Galileo Galilei

Galilei non limitò il suo impegno alla ricerca sperimentale e alla riflessione sulla scienza, ma intraprese anche una battaglia per l'affermazione del copernicanesimo, questa battaglia incontrò molte resistenze da parte degli intellettuali della Chiesa, tanto che nel 1663 fu costretto ad abiurare pubblicamente le tesi eliocentriche. Non per questo egli rinunciò alle sue idee, nell'opera Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze confuta, infatti, molti principi della fisica aristotelica e fornisce quindi argomenti a favore del copernicanesimo.
Le osservazioni telescopiche di Galilei rafforzarono il copernicanesimo. Egli infatti riprodusse il cannocchiale nella sua officina e scrutandovi il cielo in cerca di conferme per le teorie eliocentriche osservò fenomeni che intaccavano le convinzioni aristoteliche:

- vide che la superficie lunare presenta delle irregolarità, al pari di quella della terra, non esisteva quindi nessuna opposizione tra il mondo celeste e quello sublunare, la scoperta delle macchie lunari confermò ulteriormente l'analogia fra il mondo terrestre e il cielo.

- vide che la via lattea è un immenso ammasso di stelle, ciò dimostra che i confini del cielo sono enormemente dilatati, proprio come diceva Copernico.
- vide i satelliti di Giove e ne dedusse che la terra e la luna non rappresentavano un'eccezione e non esiste un unico centro dei moti celesti.
- vide che Venere presenta quelle fasi che erano state negate dalla fisica peripatetica.

Di fronte a queste scoperte ci furono molte resistenze conservatrici che andarono dal puro e semplice rifiuto dello strumento per partito preso, all'obiezione filosofica secondo cui i sensi essendo già perfetti non possono essere potenziati da nessuno strumento umano. Ciò è comprensibile in un'epoca poco abituata alle innovazioni tecnologiche . In genere però le scoperte telescopiche furono accolte anche dagli avversari del copernicanesimo. Ciò significava per gli innovatori la fine della teoria geocentrica.
Nell'epoca della controriforma un'autorità dalla quale non si poteva prescindere erano le Sacre Scritture di cui alcuni passi come quelli del libro di Giosuè possono essere letti in senso anticopernicano ("Fermati o sole" presupponendo il movimento del sole). La posizione di Galileo riguardo a questi problemi è chiarita nelle cosiddette "lettere copernicane" dove Galileo dice che Dio si manifesta in due modi:

1) attraverso l'universo a cui dà delle leggi che è compito delle scienze indagare, 2) con la rivelazione nelle sacre scritture.
La Bibbia, tuttavia, contiene moniti e precetti etici, morali e religiosi, ma non scientifici, quindi il fatto che una teoria vada contro le sacre scritture non significa che sia falsa
Secondo Galilei la filosofia naturale, anche se deve rifiutare l'autorità dei vecchi filosofi deve tuttavia dare grande spazio all'esperienza. L'importanza dell'esperienza già individuata dagli autori precedenti assume però un carattere nuovo all'interno dell'indagine scientifica galileiana che si differenzia dalla tradizione aristotelica.
Quando parla di esperienza, Galilei, non si riferisce alla semplice esperienza di ogni giorno, ma all'osservazione condotta attraverso i sensi. I sensi però possono essere potenziati da strumenti umani per esempio il cannocchiale, con il cannocchiale infatti Galilei rese enormemente più grandi le prospettive degli scienziati e dei confini del mondo indagabile con la scienza, confini che comprendono anche il mondo celeste, l'unificazione tra mondo terrestre e mondo celeste è dunque ora possibile in quanto, grazie al cannocchiale, il mondo dell'esperienza comprende adesso anche il cielo.
La ridefinizione dell'esperienza da parte di Galileo e l'ampliamento del suo contenuto, cio' del campo di oggetti da essa esperibile, non gli impedì però di avere la consapevolezza che i sensi possono sbagliarsi e che i dati dell'osservazione possono essere soggetti a diversi interpretazioni per saggiare la validità delle quali non c'è altro modo che sottoporli all'esame della ragione.
Il mezzo privilegiato con cui lo scienziato filtra i dati dell'osservazione superando l'indeterminatezza e la soggettività della percezione sensibile è la matematizzazione dell'esperienza. Ciò avviene in modi diversi: in primo luogo si prendono in considerazione le qualità geometriche, poi si individuano i principali aspetti osservabili del fenomeno e se ne fa effettivo oggetto di osservazione quindi si cerca di misurarli, cio' di trasformare in quantità e numeri ben precisi. Questo metodo riporta sul piano del procedere la distinzione ontologica tra qualità primarie (figura, grandezza, numero etc.) e qualità secondarie o sensibili (colori, odori, sapori).
Dalla dottrina di Galileo emerse quindi la moderna nozione di "fatto scientifico" secondo cui la scienza mira a proporre una coerente spiegazione del fenomeno al fine di individuare una "legge" secondo la quale si producono e si svolgono i fenomeni in modo che sia possibile la previsione di come essi si svolgeranno in natura . Ciò che interessa a Galileo però non è come per gli aristotelici la ricerca della causa prima di un fenomeno ma semplicemente come il fenomeno si produce: la sua legge di svolgimento.

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