Hegel

1) La vita Hegel rappresenta l’esponente più importante dell’idealismo. Nato a Stoccarda nel 1770 da una famiglia luterana, vive in un periodo assai importante politicamente, che si articola tra due epoche: la Rivoluzione Francese del 1789, di cui è testimone, e l’avvento di Napoleone (che vuole diffondere gli ideali della rivoluzione francese in Europa ma sarà sconfitto a Waterloo in quanto tradì il principio di autodeterminazione dei popoli) e quella della restaurazione e del congresso di Vienna (1814/15), che intendeva restaurare lo “status quo” antecedente alla rivoluzione francese. Hegel, dopo gli studi a Tubinga (con gli amici Schelling e Holderein) fu professore in Svizzera, per poi tornare in Germania, a Francoforte, ed iniziare la carriera universitaria che lo portò alla cattedra dell’università di Berlino.

2) Le opere e il pensiero Oltre agli “scritti teologici giovanili” (pubblicati postumi nel 1906) e i “Lineamenti della filosofia del diritto” (1921), scrisse la “La fenomenologia dello spirito”, la sua opera più importante, pubblicata nel 1807. I modelli di ispirazione di Hegel furono la filosofia di Kant, Fichte e di Schelling, il neoplatonismo (con Marsilio Ficino), Spinoza e le riflessioni sulla cultura greca. Da questi modelli e dai primi scritti giovanili si può osservare la nascita del pensiero dialettico hegeliano che, come affermava anche Eraclito, si basava sulla lotta tra due principi, tesi e antitesi, armonizzati dalla sintesi. Hegel ritenne che l’origine della scissione tra ideale e reale sia collegata alla perdita di armonia tra individuo e, tipica della religione greca. Tale scissione poté essere risolta dal cristianesimo, di cui parla ne “La vita di Gesù”, e in cui, a differenza dell’ebraismo, che vive con angoscia la religiosità (Dio severo), l’amore di Cristo riconciliava l’uomo con Dio (Dio buono). In seguito Hegel si accostò alla filosofia di Schelling, affermando che alla base di tutto vi sia il principio dell’idea (o Assoluto, o Spirito), che risulta immanente, determina la storia e rappresenta la maggiore espressione della razionalità. Negli scritti della maturità assume un’importanza decisiva la dialettica, basata sul rimando necessario e reciproco tra i contrari. La sua dialettica è triatica: il rispecchiamento tra gli opposti avviene mediante un movimento reciproco di negazione e implicazione che si risolve in una totalità superiore. Nella “Fenomenologia”, Hegel intendeva studiare il modo in cui l’idea si manifestò nei diversi periodi storici. L’idea, per Hegel, si manifestava in diversi modi: all’inizio dell’umanità attraverso lo scontro (o dialettica) tra due autocoscienze: quella del servo e quello del padrone. Il padrone rappresenta un uomo tanto coraggioso al punto di rischiare la propria vita, pur di ottenere il suo servo; a lungo andare però la situazione si ribalta perché il padrone, senza il lavoro del servo, non è nulla e così il servo diventa il padrone del padrone (perché lo condiziona) e il padrone diventa il servo del servo (perché il padrone non può essere tale se non ha un servo). Poi, nel medioevo, l’idea o spirito si manifesta come coscienza infelice, perché il medioevo era caratterizzato da una fanatica religiosità, che portava l’uomo a raggiungere Dio, che però è troppo lontano. Infine, nell’Illuminismo l’idea si manifestò come ragione.

3) La concezione della razionalità del reale Hegel sostenne che “se tutto ciò che è reale è razionale, allora tutto ciò che è razionale è reale”. Se quindi l’idea è la massima espressione della razionalità e se quest’ultima genera la realtà, quest’ultima non può che essere espressione della razionalità. Il compito del filosofo per Hegel non è più quello dell’Illuminismo, cioè cambiare la società, ma studiare la società del suo tempo e cercare di comprenderla, ma anche criticarla (è solo l’idea che può cambiare i tempi), in quanto l’idea, essendo immanente, è realtà intrapsichica. L’altro cardine della filosofia hegeliana è che la verità coincide con l’intero: la verità non è un’unica immagine, una sfaccettatura, poiché l’idea, in quanto immanente, è una realtà intrapsichica o collettività. Hegel, esprimendo tale concetto, lo dimostrò con un esempio: “Un assassino viene condotto al patibolo: per il popolo comune non è che un assassino, le signore forse osserveranno che è un uomo robusto, bello, interessante; il popolo trova mostruosa questa osservazione: può essere bello un assassino? Al contrario, un conoscitore di uomini (filosofo) rintraccia le linee della formazione di quel delinquente: nella storia della sua vita, nella sua educazione, trova cattivi rapporti in famiglia tra il padre e la madre, una grande durezza nell’educazione ecc. e capisce che è un delinquente”. Dunque, il filosofo va alla ricerca dell’essere nella sua totalità, senza guardare una sola sfaccettatura come fa il popolo. Tutta la filosofia hegeliana si basa sulla visione dialettica o triatica della realtà: principio secondo il quale nella storia si ha lo scontro tra tesi e antitesi, che viene superata dalla sintesi. La filosofia hegeliana si alterna con gli altri passi della dialettica.

4) La Fenomenologia dello Spirito Hegel nella premessa sostenne che l’età moderna (Romanticismo) sia l’epoca della scissione tra la natura e lo spirito, ma anche una scissione tra uomo e società, finito e infinito, soggetto e oggetto. Gli antichi greci, secondo Hegel, avevano raggiunto l’armonia tra uomo e società, che si è persa con la modernità. Di conseguenza, l’essere umano si è sentito isolato. La Fenomenologia è il racconto del faticoso processo di formazione del sapere fino al livello più alto: il sapere assoluto, che si raggiunge nel periodo in cui egli stesso sta vivendo, nella Germania del suo tempo. Essa è articolata in tre momenti: coscienza, autocoscienza e ragione. La coscienza si divide in certezza sensibile, percezione e intelletto; l’autocoscienza si divide in rapporto servo-padrone, stoicismo-scetticismo, coscienza infelice (Medioevo); infine, la ragione, in scienza, azione individuale ed eticità (morale).

4A) La coscienza e l’autocoscienza La certezza sensibile è il sapere dell’immediato, in quanto la verità è posta nelle cose esterne all’uomo, che le considera “cose in se”. La certezza sensibile sembra la più sicura forza del sapere, ma in realtà è quella più fallace, perché è quella che studia il qui ed ora (offre una visione parziale, immediata, non vera). Rappresenta anche la forma più immediata e indubitabile di conoscenza. Inoltre, vi è un livello più elevato di conoscenza: la percezione, la quale può essere colta a un livello più ampio e viene rielaborata dall’essere umano (può essere colta “per se”) che ha di essa una visione unitaria. Infine, si ha anche un terzo momento, che è l’intelletto: il piano intellettuale consiste nel creare rapporti regolati da leggi: il soggetto organizza fenomeni e cerca di individuare una legge che avrà un valore universale. L’intelletto consiste nella percezione dell’oggetto come manifestazione di una legge generale della natura, cioè rappresenta il conoscere scientifico. L'intelletto però non ha una coscienza vera, perché conosce qualcosa che è al di fuori di se stessa coscienza ed è necessario quindi che la coscienza cerchi di conoscere se stessa e che sia capace di ritrovare una parte di se stessa nell'altro diventando autocoscienza. L'autocoscienza si relaziona con un'altra autocoscienza in un rapporto dialettico, di scontro, che il rapporto servo – padrone: il padrone, pur di pur di essere un autocoscienza dominante, rischia la vita e con coraggio diventa tale. A lungo andare, però, l'autocoscienza del servo si rende conto di essere necessaria al padrone è così decide di ricattarlo diventando padrone del padrone ed il padrone diventa servo del servo.

5) Le manifestazioni dell’idea L'idea poi si manifesta nello stoicismo, una corrente filosofica la quale afferma che non bisogna tenere la morte ed accettare le avversità con dignità; per Hegel esso rappresenta l'idea che si chiude in se stessa (orgogliosa di sé) in un aspetto altero e austero; in seguito l'idea si manifesta sottoforma di scetticismo; lo scettico è colui che dubita di tutto, ma non del fatto di dubitare. Nel Medioevo l'idea si manifesta invece sottoforma di coscienza infelice, perché tutti vorrebbero raggiungere Dio, ma si sentono consapevoli del proprio limite riconoscendosi come peccatori. L’idea si manifesta nel Rinascimento sottoforma di ragione, che si sente Dio e si identifica con il naturalismo perché vuole conoscere la natura; l'idea, diventata natura, però, non si appaga e lascia la natura abbandonandosi nel piacere, che però a lungo andare diventa illusoria; così l’idea si avvicina al sentimento (Rousseau), che però per Hegel non può elevarsi in un valore universale. L'idea così non è attaccata più neanche nel sentimento e si identifica con l'eticità, che deve essere un'idea morale fondata nello Stato, che diventa etico facendo rispettare le leggi. Il periodo migliore per l'idea è quello dell’idealismo stesso, con la consapevolezza che è l'idea a fare la storia e che determina il reale come rappresentazione della razionalità.

6) La legge dialettica Afferma Hegel che in ogni periodo storico assistiamo alla lotta tra tesi e antitesi, che vengono armonizzati dalla sintesi. La verità è nell’intero, quindi essa non può risiedere né nella tesi né nell’antitesi, ma solo nella sintesi. La dialettica hegeliana si compone in tre momenti: il primo (tesi) è definito intellettuale o astratto e coincide con la determinazione delle cose, di un concetto. La tesi afferma un concetto astratto e limitato, quindi parziale (è un livello in cui la realtà è costituita da oggetti separati e contrapposti gli uni dagli altri). Il secondo momento è quello dialettico della negazione: in esso ogni determinazione si scopre unilaterale, limitata e finita; il terzo momento è quello speculativo (filosofico, osservativo), che è il momento della negazione della negazione: al momento negativo dell’opposizione (testi) è mostrato quello positivo della sintesi; esso implica l’affermazione dell’unità delle determinazioni opposte. Naturalmente, il processo dialettico rappresenta al tempo stesso superamento e conservazione: supera la tesi e l’antitesi, ma al tempo stesso conserva una parte sia dell’una che dell’altra. Marx riprende la legge dialettica hegeliana, affermando che la borghesia (tesi) deve essere sconfitta dal proletariato (antitesi), per formare lo stato del proletariato (sintesi).

7) La dialettica hegeliana e fichtiana a confronto La dialettica hegeliana, a differenza di quella fichtiana, parte da una constatazione di tipo religioso: l’atto d’amore (aveva infatti studiato filosofia e teologia). Egli infatti afferma nella tesi: “Io pongo me stesso nell’atto di amare”; nella’antitesi: “Nel porre me stesso nell’atto d’amore io mi alieno” (alienarsi vuol dire perdere una parte di noi stessi, mi estraneo da me stesso). Nella sintesi, Hegel afferma che: “è vero che io ho perso una parte di me, ma io mi sono arricchito, arricchito dell’altro” (assisto in me, dunque, a un miglioramento). Nella dialettica hegeliana la tesi e l’antitesi sono ugualmente importanti (peso al 50% ciascuna), mentre in Fichte l’io è il fondamento (peso al 100%).

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