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Posizione di Hobbes verso l'empirismo e il razionalismo

Il filosofo Hobbes, mediante il nominalismo, ritiene di poter conciliare l’Empirismo ed il Razionalismo. Infatti, dallo studio della sua intera produzione si evince un pensiero molto particolare, in cui è facilmente possibile scorgere tratti del pensiero filosofico caratteristico delle precedenti dottrine: nella sua concezione è presente anche l’Empirismo, dal momento che le nozioni generali, o nomi, sono ricavate con l’analisi compiuta sulle rappresentazioni sensibili e quindi questa operazione è condotta col metodo induttivo-sperimentale.
Inoltre, nel pensiero di Hobbes, è presente il Razionalismo perché l’attività sintetica della ragione opera sui nomi, e non più sulle cose o sulle loro rappresentazioni, tant’è vero che i giudizi scientifici sarebbero validi anche se il mondo esterno fosse annientato, perché determinano la concatenazione logica e necessaria dei princìpi universali, e non l’esistenza delle cose. E' chiaro perciò che questa attività sintetica della ragione venga compiuta col metodo deduttivo-matematico.

A conferma di questo motivo razionalistico, si deve senza dubbio ricordare che proprio l’analisi e la sintesi, di cui parla Hobbes, si ispirano alla seconda ed alla terza regola del metodo di Cartesio.

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