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Gianbattista Vico

Gianbattista Vico nacque a Napoli nel 1668.Durante l’infanzia una frattura al cranio gli impedì di proseguire gli studi per ben tre anni e, nel 1681, abbandonò definitivamente la scuola per diventare uno studente autodidatta e concentrarsi sugli studi di logica, grammatica e giurisprudenza. Il 1699 fu un anno molto intenso per Gianbattista, che ottenne una cattedra d’eloquenza all’università di Napoli, aprì uno studio di retorica privato e si sposò. Nel 1710 entrò a far parte dell’arcadia, ma non ne abbracciò del tutto il petrarchismo, orientandosi piuttosto verso uno stile arcaicizzante, tipico della cultura napoletana dell’epoca, e ad un forte senso storico. Pubblicò in compendio la “Scienza nuova”, primo scritto della sua piena maturità, nel 1725. Negli stessi anni scrisse la sua autobiografia, nel 1735 divenne storiografo regio e nel 1744 riuscì a far pubblicare per intero la “Scienza nuova”.Morì nel gennaio dello stesso anno.
Per lui la nuova scienza era la storia. Egli condivideva il metodo induttivo galileiano, ma mentre lo studioso pisano lo applicava alla natura, il Vico lo applicò alla storia,; egli fu un vero e proprio precursore del suo tempo, ed il suo pensiero si diffuse in Italia soprattutto grazie agli esuli napoletani emigrati a Milano dopo il fallimento dei moti del 1799.
Secondo il Vico, tutti i popoli, pur differenziandosi per l’età in cui si svilupparono, per l’area geografica e molti altri fattori, hanno avuto un percorso comune con:
- UN INIZIO
- UNA MATURITA’
- UN'APICE
- UN DECLINO

Infatti tutti popoli durante i primi tempi della loro civiltà cedettero agli déi e crearono i miti, che avevano un ruolo di primo piano nell'arte di quel periodo, poi, col passare dei secoli, gli dèi ed i sacerdoti persero la loro importanza e i veri protagonisti dell'arte divennero gli eroi; dopo un inizio di impronta monarchica, si affermarono le oligarchie e poi le democrazie e l’arte fantastica venne sostituita con quella scientifica.
Le fasi di un popolo sono come quelle della vita di un uomo:
- infanzia
- giovinezza
- maturità
- morte

Soltanto i romantici compresero a pieno la portata rivoluzionaria del pensiero vichiano, che fu il vero inventore dello storicismo(componente caratterizzante del romanticismo italiano).
Fino a quel tempo i moderni avevano guardato al passato con disprezzo; mentre con il pensiero del Vico emerge il concetto che ogni età vada messa in relazione con il grado di sviluppo della società umana; il filosofo napoletano aveva perciò scoperto che ogni manifestazione del pensiero umano ha un proprio significato, che è strettamente collegato al contesto in cui venne espressa.

Non a caso i romantici rivalutarono completamente il Medioevo, che al contrario fu denigrato dagli illuministi. Degni di nota sono lo sviluppo del pensiero del Vico da parte del Cuoco, che applicò il suo storicismo riguardo i moti napoletani del 1799, e quello fatto dal De Sanctis, che fu il primo ad applicare lo storicismo vichiano nell’ambito letterario.

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