Il sistema del sapere in Hegel coincide con il sistema della realtà. Secondo Hegel realtà e pensiero, realtà e ragione e realtà e sapere coincidono. C’è corrispondenza tra ambito della realtà ed ambito del sapere. L’enciclopedia per Hegel suggerisce che le varie conoscenze vengono messe in sequenza ed in qualche modo le varie discipline che studiano i diversi aspetti della realtà sono tra loro in una relazione circolare e l’una deve ritrovarsi nell’altra. Va concepita in termini sistematici, il sistema del sapere deve mostrare i nessi le relazioni tra le varie discipline che sono tra loro collegate perché le parti della realtà sono collegate. Ogni disciplina sarà legata alle altre discipline. Nel sistema della realtà troviamo l’idea, la natura e lo spirito. L’insieme di queste è la realtà nella sua totalità, l’assoluto nella sua pienezza. Esiste però l’insieme dei tre, noi separiamo l’assoluto e lo disarticoliamo per comprenderlo bene. Quando ci impegniamo per comprendere la realtà noi non vediamo le connessioni ma vediamo le differenze, ci distinguiamo dal resto della natura ma tra questa e la storia non c’è relazione, o per lo meno non la vediamo subito, noi vediamo la discontinuità. Hegel ritiene che sopratutto nell’epoca ellenistica abbia trionfato la frammentazione, che non vedeva mai le connessioni. Ciò che esiste è la realtà nella sua totalità e se noi dobbiamo comprenderla dobbiamo averne la mappatura per capirne la situazione: idea, natura e spirito. In modo che il sistema del sapere ripercorra la realtà, la realtà dovrà essere logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito, in corrispondenza dell’idea della natura e dello spirito. C’è una corrispondenza anche tra queste e all’articolazione della realtà corrisponde l’articolazione del sapere. All’idea corrisponde la logica, alla natura la filosofia della natura ed allo spirito la filosofia dello spirito, e così verranno chiamate nell’enciclopedia. Le opere dove Hegel frequenta questioni di logica sono: scienza della logica e nell’enciclopedia delle scienze filosofiche, qui anche la natura e lo spirito. È la triade più generale che ci sia ed entro la quale ritroviamo tutta la realtà. Quando Hegel studia l’idea si sta occupando dell’astrazione dalla realtà empirica intesa nella sua oggettività. Ciò significa che ovunque nella realtà c’è una razionalità immanente e se noi studiamo la logica in particolare parliamo della realtà di cui la ragione è forma. Facciamo astrazione dai contenuti della realtà, sia dalle oggettivazioni della ragione nel mondo naturale che nel mondo spirituale. Se la natura sarebbe il mondo e lo spirito l’uomo, bisogna pensare quindi com’era Dio prima della creazione del mondo, considerato indipendentemente dal mondo e dall’uomo. Hegel ci aiuta ad identificare Dio quindi come una semplice possibilità logica perché in lui Dio ha un peso immanentistico, non trascendente. Soltanto se Dio crea il mondo ed uno spirito finito, si realizza pienamente. Se non ci fosse la creazione del mondo ed uno spirito finito non ci sarebbe oggettivazione. Prima della creazione Dio non è ancora pienamente ciò che deve essere, se non c’è oggettivazione non c’è autocoscienza. L’idea è un’astrazione che noi isoliamo per ragioni analitiche e di studio, ma non esiste nella realtà l’idea separata da tutto il resto, noi facciamo astrazione da tutto il resto e la isoliamo semplicemente per comprenderne la struttura. In Hegel logica e metafisica quindi coincideranno. La logica si divide in tre sezioni: logica dell’essere, dell’essenza e del concetto. Ciascuna di queste è articolata al suo interno sempre in tre momenti.

•Di che cosa si occupa? Di quale aspetto della realtà?
•Rapporto logica-metafisica?
•Articolazione movimento dialettico?
Il nostro pensiero è sempre in movimento, passa da una rappresentazione ad un’altra ed articola in parti e le mette insieme.
Se la logica si occupa dell’idea in sé, la filosofia della natura sarà l’idea fuori di sé (per sé) e studia l’idea che si è oggettivata nello spazio e nel tempo. La natura che si fa spazio e si oggettiva nella materia. Hegel non è particolarmente interessato ad approfondire lo studio della natura però non bisogna esonerarsi da questo compito. Se la natura è l’oggettivazione dell’idea, la filosofia della natura deve saperne mostrare l’articolazione razionale, mostrare come anche nella natura sia immanente la ragione e ci sia una struttura razionale. In Hegel la prospettiva finalistica non sarà originale, fa tesoro della critica Shellinghiana e considera la natura come un momento del percorso dell’assoluto ma non il più esaltante, quasi come se fosse una caduta dell’idea. La natura viene vista come “manchevole”, viene messa al secondo posto che è quasi sempre negativo in una triade, i suoi limiti sono la spazialità della natura (mette in evidenza una sorta di difficoltà tra una parte ed un’altra della natura in quanto occupandosi di una rimane esterna rispetto alle altre parti) dove ciascuna parte è esterna rispetto all’altra e non rende evidente la relazione dialettica, l’altro limite è che non hanno evoluzione, sono cicliche, rispetto all’ambito spirituale. La natura per le sue evoluzioni ha bisogno di tantissimo tempo, rispetto all’uomo che invece ha avuto un’evoluzione continua, con la loro creatività spirituale. Nella sua formazione interna si parla di meccanica, fisica e fisica organica, capiamo così che si ricostruisce il progressivo avvicinamento all’uomo, dalla meccanica alla fisica organica che studia gli organismi viventi. Tra gli organismi viventi c’è l’uomo, particolarmente interessante per Hegel, perché nell’uomo la natura diventa spirito e l’idea acquista consapevolezza. Il limite più grande della natura è che la ragione presente in natura non è consapevole di sé, mentre nell’uomo sì. Nel momento in cui l’idea è ritornata in sé, incomincia un nuovo processo, quello spirituale, dove l’uomo agisce come un soggetto spirituale. Dopo l’oggettivazione dell’idea nella natura, l’idea ritorna in sé, ed il compito della filosofia della natura è finito, dando il via a quello della filosofia dello spirito

La filosofia dello spirito studia l’idea in sé e per sé. Ha per oggetto l’idea che è ritornata in sé, il mondo umano, l’umanità e tutto ciò che gli uomini hanno prodotto in termini culturali e spirituali. Tutte le produzioni culturali che noi riferiamo all’uomo le riferiamo in una prospettiva storica, ed è ciò che noi chiamiamo storia. Dentro la storia Hegel colloca tutto ciò che ha rilevanza spirituale e culturale, perché nella storia troviamo anche la letteratura, pittura, scultura, architettura ecc. Qualunque produzione di un soggetto spirituale e cosciente trova la sua collocazione nella storia, ha una dimensione storica. Non tutte le produzioni spirituali hanno lo stesso peso e valore, non tutte restano nella nostra memoria, ma sono tutte collocate nella storia. La filosofia dello spirito ha un’articolazione triassica: spirito soggettivo, oggettivo ed assoluto. Nella filosofia dello spirito soggettivo Hegel studierà principalmente l’individuo, un soggetto spirituale individuale considerato astrattamente, indipendentemente dalle relazioni sociali, dalle istituzioni politiche ecc. Un soggetto spirituale che si auto realizza indipendentemente dagli altri non esiste, ciascuno di noi si auto realizza sempre all’interno di un contesto praeter individuale, regolato da norme, principi morali e leggi civili. Lo spirito soggettivo è un’astrazione, non esiste un soggetto spirituale individuale fuori da un contesto praeter individuale, ma Hegel parte dallo spirito soggettivo per la solita esigenza di isolarlo per studiarlo nelle sue caratteristiche spirituali, mostrando il percorso di auto realizzazione di un soggetto spirituale individuale. Nello spirito soggettivo lui si occupa di anima, studiata dall’antropologia, coscienza studiata dalla fenomenologia e spirito studiato dalla psicologia. L’evoluzione dell’anima (forma aurorale della coscienza) allo spirito è ciò di cui si occupa, il momento in cui un essere vivente inizia a prendere coscienza di sé, ma è ancora una forma di passaggio, tra vita naturale e spirituale. Nella coscienza il passaggio è avvenuto, arrivando allo spirito, che diventa: teoretico, pratico e libero. Lo spirito libero è il superamento dei primi 2. Attraverso l’attività teoretica cerchiamo di ridurre la distanza tra noi e gli oggetti, cerchiamo di capirli e farli nostri. Nel momento in cui li abbiamo conosciuti, cerchiamo di modellarli e ci imponiamo sugli oggetti. Lo spirito libero è la coincidenza tra soggetto e oggetto, e noi capiamo la nostra libertà ed indipendenza dal mondo, comprendendo questo rapporto e la continuità tra attività teoretica e pratica. Siamo pronti ad interagire con gli altri in un contesto praeter individuale, lo spirito libero opera in un contesto inter soggettivo, caratterizzato dall’interazione tra individui. Nello spirito oggettivo si occupa di diritto astratto, moralità ed eticità. Quando descrive questa mappa parla delle istituzioni sociali economico-politiche del vivere insieme, ma queste istituzioni non sono indipendenti da un contesto giuridico-morale, cioè che i rapporti tra di noi sono sempre regolati da norme giuridiche. La convivenza tra più individui non sarebbe possibile se non ci fossero norme giuridiche, perché sarebbe la guerra di tutti contro tutti. Sulla moralità Hegel riflette sul peso che ha sull’agire su ognuno di noi la legge morale, che implica il regolamento dei rapporti obbedendo alle leggi morali. Il passo successivo è quello dell’interiorizzazione dei principi che regolano l’agire, la dimensione morale che non può essere confusa con quella giuridica ed il fatto che Hegel le metta insieme significa che secondo lui devono in qualche modo integrarsi ed essere composte. L’eticità riguarda le istituzioni sociali, economiche e politiche in cui si oggettiva lo spirito. Lo spirito oggettivo è la più alta forma di oggettivazione dello spirito, naturalmente un oggettivazione in produzioni spirituali e lo stato è quella più alta. Lo spirito si concretizza in istituzioni che sono la famiglia, la società civile e lo stato, suddiviso in diritto statale interno, esterno e storia del mondo. Hegel analiticamente parte dalle singole parti, però scomporre l’intero nelle sue parti. La forma più alta dell’oggettivazione sarà quindi la storia del mondo. Lo spirito assoluto si divide in arte, religione e filosofia, ed è la forma più alta dell’auto comprensione dello spirito, ossia lo spirito è pienamente cosciente di sé. Nell’arte lo spirito esprime la propria auto comprensione nella forma sensibile e lo spirito comprende sé stesso in modo immediato; la religione è la comprensione del vero nella forma della rappresentazione, rappresenta la verità raccontata attraverso delle storie; con la filosofia la verità viene compresa con la sua forma più adeguata, quella del concetto, quindi compresa ed espressa in termini concettuali. Arte, religione e filosofia sono differenti per la forma ma hanno tutte lo stesso contenuto, la verità assoluta. Tutte queste sono tentativi di elaborare una visione del mondo, ossia l’auto comprensione da parte degli uomini rispetto alla loro stessa storia. Quando parliamo di visioni del mondo stiamo parlando del livello di auto comprensione che l’umanità ha in un determinato periodo.

L’eticità e la sua struttura: le sezioni dell’eticità sono lo stato, la famiglia e società civile, sono l’articolazione interna dello spirito oggettivo, il secondo momento della triade dello spirito. I primi due momenti dello spirito oggettivo ossia il diritto astratto e la moralità regolano i rapporti tra gli individui, su due versanti differenti, nel senso che il diritto astratto li regola da un punto di vista interpersonale, tenendo separati gli individui gli uni dagli altri. La moralità comporta un’interiorizzazione delle norme alla ricerca di una sorta di principio universale, riportando nella norma e ad un principio universale, ricercato nell’interiorità. Riporta quindi il discorso in una sfera interiore. Queste due prospettive devono concorre, dobbiamo quindi trovare istituzioni in cui l’universalità del valore morale incontra la particolarità del diritto, ossia la forma del diritto che incontra un contenuto morale. Entrano in qualche modo in una dimensione inter soggettiva che porta a superare i confini della particolarità. Il primo momento in cui l’individuo deve rapportarsi a noi, la famiglia, dove uno non può essere indifferente all’altro. I momenti interni alla famiglia sono fondamentalmente 3 e sono facilmente identificabili, hanno a che vedere con il matrimonio, la cura del patrimonio e l’educazione dei figli. Questi sono gli interessi che si considerano dentro una famiglia, e questa articolazione ci restituisce il contenuto della vita familiare. I doveri reciproci e le relazioni sono tutti contenuti concreti, infatti in una famiglia ci si preoccupa gli uni degli altri rispetto ad un benessere materiale e la formazione spirituale e morale dei figli. Dalla famiglia si passa alla società civile perché i figli crescono e vanno a formare altre famiglie, ed il terreno su cui le altre famiglie si incontrano e scontrano è la società civile perché ogni famiglia costituisce un nucleo familiare e la famiglia che considera Hegel è già quella moderna: genitori e figli. Nella società civile ogni nucleo familiare costituisce una sorta di individuo sociale, ossia che infondo proprio perché tutela il matrimonio, tutela i propri interessi particolari e lo fa entrando in competizione con le altre famiglie, poiché ciascuna famiglia è portatrice di interessi di parte. Questo momento è infatti quello dialettico, negativo, quello dello scontro in cui le famiglie dentro una società civile sono in una relazione dialettica e ciascuna cerca di affermare il proprio interesse di parte. Hegel fa la distinzione tra borghese (portatore di interessi particolari) e cittadino (interessi universali). Hegel dà allo stato il compito di mediare tra gli interessi particolari e di risolvere i conflitti sociali e rendere possibile quella società dove individuale ed universale devono coincidere, e per lui solo lo stato può riuscirci. Sostiene che anche dentro la società civile ci siano dei fattori di coesione, ossia qualcosa che unisce, e sono determinati inizialmente da interessi e convenienza, ma fungono comunque da elementi unificanti. Questi fattori sono: inter dipendenza economica, la diffusione della cultura (diffusione della cultura tecnico-pratica) che è una circolazione di informazioni, che quando girano metti in comunicazione le persone tra di esse e le avvicini, divisione in classi, perché la società è formata da classe contadina, industriale ed universale (funzionari pubblici). La divisione in classi in qualche modo dà l’idea dell’articolazione interna della società e di un’aggregazione intorno ad una stessa classe di individui che compiono lo stesso lavoro, ossia una complementarità tra le diverse funzioni che si svolgono in una dimensione collettiva. Tutto questo ha a che vedere con il sistema dei bisogni, nel senso che questo è l’insieme delle modalità attraverso le quali noi risolviamo problemi di carattere economico-sociali, in un contesto inter soggettivo. Il passaggio successivo dopo il sistema dei bisogni è l’amministrazione della giustizia, che in Hegel è qualcosa che non viene esercitato all’interno dello stato ma dentro la società civile, non viene considerato uno dei poteri dello stato. L’amministrazione della giustizia opera dentro la società civile perché dentro di essa, terreno di scontro, sarà necessario che qualcuno ristabilisca la legge quando questa venga violata e che tuteli gli interessi di ciascuna parte quando vengano derisi. Ristabilire l’interesse del singolo quando questo sia stato calpestato non va soltanto nella direzione di risarcire il singolo che è stato offeso, ma ha a che vedere con la tenuta della società civile. L’amministrazione sarà quindi funzionale alla tenuta della convivenza civile, l’universalità in qualche modo deve coincidere con l’istanza individuale. Dopo l’amministrazione della giustizia vi sono la polizia e le corporazioni. La polizia va intesa come amministrazione pubblica, ed ha la funzione di tutelare la sicurezza dei cittadini, vigilando affinché niente turbi l’ordine pubblico. La funzione della polizia sarà quindi quella di prevenire i reati e questa sezione va intesa come l’amministrazione pubblica tesa a prevenire tutto ciò che comprometta l’ordine e la serenità dei singoli. L’ultimo fattore di coesione sociale interno alla società civile è quello delle corporazioni, che Hegel accosta alla polizia, e sono associazioni di lavoratori e di datori di lavoro che tutelavano gli interessi legato all’esercizio della loro professione. Hegel confida molto in questo sistema anche se questo non è sufficiente, deve esserci comunque lo stato, ma comunque sono il livello più alto di coesione sociale possibile dentro la società civile. Questo perché dentro le corporazioni ci sono coincidenze di interessi tra più persone ed il fatto che ci siano sia lavoratori che datori di lavoro evita qualunque conflittualità interna. Dentro la corporazione gli individui imparano a collaborare e superare un’ottica esclusivamente individualistica scoprendo che i propri interessi saranno tutelati e affermati quando saranno affermati gli interessi di tutti. Non è sufficiente perché questi tutti sono quelli che simboleggiano una parte della società ma è comunque un esercizio importante per superare un’ottica individualistica. L’obiettivo è quello di neutralizzare la conflittualità sociale. La società civile non è sufficiente a sé stessa, nel senso che per quanti fattori di coesione sociali possano esserci, la società ha una struttura particolare ed è necessario lo stato, la massima oggettivazione dello spirito. Hegel in questo si richiama alla tradizione di Hobbes, non ha in mente lo stesso tipo di stato, non è di tipo assoluto, e sembra che si deve lo stato ad un accordo tra individui, invece per lui lo stato viene prima dell’individuo ed è una sorta di prospettiva sbagliata pensare che siano gli individui a determinare lo stato. Lo stato, non è uno qualunque, bensì uno razionale in cui lo spirito possa affermarsi ma l’affermazione dello spirito è l’affermazione di un soggetto libero dove lo stato non può essere liberticida, ma dev’essere uno stato che rende possibile la libertà nel suo massimo grado. Lo stato razionale sarà quindi quello costituzionale, che si organizza e si definisce in istituzioni, e la dimensione ideale sarà quella di uno stato monarchico costituzionale in cui noi abbiamo rispettata la dimensione dell’universalità della legge. Un’assemblea per il potere legislativo, un governo per il potere esecutivo ed un sovrano in cui ritrovare in qualche modo la sintesi, ossia il sovrano deve essere la rappresentazione di quel soggetto inteso non come individuo determinato ma quasi come la manifestazione dell’unità dello stato. Il sovrano è colui che alla fine prende le decisioni ed assume su di sé la responsabilità della decisione, esercita un potere nell’interesse non proprio ma in quello di tutti. In uno stato noi abbiamo una comunità ampia e questa sarà possibile se ci saranno istituzioni praeter individuali e politiche che rendano possibile una composizione tra gli interessi di singoli cittadini e l’esercizio del potere dello stato. Esercitando il potere politico le varie figure istituzionali esercitano il potere nell’interesse della collettività e rendono possibile ricondurre molti in uno stato. Non esiste secondo Hegel nessuna mediazione possibile, e nel diritto statale accade che o gli stati stanno tra loro in relazioni pacifiche oppure entrano in conflitto e si afferma il più forte. Il terreno sarà la storia del mondo che deciderà chi è il più forte, però in realtà lui quando cerca di definire il profilo dello stato dominante mette in evidenza che questo è quello che porta alla sua espressione più alta lo spirito, che esalta quindi la libertà, ed è questo lo stato razionale.

Agli occhi di Hegel nello stato il singolo deve trovare la propria possibilità di autorganizzazione libera. Hegel prospetta la possibilità che nello stato individuale ed universale coincidano. Non è così sbagliato, perché se noi non uscissimo dalla società civile non usciremmo dal recinto delle nostre aspirazioni perché ciascuno cercherebbe di affermare se stesso anche contro gli altri. Lui ragiona in termini storici, è sul terreno della storia che poi si afferma lo spirito e quindi è sul terreno della storia che questo diviene via via più libero insieme all’individuo che nello stato si riconosce. La storia è la dimensione più importante per Hegel, ed è nella storia che si risolvono i conflitti negli stati. Il secondo momento dello stato (diritto statale esterno) riguarda il rapporto tra gli stati e qui Hegel è pessimista, non crede che si possa arrivare a definire un diritto internazionale, sarà inefficace, perché tra gli stati non c’è un’istituzione che sia capace di mediare nel rapporto tra gli stati. In uno stato di natura si afferma così il più forte, e non c’è la possibilità di evitare la conflittualità quando questa si manifesti. Hegel pur mostrando un certo crudo realismo nell’affermare che è con la guerra che si distingue lo stato ed il popolo dominante, considera la superiorità di quel popolo dominante in termini spirituali e culturali piuttosto che in termini militari: la forza di un popolo non dipende dalla sua forza militare, ma il popolo dominante è quello che ha espresso nei termini più elevati lo spirito del popolo in quel momento lì. Se negli imperi orientali la libertà era di uno solo, se nel mondo greco romano la libertà era di pochi, nel mondo germanico la libertà è di molti, quasi di tutti. Tutti e ciascuno si devono sentire liberi in uno stato razionale. Distingue così vare epoche storiche, in alcune opere distingue tra mondo greco e mondo romano, facendo in modo che si individuino 4 epoche storiche. Parla di un motivo comune a tutta la storia, tutto l’insieme degli eventi storici che vanno messi in relazione gli uni con gli altri, e tutto ciò accade perché deve accadere e perché c’è una regia implicita nella storia. Regista della storia è la ragione, lo spirito, che opera stando all’interno della storia. Hegel parla dell’astuzia della ragione: la ragione si serve delle passioni, ambizioni ed aspirazioni dei singoli individui ed in modo particolare di quelli speciali, che diventano poi protagonisti della storia. Siamo nell’ultimo momento della storia del mondo. Ciascuno di noi persegue le proprie aspirazioni ed inconsapevolmente concorre a determinare il corso degli eventi; se in noi non ci fosse un momento di composizione il corso degli eventi avrebbe un andamento casuale, irrazionale ed insensato. Indica in Napoleone un individuo cosmico, “lo spirito del mondo a cavallo”, che porta i suoi ideali di rivoluzione in tutta Europa, è un progetto che determina il corso degli eventi. Questi individui cosmici portatori di progetti anche audaci che mettono a rischio la loro stessa incolumità possono essere o premiati o puniti dalla storia, sono quelli che rompono l’ordinario, che portano nella storia un elemento di rottura. Tutti noi siamo individui conservatori, tendiamo ad identificarci nella visione del mondo determinate e tendiamo a conservare lo stato delle cose. Le conservano fino a quando non sia diventata evidente l’irrazionalità, quando qualcuno capisce che quella condizione non dev’essere conservata ma criticata e messa in discussione. Noi possiamo considerare che individui critici nei confronti del proprio tempo ce ne siano stati diversi, ma la ragione non si è servita di loro perché altrimenti questi avrebbero vinto. Il successo quindi è una sorta di conferma del fatto che la ragione sia o non sia dalla loro parte. La maggior parte degli individui sono conservatori, gli altri sono critici. Alcuni hanno il favore della ragione, e vinceranno, ed altri no. Il successo è solo finché la ragione li accompagna, quindi un successo determinato. Se ci sarà una rottura ci sarà la ricomposizione che toglierà l’elemento negativo, la problematicità dello scontro, e conserva invece i contenuti spirituali. “Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale”, qualunque evento storico ha una sua ragion d’essere, la ragione si realizza nella storia per cui se la vogliamo capire dobbiamo aspettare che il processo storico sia arrivato a compimento. La comprensione della storia è un compito che spetta alla filosofia, che comprende il proprio tempo in termini concettuali in forma di pensiero. 
L’auto comprensione dello spirito avviene attraverso 3 forme: arte, religione e filosofia. Hanno un identico contenuto ma forma differente, l’arte è l’auto comprensione nella forma sensibile ed immediata, la religione nella forma della rappresentazione e la filosofia nel concetto. La differenza tra queste tre forme è legata alla maggiore e minore adeguatezza tra forma e contenuto, la forma più adeguata sarà quindi il concetto. In ogni epoca la filosofia è la forma di auto comprensione più alta. Il compito della filosofia è capire la realtà, capire il proprio tempo, infatti i filosofi vedono prima degli altri il senso di ciò che è accaduto quando ancora per gli altri non è evidente. L’auto comprensione dell’assoluto o dello spirito è quello che poi noi concretamente chiamiamo visione del mondo (Weltanschauung). Quando consideriamo che i filosofi definiscono la Weltanschauung non ha un contenuto esclusivamente filosofico, e consideriamo contenuti artistici (arte figurativa, letteratura, musica) come produzione spirituale così come non possiamo concepire la visione del mondo se non consideriamo i sistemi di credenza religiosa. Arte, religione e filosofia concorrono a definire la visione del mondo ma è la filosofia che rimette tutto insieme ed elabora una sintesi, per cui esiste anche la filosofia dell’arte e della religione. La filosofia ha però come contenuto anche le altre due forme, per cui i filosofi riescono a ricomporre in una sintesi unitaria tutte le produzioni dello spirito. Hegel nell’estetica scrive “lezioni di estetica” ed individua 3 forme di arte: simbolica, classica e romantica. Sono tutte forme d’arte, e l’arte è l’auto comprensione dello spirito in forma sensibile, ossia qualunque opera d’arte è insieme di un contenuto spirituale ed una forma sensibile. In tutti i casi consideriamo il rapporto tra forma sensibile e contenuto spirituale, la differenza tra queste 3 forme d’arte è legata dal diverso rapporto tra forma sensibile e contenuto spirituale. Tra queste 3 forme quella che armonizza completamente è quella classica, dove forma sensibile e contenuto spirituale sono perfettamente adeguati l’uno con l’altro. La forma sensibile esprime esattamente tutto il significato spirituale, che è in perfetto equilibrio. Il contenuto spirituale non verrà perciò espresso bene perché non ben compreso, un’insufficienza della comprensione del contenuto spirituale e la forma sensibile viene accentuata a compensare questa manchevolezza. Il contenuto spirituale sarà troppo profondo nella verità religiosa, in Cristo, si è interiorizzato. Nella forma dell’arte classica lo squilibrio viene raggiunto perché in fondo gli dei greci sono umanizzati, è l’idealizzazione del corpo umano, la bellezza perfetta. La forma d’arte romantica è quella in cui lo sforzo della comprensione della verità è quello più sincero, quella più convincente sarà perciò sopratutto la letteratura perché racconta storie. Il significato spirituale diventa in qualche modo le azioni dei personaggi. Si parla quindi di morte dell’arte, come se non fosse più possibile trovare una forma adeguata al contenuto spirituale, e quindi si passa ad un altra forma di auto comprensione dello spirito: la religione. La religione auto comprende ed esprime questa auto comprensione, rappresenterà così la verità, raccontando, viene così raccontata in forma mitologica. In ogni epoca i filosofi di quell’epoca hanno elaborato l’auto comprensione di quell’epoca più elevata fino a quel momento. Hegel dice che fino ad ora sono arrivati fino a quel momento, e poiché la “nottola di minerva spicca il volo al crepuscolo” questo processo è andato a compimento.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email