pexolo di pexolo
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Concezione estetica di Hegel


Il primo ad usare questo termine è Baumgarten, che aveva pubblicato intorno al 1750 un’opera intitolata Aesthetica. Esso deriva da aìsthesis, che indica qualcosa (opera d’arte, bellezza) con cui l’uomo entra in rapporto attraverso i cinque sensi: pertanto, essa inerisce alla scienza della percezione, ossia è legata alla scienza della conoscenza sensitiva (da Aristotele fino a Lessing l’arte era considerata dal punto di vista del suo effetto, cioè di quei sentimenti che suscitava nell’uomo, del processo psichico che in lui determinava→catarsi; questo modo di considerarla era sfociato nella Critica del giudizio, dove l’autore si chiedeva quali fossero i princìpi del giudizio estetico: se nei tempi precedenti era ritenuto ovvio che il punto di partenza per determinare l’essenza dell’arte fosse la percezione ed il sentimento suscitato nel soggetto, Kant pone questo tema al centro della sua riflessione critica; attraverso Schelling e Solger si compie un primo passo verso una filosofia oggettiva dell’arte, il cui punto culminante si raggiunge con Hegel). Dopo il 1800, questo termine rimarrà in uso per il nome di una scienza che, tuttavia, non ha più lo stesso significato. Hegel, sebbene preferisca parlare di «filosofia della bella arte», afferma di potersi accontentare di questo termine anzitutto perché lascia indifferente il suo oggetto di studio e, in secondo luogo, perché è entrato a far parte del linguaggio comune. Tuttavia, se è un qualcosa che si occupa del sensibile, se è indissolubilmente legata ai cinque sensi, si potrebbe obiettare a una tale estetica la pretesa di avere un valore universale; l’estetica hegeliana ambisce ad essere una trattazione scientifica dell’arte, una Kunstwissenschaft (scienza dell’arte: laddove con il termine “scienza” siamo abituati ad intendere un rapporto quantitativo con la realtà, Hegel lo usa in modo equivalente al termine “filosofia”): il termine estetica vuole indicare, nel suo nuovo significato, una filosofia della bella arte, ossia, del ruolo che assume l’arte nell’assolutizzarsi dello Spirito, nell’odissea verso l’Assoluto. «Ben lungi perciò, dall’essere mera parvenza, ai fenomeni dell’arte si deve ascrivere di contro all’effettualità abituale una più elevata realtà e una più vera esistenza».
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