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Galileo Galilei - Il metodo

Galileo divide il metodo della scienza in due parti fondamentali: il momento risolutivo che consiste nel risolvere un fenomeno complesso nei suoi elementi più semplici formulando un’ipotesi matematica, e il momento compositivo, che risiede nella verifica e nell’esperimento attraverso il quale si riproduce artificialmente il fenomeno e che porta alla formulazione della legge. La scienza è composta di sensate esperienze con le quali si evidenzia il momento osservativo - induttivo della scienza attraverso il quale si induce una legge generale, e di necessarie dimostrazioni con le quali si evidenzia il momento ipotetico -d eduttivo rappresentato da ragionamenti logici condotti su base matematica. Le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni sono indissolubili e si richiamano a vicenda.

Metodo e filosofia di Galileo

Con il metodo Galileo afferma che la natura è un ordine oggettivo governato da leggi mentre la scienza è un sapere sperimentale - matematico intersoggettivamente valido. Le opere della natura non possono essere giudicate in base a ciò che l’uomo può intendere o che può usare per i suoi fini. Non si deve cercare perché la natura opera in un certo modo (causa finale) ma solo come opera (causa efficiente). Lo scienziato, perciò, deve solo occuparsi delle leggi che regolano i fatti, cioè il comportamento attraverso il quale la natura agisce.
Il metodo si presenta come una costruzione autonoma e indipendente dalle giustificazioni filosofiche. Con il metodo, viene giustificata la fiducia nella metamittica convalidata dalla dottrina platonico - pitagorica della struttura matematica del cosmo, grazie alla quale solo chi conosce il linguaggio matematico può decifrare il mondo; il privilegiamento degli aspetti quantitativi del reale (studio delle quantità) che viene collaborato con la filosofia atomistica-democritea fra proprietà oggettive, che caratterizzano i corpi in quanto tali, e soggettive dei corpi, che esistono solo in relazione ai sensi. Inoltre, il metodo giustifica la validità del principio di causa suggerito dall’uniformità della natura in quanto necessario, e immutabile e la verità assoluta della scienza convalidata dalla teoria che la conoscenza umana risulta simile a quella divina per il grado di certezza ma differisce da essa per il modo di apprendere. Dio conosce intuitivamente mentre l’uomo conosce attraverso il ragionamento.

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