pexolo di pexolo
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Natura umana


Non viene cancellata la natura umana, ma viene cancellato ogni suo fondamento ontologico o morale. Hobbes non ha paura di usare “natura umana”, ma lo usa in un senso dato dal suo fondamento empiristico, dal suo funzionamento e dal fatto che quella categoria, per quanto ancora esista, non ha in sé alcun valore normativo; tant’è che per costruire normatività deve costruire leggi positive, cioè un potere artificiale, un artificio. La dimensione dell’artificio riguarda la costruzione dello stato, della politica, perché riguarda l’obbligatorietà e una produzione artificiale di sicurezza, ma è addirittura qualcosa che riguarda la costruzione dello stato di natura: esso è infatti un’ipotesi artificiale, mentale. Ad unire questi due aspetti c’è l’idea hobbesiana che l’artificio sia ciò che mette ordine là dove ordine non c’è: la natura è il luogo del disordine, mentre l’accordo razionale è il luogo dell’ordine. Il patto non è un patto di associazione ma di sottomissione. C’è una radicale rottura del paradigma aristotelico: tra natura umana e ordine politico non c’è più alcun tipo di continuità, ma addirittura contraddizione. Come lo stesso Hobbes scrive: «È vero che certe creature viventi, come le api e le formiche, vivono fra loro in società (e sono perciò annoverate da Aristotele tra le creature politiche) e tuttavia non hanno altra direzione che i loro giudizi e appetiti particolari, e non hanno la parola con la quale l’una possa significare all’altra che cosa pensa sia vantaggioso per il beneficio comune; alcuni perciò possono forse desiderare di sapere perché il genere umano non può fare lo stesso». L’idea aristotelica secondo la quale c’è una naturalità dello stare insieme, così radicale da essere attribuita persino alle api e alle formiche, non vale in nulla per l’essere umano, non è per nulla così.
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