Kant è uguale allo scetticismo di Hume, non ha fatto nessun passo avanti nei confronti di Hume, è rimasto uno scettico. Fichte insiste sull'importanza della conoscenza etica, per lui si nasce già con un determinato orientamento innato, spirituale, che influenza quello culturale.

Critica ai procedimenti Kantiani

Kant divide lo spirito umano in compartimenti stagni, secondo Fichte. Kant scambia per limiti oggettivi quello che sbaglia lui.

es. se io volgio spezzare un ramo con un solo braccio, non ci riesco ce ne vogliono due, io non voglio usare l'altra mano e dunque il ramo non si può spezzare, no perché sono io che voglio usare una mano sola, con due ci riuscirei.
Kant è rimasto uno scettico (come Hume), non ci ha fatto capire niente. Si nasce con certi orientamenti, temperamenti, innati, non dipende dalle esperienze esterne.
Predisposizione ed orientamenti culturali: 1) dogmatico, 2) idealista
1) tutti quelli che sono propensi alla rinuncia, per loro esistono i limiti, oggettivi.
2) senso opposto, fiducioso sulle possibilità dello spirito non ci sono limiti, anzi i limiti li pone l'uomo per essere superati, l'idealista si batte.
I dogmatici possono criticare gli idealisti e viceversa ma non sono dimostrabili queste critiche perché si nasce idealisti o dogmatici.
Critica: presupposti sbagliati, preferibilità dell'orientamento dogmatico o idealista 2 tipi di carattere, Conoscitivo – pratico, per capire che cos'è l'io bisogna mettere davanti carattere pratico.
1) dogmatico, cerca di ricavare l'oggetto dalla realtà orignaria, dunque deve partire dall'oggetto, ma la cosa (inconscio rigidamente determinato), se io parto dalla cosa rimango, soggetto = cosciente libero, nell'oggetto. Partendo dall'oggetto non posso ricavare il soggetto . Partendo dal soggeto è invece possibile. Ogggetto e soggetto sono completamente diversi.
Per porre il problema conoscitivo bisogna avere il soggetto e l'oggetto, ma i dogmatici partendo dall'oggetto non possono ricavare il concetto, il soggetto. Invece gli idealisti partendo dal sogetto (che si può sdoppiare) possono ricavare l'oggetto.
Idealisti: è lo spirito che si contempla, il soggetto si oggettivizza in sé. Se parto dal soggetto posso ricavare l'oggetto perché il soggetto può sdoppiarsi, perché il soggetto può osservare e osservarsi. Lo spirito diventa materia di se stesso.
2) caratterre pratico. Idealisti: sul piano operativo, gli idealisti (chi ha fiducia in se stesso) sono molto più creativi, fattivi dei dogmatici (rassegnati)
non dipende da noi nascere idealisti o dogmatici. Non sipuò cambiare, non posso cambiare il mio orientamento, temperamento, i presupposti che li realizzano non si possono dimostrare. Per rendere al massimo bisogna impegnarsi totalmente.

Dilettica dell'io di Fichte

La realtà (l'io – lui la chiama così) è attività, è storia che va avanti dialetticamente. Non è sostanza.
Quando dico “io” è universale, non singolo.
L'io, l'attività dell'io avviene sul piano incosciente sul piano incosciente non solo su quello cosciente.
Attività universale (l'io) che agisce talvolta cosciente e a volte incosciente.
Come l'io si realizza: 1) l'io, momenti dell'io, pone se stesso – 2) l'io oppone a se stesso un non io, l'io pone a un io divisibile un non divisibile.
1) successioni logiche. La sua esistenza è un'attività. L'io intanto è in quanto si pone, fa un'attività. Se io sono attività c'è se non ci sono non esiste l'io.
2) cioè il mondo materiale, perché? C'è una ragione doppia: teoretica e prarica. es. se noi vogliamo conoscere il nostro volto dobbiamo sdoppiarci in uno specchio. (l'attività è sempre intesa a superare ostacoli). L'io, la stessa cosa (si sdoppia).
La condizione della conoscenza è l'attività.
La realtà è storia (attività) se non c'è attività non ci sono ostacoli ma se non ci sono ostacoli non c'è nemmeno attività e anche coscienza.

L'io per conoscersi deve sdoppiarsi, deve conoscere ostacoli per superarli.
L'io per porre se stesso deve sdoppiarsi deve porre il non io.
3) io divisibile: tanti oggetti, problemi.
La realtà è storia, e la storia senza ostacoli non c'è attività e dunque non c'è vita, niente. Scaturisce dalla necessità di → l'acquisizione della coscienza. Si acquista quando l'ioal si divide in tante piccole cose e anche il non io si deve dividere.
1) L'io intanto è in quanto si pone (a livello inconscio) valore logico non cronologico.
2) Posso discernere che da 2+2=4 e che da 4 viene 2+2 (a livello inconscio). Deve sdoppiarsi in mondo materiale e spirituale.
3) l'io continua a scindersi.
L'illusione che il mondo esterno ci pone ostacoli, è utile perciò deve essere inconscio. Il momento iniziale deve realizzarsi a livello inconscio perché altriment non mi sforzerei (senza saper che sono ostacoli). es. se io sapessi che l'esaminatore degli esami fossi io, non mi impegnerei.
Inizia una critica alla logica tradizionale, come quella di Aristotele o Kant.
Dal concetto di “io” devo ricavare il principio della logica (le forme sono conoscitive). Tutte le forme a priori devo ricavarle dal concetto di “io”. Divisibilità in tanti io e non io.
Conseguenza logica e non cronologica.
I primi due momenti dell'io avvengono a livello inconscio perché altrimenti non mi applicherei.
La realtà è scienza. La scienza è una realtà posta dall'io - la scienza è una realtà posta dall'io.
I problemi si risolvono sempre ma ne sorgono semore altri, perché se non esistessero più ostacoli, problemi, l'io non compirebbe attività e allora la realtà non sarebbe (non esisterebbe più).
Risolvo tutti i problemi quando muoio.
I fini ci sono per incentivare l'attività , per sollecitare l'attività ad agire e dunque i fini sono i mezzi per incentivare l'attività.
Se io fossi cosciente che l'ostacolo l'ho messo io, potrei anche toglierlo facilmente.
L'io, attività generale, conscia e inconscia.
Tesi: l'io pone se stesso. Antitesi: l'io oppone a se stesso un non io. Sintesi: l'io divisibile oppone un io non divisibile. La realtà è storia, intanto è in qunato è attività, la condizione per cui c'è questa attività è l'urto, scontrarsi contro ostacoli (contrari). Coscienza, prendere coscienza di questa attività.
Monismo spiritualistico (l'essenza della realtà è una ed è spirituale) storicismo dialettico (la realtà è storia) soggettivismo (concezione spiritualistica della realtà, spirito umano) tutte queste sono caratteristiche dell'individualismo.

Riassumendo:

1) l'io pone se stesso – la realtà dunque l'io è in quanto si pone, la sua esistenza è attività se non esistesse non esisterebbe l'”io”. L'”io” è in quanto pone, per esistere deve agire e un'operazione a livello inconscio.
2) L'io pone a se stesso un non io – per porre a se stesso un non io (momenti logici interdipendenti) l'io deve operare una falsa scissione tra il mondo dello spirito e della materia, li fa per due ragioni: a) es. se voglio conoscere il mio aspetto devo specchiarmi, devo propormi come non io cioè come oggetto. Lo faccio per conoscermi ed agire. Devo conoscere ostacoli (teoretico) devo porre la conoscenza di ostacoli b) solo sdoppiandomi conosco i miei ostacoli in quando la condizione dell'attività è l'ostacolo. Ecco perché l'io non può mantenere la sua unità originaria sempre tutto questo avviene a livello inconscio.
3) L'io pone a un io divisibile un io non divisibile – pone ad un io divisibile un io non divisibile, la realà è storia e se non c'è storia non ci sono ostacoli da superare. Si ha l'acquisizione della coscienza, senza coscienza un ostacolo non esisterebbe. L'”io” continua a scindersi non solo in seno a stesso ma anche in seno al mondo materiale (tante cose, tanti problemi). Tutto questo scaturisce dalla necessità della presa di coscienza, se io non ho necessità della presa di coscienza dellostacolo non lo posso superare.
Quando l'io raggiunge la coscienza si trova di fronte a problemi, li risolve ma ne ha sempre altri, se non ci fossero più non ci sarebbe più attività e dunque l'esistenza dell'io (se si raggiunge l'assoluto).
Il fine è il mezzo e il mezzo è l'attività. La logica tradizionale per Fichte non è sensibile ai principi di unità che per lui è seguita da Kant. Io devo ricavare i principi della logica da una sola cosa cioè l'io e anche tutte le forme a priori. Fichte pone i fondamenti del pensiero di Hegel che porterà in seguito a temine quest'ultimo.
Tesi: l'io pone se stesso.
Antitesi: l'io oppone a se stesso un non io
Sintesi: l'io pone a un io divisibile un non io non divisibile. Dall'io si deduce un non io. La realtà in tanto è in quanto evolve, si trasforma è un'attività.

Obiettivo dello spirito
Allargare sempre più la propria conoscenza e libertà. Perché la libertà si realizzi bisogna superare gli ostacoli. L'oppressore è necessario perché la libertà si realizzi. La conoscenza. L'uomo tende ad una conoscenza, libertà, assoluta. Se io non conosco che c'è un ostacolo, come foaccio a superarlo? L'attività teoretica e strettamente legata a quella pratica.
Gli “io” singoli per raggiungere questo obiettivo, compito, si organizzano in comunità politiche, gli uomini unendo le proprie forze. Fichte fa una distinzione fra etica e politica., lo stato per realizzare meglio questo obiettivo, si occupa solo del comportamento esteriore dell'uomo. Dice non devi uccidere, poi non è interessato al fatto che non si uccide per rispetto o per paura.
L'etica invece dice che tu non devi uccidere perché devi aver rispetto per gli altri.
Io puro, estintivo, morale.
a) l'individuo motiva la propria condotta per allargare la sua conoscenz, la sua libertà.
b) tendenze istintive, bisogno del piacere, il comportamento umano può essere dettato o dalla ragione o dall'istinto.
c) certamente senza curare gli interessi materiali (bere, mangiare) io non posso curare quelli di carattere spirituale (sintesi, aspetto materiale della realtà.
Lo stato da solo non può curare l'uomo nella sua completessa. Ha bisogno della chiesa. In fondo il dualismo Kantiano è formalità e spiritualità. Fichte è monista. I valori materiali sono al servizio di quelli spirituali.
Io puro: motiva la sua condotta all'accrescimento della sua libertà, e la sua conoscenza.
Io istintivo: motiva la sua condotta con fini egoistici.

Concezione socialista dello Stato

Mentre i socialisti (Marx Hegel) giungono a questa visione attraverso il valore economico (il non io). Fichte batte una via etica, stato etico, il socialismo abbatte la proprietà privata per ragioni morali e non materiali.
Il compito di ogni io è quello di conquistare un grado di libertà – conoscenza elevato.
Se un individuo non ha proprietà (casa, campo, cultura) non può realizzare la sua libertà. E dunque lo stato ha il dovere di dare queste proprietà. Per assicurare a tutti i cittadini queste cose c'è bisgogno del diritto al lavoro. Se le attività, la produzione, vengono affidati ai privati non tutti larano e dunque deve essere affidato alla comunità.
Necessità di una proprietà, ma è quella che io conquisto con il mio lavoro, ma se la produzione viene affidata a privati non tutti lavorano e anche quelli che lavorano sono compensati di meno di quando dovrebbero, così la produzione deve essere affidata allo stato.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email