pexolo di pexolo
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Homo homini lupus


Lo stato di natura, così come ce lo presenta Hobbes, è un ambito in cui andiamo a mettere mani, a toccare le corde più originarie dell’antropologia umana: abbiamo direttamente a che fare con la questione se originariamente siamo buoni o cattivi gli uni nei confronti degli altri. Siamo lupi o no? La radice della relazione di reciprocità è conflittuale o meno? «Noi ammettiamo che la problematica dell’essere tra e con è di natura fondamentalmente politica; e io assumo questo primato del politico nel senso datogli da Aristotele nell’Etica Nicomachea» (Percorsi del riconoscimento). Quindi Ricoeur assume che lo stare-con e lo stare-tra è all’origine della politica, che quindi comincia con il tema del riconoscimento: esso può essere buono o cattivo. «La posta in gioco consiste infatti nel sapere se, alla base del vivere insieme, esista un motivo originariamente morale che Hegel identificherà con il desiderio di essere riconosciuto. La teoria hobbesiana dello “stato di natura” è la teoria che sottolinea come alla base ci sia un misconoscimento originario. [...] le tre passioni primitive che insieme caratterizzano lo stato di natura sono la competizione, la diffidenza e la gloria». La politica è sostanzialmente “l’un l’altro”, cioè la reciprocità-riconoscimento, Hobbes ci dice che il modo di interpretare l’un l’altro originariamente (prima della politica, cioè dell’ordine politico) è una struttura del rifiuto di riconoscimento. «Che la descrizione dello “stato di natura” sia una vera e propria esperienza di pensiero è confermato dal fatto che gli aspetti che riguardano il misconoscimento originario non risultano dall’osservazione di uno stato di fatto, ma dalla immaginazione di ciò che la vita umana sarebbe senza l’istituzione di un governo. […] la radicalizzazione in virtù della quale la paura della morte violenta viene a installarsi all’origine del lavoro di Hobbes costituisce una “esperienza di pensiero” imprevedibile nel cielo delle idee politiche e morali». Hobbes ci sta lanciando una sfida tanto forte quanto è la radicalità della sua posizione. Lo stato di natura hobbesiano ci lascia due questioni molto forti: esso è un artificio concettuale e il modo in cui Hobbes ci parla di esso ci porta ai fondamentali dell’umano, in maniera strettamente legata alla politica.
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