pexolo di pexolo
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Libertà dei sudditi


La libertà dei sudditi, che nello stato di natura è assoluta, trova due limiti: «LIBERTÀ significa (propriamente) assenza di opposizione (cioè assenza di impedimenti esterni al movimento: io sono libero se fuori di me non c’è nulla che mi ferma) e può essere applicata non meno alle creature irrazionali e inanimate che a quelle razionali. Infatti tutto ciò che è legato o racchiuso in modo da non potersi muovere se non entro un certo spazio, noi diciamo che non ha libertà di andare più lontano. […] Ma quando l’impedimento al moto è nella costituzione della cosa stessa, non siamo soliti dire che manca di libertà, bensì del potere di muoversi, come quando una pietra sta ferma, o un uomo è costretto a letto da una malattia. Secondo questo significato della parola, un UOMO LIBERO è colui che, in quelle cose che con la sua forza e il suo ingegno è in grado di fare, non viene ostacolato nel fare quanto ha la volontà di fare». Noi finiamo dentro uno Stato assoluto, che decidiamo ci vincoli, ma che non toglie del tutto la libertà, perché essa coesiste col potere del sovrano. Questa libertà diventa di nuovo priva di alcun vincolo quando dobbiamo difendere il nostro corpo (la nostra vita→diritto di resistenza), perché: «quando il nostro rifiuto di obbedire rende vano il fine per cui è stata ordinata la sovranità, non c’è allora libertà da rifiutare; in caso contrario sì». Ma la più grande libertà dei sudditi sta nel «silenzio della legge. Nei casi in cui il sovrano non ha prescritto una regola, il suddito ha la libertà di agire o di astenersi dall’agire a sua discrezione». Hobbes sta parlando di uno Stato positivo in cui noi, rispetto alla libertà come impedimento dall’esterno, non la perdiamo perché non siamo fermati da qualcosa di esterno contro la nostra volontà (perché quel potere lo vogliamo noi), ma la vincoliamo. «Come gli uomini, per conseguire la pace e per conservare con essa se stessi, hanno fatto un uomo artificiale, che chiamiamo stato, così hanno fatto anche delle catene artificiali, chiamate leggi civili, che essi, con mutui patti, hanno attaccato per una estremità alle labbra di quell’uomo o assemblea di uomini cui hanno dato il potere sovrano e per l’altra estremità alle proprie orecchie». La nostra libertà non viene eliminata anzitutto perché noi stessi abbiamo costruito tale catena, quindi non c’è impedimento esterno, in secondo luogo perché non siamo tolti di mezzo. La prova ulteriore è data dal fatto che riguadagniamo la libertà quando il sovrano rischia di tradire il suo mandato (attacca la nostra vita) e quando, su alcuni terreni, non ha deciso nulla come legge.
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