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Hegel, Georg Wilhelm Friedrich - Fenomenologia dello spirito (2)

Hegel viene presentato come il filosofo del romanticismo poiché diede una nuova importanza alla storia, che ci descrive come “MANIFESTAZIONE DELLO SPIRITO”.
Egli respinge tutti i contenuti sentimentali e passionali del romanticismo e ci dà una rappresentazione realistica della realtà. La sua filosofia attinge da Kant e dall’illuminismo, e condivide opinioni con i suoi contemporanei Fichte e Shelling. Egli ci dà un sistema filosofico che a suo parere deve rappresentare l’apice della storia filosofica, con una forma così complessa che all’interno del suo pensiero non possono essere fatte modifiche o aggiunte; è completo così come ci viene fornito da lui.

Vita
Hegel nasce a Stoccarda nel 1770 da una famiglia luterana. Studia all’università luterana più prestigiosa della Germania del tempo conoscendo in questo frangente Shelling, del quale diventò grande amico. Accolse in maniera positiva le idee rivoluzionarie francesi e mise a confronto tali idee con quelle conservative rivalutando le idee di uno stato e di una chiesa forte.

Formò una sua dialettica riguardo ai due caratteri politici opposti (stato forte e rivoluzione), sostenendo, dopo una lunga analisi, che entrambi sono sbagliati e cercò una mediazione tra i due opposti.
Analizzò, nell’ambito della storia dell’umanità, le differenziazioni culturali delle diverse tappe storiche, e vide una differenza di alti e bassi tra i vari periodi.
Ultimati gli studi divenne precettore privato e cominciò a scrivere e produrre numerosissime opere, di cui le prime furono di ispirazione cristiana (periodo degli scritti teologici).
Successivamente a tali studi vide nel cristianesimo numerosi aspetti positivi e rivalutò i contenuti della religione cristiana. A trent’anni divenne insegnante all’università, e in tale periodo elaborò una critica contro la filosofia degli amici Fichte e Shelling distaccandosi da loro.
Si occupò anche di natura ed astronomia, applicando la dialettica anche in quest’ambito, difatti egli sostenne che non può essere studiato un pianeta in funzione di se stesso ma solo in relazione ad altri pianeti.

La fenomenologia dello spirito
Nel 1807 venne stampata la sua opera più importante: “LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO”. Successivamente uscirà anche “L’ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO”.
Nella prima opera egli parla dell’evoluzione dello spirito nella seconda egli tratta il suo sistema filosofico.

La fenomenologia venne usata anche da Kant per indicare il fenomeno, ovvero ciò che appare ed è conoscibile; con Hegel il significato del termine cambia, non c’è più una distinzione tra fenomeno e noumeno come per Kant, perché il fenomeno viene visto come la rappresentazione della cosa in sé ovvero il noumeno. Quindi per Hegel la fenomenologia è il modo di manifestarsi dello spirito.

La fenomenologia è un romanzo di formazione filosofica dell’uomo, del suo spirito che dà prima una conoscenza vaga che in seguito si trasforma in conoscenza vera, sapere assoluto.
Secondo Hegel la scienza a differenza della filosofia non spiega le cause di ciò che accade poiché ha una funzione esclusivamente descrittiva. La filosofia è lo spirito assoluto stesso che, per mezzo dell’autocoscienza umana, pensa sé stesso e giunge alla consapevolezza di sé.
La guerra per il filosofo è necessaria, e facendo riferimento ad Eraclito, la presenta come il conflitto alla base dell’evoluzione.
Hegel sostiene la perfetta identità di filosofia e storia della filosofia, mettendo in ordine cronologico tutti i modi in cui si è manifestato lo spirito nel tempo. Egli ci parla di FIGURE, ovvero i momenti della storia che rappresentano lo sviluppo dello spirito.
Il filosofo sostiene che quello in cui ci troviamo è il migliore dei mondo possibili perché è guidato e voluto dalla ragione; egli sostiene inoltre che non esiste una differenza tra cosa in sé e cosa che appare, poiché la prima è la RAGIONE e la seconda è l’EFFETTO DELLA RAGIONE.

Ciò che è, è razionale.
Ciò che è razionale, è reale.

Nelle fasi della dialettica, la sintesi non elimina la tesi o l’antitesi, ma la conserva (AUFHEBUNG: SUPERARE CONSERVANDO). Per Hegel il mondo è un unità in cui un singolo elemento non ha significato se non in rapporto ad altri.
Per Hegel a determinare la storia sono lo spirito e l’astuzia della ragione (la provvidenza di vico). Egli è un sostenitore della rivoluzione francese ma non appoggia il periodo del terrore; incontrando napoleone dirà di aver incontrato il vero spirito della storia poiché lo considera strumento dell’astuzia dello spirito. Hegel ha una visione molto chiusa della storia, diversamente da vico, perché è certo che l’apice dello sviluppo dello spirito, ovvero della storia, coincida con il suo tempo, con lo stato prussiano che reputa lo stato per eccellenza, e con la popolazione prussiana, la più evoluta. Egli è convinto che la filosofia abbia raggiunto il massimo livello colui, che si considerava “il filosofo per eccellenza”. Tutti gli eventi che noi studiamo nella storia, sono chiamati da Hegel FIGURE, che rappresentano i vari percorsi dello spirito.
Egli esclude qualsiasi tipo di casualità e riporta tutto al divenire che si fonda sulla dialettica caratterizzata da tesi, antitesi e sintesi. Per il filosofo la dialettica è l’unica realtà che rappresenta il modo di essere, di manifestarsi, dello spirito.
Dalla “fenomenologia dello spirito” esce la concezione del mondo secondo il punto di vista hegeliano: egli fa una ricostruzione del percorso che compie la coscienza, che inizialmente fornisce una conoscenza parziale ed infine si arriva ad una razionalità assoluta.

La fenomenologia è il modo di manifestarsi dello spirito ovvero della ragione; il fenomeno nel linguaggio hegeliano è la storia. Egli studiò l’essere nel modo in cui appare nei vari momenti della sua evoluzione. Lo spirito, secondo Hegel, progredisce da un livello elementare (conoscenza sensibile) ad uno progredito e perfezionato (conoscenza dell’assoluto).
Attraverso la storia, possiamo conoscere tutte le tappe di evoluzione dello spirito che progredisce parallelamente allo sviluppo dell’uomo: lo spirito ha le prime conoscenze attraverso le sensazioni e in fine arriva alla percezione che trova compimento nell’intelletto con la formulazione delle idee.

Le tappe della fenomenologia sono:
1. coscienza (età preistorica).
2. autocoscienza (prime aggregazioni sociali).
3. ragione (rinascimento).
4. spirito.
5. religione
6. sapere assoluto (l’età in cui vive Hegel).

I principi di queste tappe non necessariamente sono presenti solo nel periodo a cui coincidono, ma possono essere presenti anche in altri momenti. Ognuna di queste tappe si evolve in maniera dialettica, dividendosi in tante tesi-antitesi-sintesi, sino a produrre la tappa successiva.
Prima fase del processo fenomenologico: la prima fase di questo procedimento fenomenologico è la coscienza che parte da una tesi fornita dalla sensibilità, ovvero l’esperienza immediata, a cui viene contrapposta come antitesi la percezione, ovvero quando si và oltre all’illusione della sensibilità, ed infine si arriva alla sintesi che appunto la coscienza, ovvero l’intelletto.
Mentre la sensibilità è immediata, e non sempre mi porta alla verità, la percezione nega l’esperienza immediata ma ne mantiene i ricordi.

La percezione è la rielaborazione delle varie esperienze sensibili.
Una volta giunti alla sintesi data dall’intelletto esso assumerà a sua volta la forma di tesi a cui sarà contrapposta un'altra antitesi e così via, procedendo sempre in modo dialettico.
Seconda fase del processo fenomenologico: egli presenta questa tappa in tre fasi: contrapposizione di servo e padrone, contrapposizione della scuola stoica e scuola scettica, contrapposizione tra dio e uomo. Questa è la fase dell’autocoscienza; il passaggio tra coscienza ed autocoscienza è il più significativo. L’autocoscienza è determinata dal rapporto del singolo nei confronti della comunità, e si ha quando quest’ultima riconosce il singolo individuo.
Per spiegare questo passaggio fa riferimento alla società feudale del medioevo, in cui erano presenti nobili e servitori. I servitori secondo Hegel servono il nobile per ottenere la sua protezione, quindi sono loro stessi che si mettono sotto il servizio del padrone. Il passaggio fondamentale è dato da un inversione di ruoli: in realtà sono i servi che consentono al nobile di vivere grazie al loro lavoro, lavorando essi agiscono sulla natura per trarne ciò che serve, il padrone è dunque servo del servo, poiché da esso dipende la sua vita, in quanto è legato al suo lavoro.
Se l’autocoscienza dunque è determinata dal riconoscimento del ruolo del singolo nel gruppo, il servo, vedendosi riconosciuto il suo ruolo determinante per la vita e la realtà del padrone, potrà affermare di essere indipendente.
Un altro esempio riportato per spiegare questa tappa è quello della COSCIENZA INFELICE, in cui cerca di spiegare il ruolo del cristianesimo nel mondo, o meglio, nel medioevo. La coscienza infelice è rappresentata secondo Hegel, dalla religione ebraica. Nel rapporto tra uomo e dio, l’uomo si sente impossibilitato a raggiungere dio, dunque da esso si sente schiacciato, così la sua conoscenza diventa infelice e causa sofferenza. Con la venuta di cristo, e attraverso il suo sacrificio, è stata riscoperta l’unione tra uomo e dio. Infatti cristo, essendo anche uomo, e in quanto tutti gli uomini si identificano con cristo, con il suo sacrificio è riuscito a riscattare l’offesa dell’uomo a dio rappresentata dal peccato originale. Ma cristo, essendo anche dio, fornisce a tutti gli uomini, che si identificano con lui, una parte di dio. Ne consegue che non esiste una distanza incolmabile tra uomo e dio, ma si può parlare di convivenza. La sintesi tra dio e gli uomini è dunque cristo; e il cristianesimo rappresenta il superamento della coscienza infelice.
Terza fase del processo fenomenologico: una volta che l’uomo con l’autocoscienza ha acquisito la consapevolezza, passa all’uso della ragione che trova il suo fondamento nel rinascimento.
Lo strumento della ragione è la logica che utilizza la dialettica, che per Hegel è il motore del divenire.
La ragione si divide in: natura, ovvero il soggetto, psiche, che è l’oggetto, e le leggi dell’azione morale che sono la sintesi, ovvero la coincidenza tra pensiero ed essere.
Quando si parla di ragione si parla di ragione singolare, da cui si passa alla ragione collettiva o universale, che si identifica con lo spirito. Anche lo spirito, come evoluzione storica, ha dei momenti negativi, come il periodo de “terrore”. In questo momento si prende coscienza della articolazioni interne dello spirito che ha dentro di se momenti positivi e momenti negativi, e l’uomo riscopre in queste fasi alternate la religione, che si realizza nell’assoluto, di cui è la rappresentazione. Tale rappresentazione risulta inadeguata ad esprimere il concetto di spirito, poiché nel momento in cui viene rappresentato qualcosa ciò implica che la cosa rappresentata sia diversa dalla cosa da rappresentare, e ciò non è possibile poiché tutto deve tendere ad un unità.
Questa differenza tra uomini e spirito viene superata con il sapere assoluto: uno spirito che non rappresenta qualcosa da cui è diverso, ma uno spirito che pena a sé stesso, in cui sia presente oggetto e soggetto del sapere, uno spirito che si identifica con il concetto, non con la rappresentazione.

Le tre fasi passano da un momento interiore soggettivo (IDEA IN SE), ad un momento oggettivo esteriore (IDEA PER SE), ad un momento che comprende entrambe le parti.

Filosofia dello spirito: SPRITO SOGGETTIVO (individuo); SPIRITO OGGETTIVO (istituzioni); SPIRITO ASSOLUTO (risolve l’apparente conflitto tra soggetto e istituzioni).
Lo spirito assoluto è la ragione infinita che diventa consapevole di sé stessa in tre momenti: arte, religione e filosofia.
Con l’arte Hegel ritorna al concetto di Plotino, il quale sosteneva che l’arte è uno dei momenti necessari per il ritorno all’uno. Questo è il momento in cui viene attraversata l’intuizione sensibile, e viene colto l’assoluto nella realtà che và oltre l’apparenza. La poesia per Hegel è la massima forma d’arte.
La religione invece è il momento della rappresentazione, tutte le forme di rappresentazione delle religioni positive.
La filosofia infine, è l’elemento che serve a superare i limiti della religione. La filosofia non arriva però all’assoluto con la stessa strada che prendono arte e religione, ma ci arriva attraverso il concetto.

Filosofia della natura: da qui parte l’idea che la tesi esce da se stessa (idea),dove l’antitesi è la natura che è l’idea che esce fuori di se.
la tesi è dunque l’idea intesa come concetto, l’antitesi è la natura che è l’idea fuori di se e la sintesi è lo spirito ovvero la natura consapevole.
La conclusione dell’idea in sé e fuori di sé è dunque lo spirito, che mette insieme i due elementi, e che si presenta come natura che ha acquistato la consapevolezza di sé.

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