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Idea di fantasia e linguaggio

Vico attribuisce grande importanza all’età della fantasia in contrapposizione al razionalismo ed all’empirismo che rifiutano tutto ciò che è fantastico per rivolgersi, rispettivamente, all’attività razionale o all’esperienza sensibile. Il linguaggio era ritenuto un prodotto artificiale e convenzionale, inventato appositamente dall’uomo per la necessità pratica di comunicare con i suoi simili. Vico, invece, lo considera creazione spontanea ed immediata, nato non da artificio o per ragioni di utilità, ma sorto naturalmente come espressione degli impulsi interiori dello spirito.
Così le tendenze intellettualistiche del tempo assegnavano alla poesia il compito di comunicare verità scientifiche o di diffondere ammaestramenti morali, in maniera che la dottrina e le esortazioni fossero più persuasive e più gradite: in tal modo veniva distrutta qualsiasi ispirazione fantastica. Vico, invece, afferma che la poesia (= creazione) sboccia come manifestazione dell’esuberanza spirituale dell’uomo e non è sottoposta a norme o a leggi che la frenino, ma è indipendente da ogni attività intellettuale. Essa rivela l’interiorità, i sentimenti, le emozioni e non è copia di fatti o di cose esterne.

Anche il mito, rifiutato dalla filosofia del tempo e degradato a immagine falsa, a fantasma artificioso, è apprezzato da Vico che lo ritiene un universale fantastico, cioè una immagine poetica di valore universale. Nel mito infatti la mente umana rappresenta poeticamente figure sensibili (fantastico), assunte come tipi o simboli, validi per tutti (universale).

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