Giorgjo di Giorgjo
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Thomas Hobbes nasce nel 1588 in Inghilterra a Westport. Studia ad Oxford, dove nel 1607 ottiene il diploma di bacelliere delle arti. Per anni fa il precettore privato, entrando in contatto con i più rilevanti esponenti della cultura inglese del periodo. Compì numerosi viaggi e visitò la Francia, l’Olanda e l’Italia. In Francia frequentò il collegio gesuitico di La Flèche, dove entra in contatto con Marsenne. Conobbe inoltre Galilei, che lo influenzò nei suoi pensieri. Egli elaborò la concezione matematica e meccanicistica della realtà in senso materialista. Secondo il filosofo tutto ciò che esiste è materia, corpo. Il corpo è l’unica cosa che sussiste di per sé. Esso è dotato non solo di estensione, ma anche di resistenza e di forza. Nelle “Obiezioni alle meditazioni metafisiche di Cartesio” egli afferma che il pensiero non si può definire come sostanza, corpo e quindi supera il dualismo cartesiano. La sostanza, il corpo, è tutto ciò che è quantificabile: la conoscenza parte dal quantificabile e dalla sensazione. Il pensiero non è quantificabile e non sussiste di per sé, è soltanto un atto mentale, cioè la capacità intellettiva da parte dell’uomo. Il pensiero è una dimensione astratta che non appartiene all’uomo.

Perfino Dio viene definito da Hobbes come materia, ma ciò non vuole assolutamente sminuirlo. Cartesio rispose a questa sorta di provocazione con il testo “Risposta alle obiezioni”. Il mediatore di questa rivalità intellettuale è Marsenne, fondatore di una legge sui numeri primi che conosce bene entrambi. Egli favorì il dibattito poiché amava la discussione filosofica e la diffusione della cultura attraverso rapporti epistolari. Hobbes è il padre del materialismo metodologico, o meglio materialismo metafisico: esso afferma che tutto ciò che noi conosciamo è materia in movimento. Secondo il filosofo la conoscenza del corpo non ci permette di dare una precisa definizione di realtà:possiamo solo immaginarla e comprenderne scientificamente i suoi processi interni. I concetti di spazio e tempo sono concetti di cui non facciamo esperienza. Lo spazio è l’immagine attraverso la quale pensiamo ad un corpo fuori di noi, un’immagine mentale. Il tempo è invece l’immagine dei corpi in movimento secondo la successione del prima e del dopo. La filosofia, secondo Hobbes, non si occupa della metafisica e di Dio, ma studia i corpi naturali ed artificiali. I corpi naturali sono gli elementi non creati dall’uomo che si trovano in natura; i corpi artificiali sono quelli creati dall’uomo, tra cui abbiamo l’etica, che studia i comportamenti umani, la politica, che studia le istituzioni, e lo stato. Il ragionamento è un calcolo computazionale, un calcolo mentale che consiste nell’aggiungere e nel sottrarre concetti. Secondo Hobbes non esistono idee innate. Proprio come un sasso che cade in acqua e genera dei cerchi che restano in acqua anche dopo che il sasso è affondato, le idee rimangono nella mente anche quando l’oggetto che le ha scaturite non è più presente. Le idee complesse si originano dalle idee semplici attraverso il ragionamento, cioè il calcolo computazionale.
Hobbes è un materialista: la sua filosofia incarna la visione meccanicistica della realtà. Come già detto, la conoscenza parte dal quantificabile e dalla sensazione. Secondo il filosofo non facciamo però esperienza diretta del corpo, ma affermiamo che cosa esso è attraverso un procedimento deduttivo. Questa esperienza avviene attraverso un conato, una reazione rispetto ad un corpo che non ci appartiene. L’esperienza viene definita da Hobbes attraverso la metafora del sasso nello stagno. Il nostro cervello è come uno stagno, si mette in moto dopo che il sasso cade: le idee sono i cerchi che rimangono anche dopo il fenomeno.
Il linguaggio è un arbitrario uso dei nomi, che servono per identificare le persone. Il ragionamento avviene quando si uniscono due nomi della stessa natura: esistono infatti quattro tipi di nomi. I nomi dei corpi, che li identificano, i nomi che riguardano le proprietà e le qualità dei corpi, i nomi che riguardano le immagini, come i fantasmi (colore, suono), ed infine i nomi che si distinguono in universali, singolari ed equivoci. Il ragionamento è vero quando ad il nome di un corpo si unisce il nome di un altro corpo. Questo ragionamento ha a che fare col sillogismo ipotetico.
Hobbes vive la situazione della guerra civile inglese. Viene definito dai critici il gemello della paura perché quando la madre era incinta visse la paura dello sbarco spagnolo in Inghilterra e quindi l’ansia della persecuzione e della perdita. Diventò ben presto precettore di Carlo II, e dal punto di vista politico era favorevole alla monarchia costituzionale. Egli era contrario al Commonwealth di Cromwell poiché questo voleva instaurare la repubblica, che fu un fallimento poiché secondo Hobbes l’uomo è portato per natura a farsi guerra. Lo stato di natura dell’uomo, al contrario di Locke che diceva che tendeva a socializzare, era secondo Hobbes uno stato egoistico che porta a farsi la guerra l’uno contro l’altro. Da questa guerra per affermare i diritti si afferma il giusnaturalismo, la natura che porta a prevaricare sugli altri. Questo problema è risolvibile attraverso un patto civile che permetta di rinunciare al proprio egoismo ed al proprio potere. Il patto civile si costituisce quindi per evitare la guerra e consegna tutti i diritti ad un solo organo che accentra il potere: è così che nasce il concetto di sovranità. L’organo potrebbe essere una sola persona o l’assemblea cittadina. La sovranità, affinché il patto possa essere garantito, deve essere irrevocabile ed inalienabile. Il sovrano è la somma di tutti i diritti e poteri dell’uomo. Ciò garantisce la pace e gli stessi diritti di tutti gli uomini. Il sovrano viene definito da Hobbes leviatano, una sorta di Dio sceso in terra che abbia non solo poteri temporali ma che si faccia garante di pace e stabilità: secondo il filosofo potrebbe essere Carlo II.
In politica il calcolo computazionale consiste nel consegnare i bisogni dell’uomo ad un unico sovrano, che deterrà il potere universale. Tutto questo supera la natura dell’uomo, fatta di competitività, vanagloria e diffidenza.

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