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Galileo Galilei come scrittore

La rilevanza di Galilei nella storia letteraria è dovuta in parte alle sue opere, per la straordinaria abilità e sensibilità che Galilei dimostrava nell'inventare forme destinate a comunicare al lettore i fondamenti umani oltre che scientifici della sua proposta innovatrice. La fine educazione letteraria ricevuta in famiglia e un vivo interesse personale permisero all'autore di comporre il Saggiatore nel 1623 e il Dialogo nel 1632 e di raggiungere la massima efficacia divulgativa e dimostrativa della sua polemica contro gli avversari. Nel Saggiatore l'inserimento di molti passi tratti dalla Libra di padre Grassi permette a Galilei di trasformare l'esposizione della propria ipotesi sulla natura delle comete in un dialogo serrato. L'abilità polemica di cui Galilei da prova è strettamente legata alla natura dialettica del suo procedimento che nello scontro tra ipotesi contrastanti cerca il fondamento della nuova verità, da determinare sottoponendo ogni ipotesi alla prova preventiva di tutte le obiezioni possibili e immaginabili. Nei panni dell'avversario Galilei si pone anche nella sua opera letterariamente più efficace e originale nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, che segna il punto estremo della sua opera di divulgatore. In questo caso l'autore sfrutta appieno, sulla spinta di una vivacissima vena polemica tutte le possibilità teatrali implicite nella forma dialogica. L'inserimento di un terzo personaggio, Sagredo, tra gli altri due, Salviati, portavoce della teoria copernicana e Simplicio difensore delle dottrine aristoteliche, permette all'autore di sfumare con estrema efficacia l'impostazione della disputa e offre un'occasione perfettamente verosimile a Salviati per dimostrare la validità della teoria copernicana e del metodo galileiano. Sagredo, l'interlocutore neutrale, è l'uomo animato dalla curiosità del sapere. Successivamente il buon senso lo porta a schierarsi dalla parte di Salviati e a maturare un atteggiamento negativo nei confronti della dottrina e della mentalità tradizionalista. Dai ragionamenti dei tre personaggi emerge l'inconciliabilità delle due concezioni della vita e del mondo. Questa impostazione fa si che il lettore si formi sotto la guida discreta dell'autore, un'opinione personale sulle caratteristiche e sulla personalità di ciascuno dei tre personaggi posti a confronto sul palcoscenico del dialogo, palcoscenico sul quale tutte le sfumature e gli stati d'animo che emergono dallo scontro acquistino un significato un significato esemplare e una concretezza nuova. L'accumularsi della tensione porta a momenti di alta intensità drammatica in il lettore è costretto a reagire prendendo una posizione decisa per una delle due parti. Ma per quanto Simplicio soccomba di fronte alla forza delle argomentazioni oppostegli, e sia inevitabilmente condotto dalle sue stesse argomentazioni in situazioni senza via d'uscita, la superiorità dell'intelligenza di Galilei si rivela nella decisione di non ridurre l'avversario ad una marionetta dai movimenti automatici e sempre prevedibili. Simplicio è un personaggio piuttosto tragicomico, che rivela inconsapevolmente il vizio profondo della sua personalità: la paura di affrontare l'ignoto, il rifiuto del rischio e della grandezza , del coraggio con cui occorre affrontare l'esperienza della vita e della conoscenza. Il rifiuto della grandezza che l'uomo può raggiungere con l'uso coraggioso e responsabile della propria intelligenza, preclude ogni possibilità di progresso e annulla ogni dignità intellettuale in chi come Simplicio si rinchiude nell'esercizio ossessivo della memoria nel disperato tentativo di costringere la realtà ad adeguarsi alle parole, arbitrariamente interpretate, di un libro antico scritto con tutt'altro proposito. La scelta di proporre l'avversario come un uomo limitato ma non del tutto privo di qualità non serve solo a sottolineare il merito di chi lo supera in intelligenza, ma dimostra come la vera battaglia si combatta tra due concezioni di vita opposte e inconciliabili. La disarmante prova di immaturità umana, di cui Simplicio da prova nell'invenzione di Galilei, all'inizio della Seconda Giornata del Dialogo, dimostra l'urgenza e la difficoltà di trasformare abitudini secolari di vita prima che di pensiero.

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