pexolo di pexolo
Ominide 2929 punti

Conflittualità e dinamicità


L’accentuazione della responsabilità per il proprio agire è modellata attraverso la possibilità di appropriarsi, nella distensione temporale che guarda al passato (con la memoria) e al futuro (con la progettualità), del sé pratico come persistente nel tempo. La consapevolezza come sguardo sintetico e appropriativo è la chiave della proprietà di sé e insieme la ragione antropologica che crea le condizioni del passaggio alla proprietà delle cose. Nella riflessione lockeana è significativo il tema della padronanza: rispetto all’Hobbes tutto schiacciato sull’istante della meccanica dei corpi, è come se Hobbes portasse a due dimensioni questa meccanica, aggiungendogli la dimensione della temporalità (indietro e in avanti), una dinamicità nella costruzione dell’io. Rispetto all’impianto hobbesiano, questo io che si fa appropriandosi è in grado di relazionarsi alla temporalità in una maniera molto più rotonda e dal volume molto più ampio rispetto alla meccanica hobbesiana. Qui si lega strettamente la questione della conflittualità: l’appropriarsi del tempo è il passaggio per cui, per Locke, la rivoluzione è significativa. La conflittualità che Locke immagina non è un dato che contraddistingue l’umano, ma viene considerata alla stregua di un inconveniente: è un accidente, non è qualcosa che ci connota. Questo inconveniente, che diventa il movente del patto e lo legittima (perché altrimenti non si spiegherebbe: se nello stato di natura vivessimo in maniera pacifica perché dovremmo operare un patto tra di noi?). C’è una storicità che in Hobbes è assente, tutto appiattito a capire il funzionamento delle cose e non come esse diventano. La dinamicità di Locke mette come in moto ciò che Hobbes aveva teorizzato: egli considera la conflittualità come un accidente che viene fuori soltanto quando si verificano determinate condizioni, non è sempre presente al di fuori del patto. Il tema della conflittualità come accidente non la radicalizza fino al punto da metterci in una logica del dentro-fuori, non la rende così radicale da espungere, da tirare fuori dal tema della conflittualità le nozioni di diritto, torto, giustizia, ingiustizia, etc. Il tema della rivoluzione è certamente meno traumatico in Locke, perché dentro ad una dinamica in cui la conflittualità è un inconveniente e non uno status la rivoluzione può essere benissimo la maniera di replicare a quell’inconveniente: la rivoluzione, come il potere politico, non è la risposta radicale ad una radicale connotazione dell’umano (il diritto di resistenza hobbesiano è l’estrema ratio quando il sovrano andava a toccare, fuori dai suoi compiti, l’estremo dell’umano, cioè la protezione della sua vita), ma è l’alter ego del conflitto come situazione storica.
Registrati via email