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Nietzsche, Friedrich Wilhelm (4)

Vita
Friedrich Nietzsche nasce presso Lipsia il 15 Ottobre 1844. Studiò filologia a Bonn e a Lipsia e nel 1869 fu chiamato alla cattedra di filologia di Basilea. Nel 1868 c’è il primo incontro con Wagner. Legge Shopenhauer. Quando nel 1870 scoppia la guerra franco-prussiana, lui parte in guerra, ma si ammala di dissenteria e difterite e chiede il congedo. Malato di sifilide, la malattia lo portò alla pazzia fino alla morte il 25 Agosto 1900.

Secondo lui la comunicazione di massa serve solo ad imbrigliare l’individuo e lo convince che quella che vive è l’unico modello di vita possibile. Uno degli effetti di questo è l’Affaire Dreyfus in Francia.

Le opere
L’opera di Nietzsche viene suddivisa in 4 fasi:
- gli scritti giovanili (la nascita della tragedia);

- gli scritti intermedi (umano, troppo umano; la gaia scienza);
- gli scritti del meriggio (così parlò Zarathustra);
- gli scritti del tramonto (al di là del bene e del male; genealogia della morale, crepuscolo degli idoli; ecce homo).

LA NASCITA DELLA TRAGEDIA
Pubblicata nel dicembre del 1871, si fonda sugli studi della filologia classica. E' un’interpretazione personale sul ruolo della tragedia. Ha molta ammirazione per il mondo greco e contrappone quel modo di vita al modo contemporaneo che lo considera volgare e privo di cultura. Il motivo centrale dell’opera è la distinzione fra il dionisiaco e l’apollineo. Alla realtà greca lui identifica due spiriti: Apollo, dio della bellezza; Dionisio, che rappresenta la corruzione. Apollo rappresenta l’impulso della regola e Dionisio l’impulso dell’istinto. I due vivono in equilibrio, ma dopo un po’ non ci sarà più l’equilibrio e la colpa è di quelli che danno più importanza alla regola che all’istinto. Uno di questi è Socrate e il modello è quello Apollineo e ha avuto come conseguenza la soppressione dello spirito vitale. Il modello Dionisiaco, invece, è rappresentato dalla Voluntas di Shopenhauer, infatti mentre il dionisiaco si esprime nell’esaltazione della musica, l’apollineo si esprime nelle forme dell’epopea. I contemporanei vedono Apollo, ma per lui il modello di vita è rappresentato da Dionisio perché porta a scorgere il dramma della vita e dell’uomo. In un primo tempo, nella Grecia presocratica i due spiriti vivevano separati e opposti; in un secondo momento, nell’età della tragedia attica, i due spiriti si armonizzarono. Tutto questo dipende dalla nascita della tragedia greca,nata dall’esaltazione del modello Dionisiaco, ma nell’arte successiva prevale lo spirito apollineo e questo processo di decadenza inizia con Socrate.

UTILITÀ E DANNO DELLA STORIA PER LA VITA
Burckhardt, suo amico, criticava la visione della storia di Hegel. Secondo lui la vita contemporanea era minacciata da tutte le ideologie e dal capitalismo. In questo presente lui vedeva un rifugio nella conoscenza storica.
Nietzsche, invece, dice che la cultura moderna è una malattia storica e bisogna trovarne una cura. In quest’opera Nietzsche si fa una domanda:“la storia aiuta la vita o la blocca?” secondo lui dobbiamo vivere il presente ma ricordare,nel momento giusto, il passato.
Lui distingue tre tipi di storia:
- Monumentale, cioè quella che si fa studiando le grandi figure del passato (Magno, Cesare, Napoleone), ma questo tipo di storia può spingere al fanatismo;
- Antiquaria, tipica di coloro che vedono il bello solo nel passato(colui che colleziona le cose del passato). Questa storia rischia la mummificazione della vita, cioè si blocca;
- Critica, che fa vedere in senso critico il passato e spinge a vivere il presente facendoci dimenticare il passato.

Con Nietzsche la storia diventa una scienza oggettiva che non ha niente a che fare con la vita.le “cure” sono: l’antistorico e il sovrastorico. Il primo è l’arte perché solo l’arte ci permette di capire la vita;il secondo è la religione, perché la religione ha il potere di distogliere il pensiero dal tempo,ci fa uscire dalla dimensione storica.

UMANO, TROPPO UMANO
L’opera è dedicata a Voltaire. C’è l’esaltazione dell’Illuminismo. Il suo nemico è il suo tempo e l’unico modo per fuggire dalla decadenza contemporanea è la scienza, cioè la conoscenza in genere, la consapevolezza. Scienza come metodo che fugge dai pregiudizi, come una conoscenza consapevole per capire l’essenza della realtà. Secondo lui la filosofia e la scienza hanno lo stesso obiettivo, cioè comandare.

AL DI LÀ DEL BENE E DEL MALE
Il tema dell’accettazione della vita, secondo cui tutti i valori vitali vengono esaltati, porta il filosofo a polemizzare aspramente contro la morale e il cristianesimo. Secondo Nietzsche è stata considerata come un fatto evidente che si auto-impone all’individuo e quindi non ci si è mai posto il problema steso della morale. Di conseguenza bisogna mettere in discussione la morale stessa e quindi Nietzsche intraprende un’analisi genealogica della morale. Egli ritiene che i valori trascendenti della morale siano una proiezione di determinate tendenze umane che il filosofo ha il compito di svelare. Innanzitutto, secondo lui la moralità è “l’istinto del gregge nel singolo”, cioè il suo comportamento a determinate direttive fissate dagli esponenti delle élites dominanti.
In quest’opera, lui fa la distinzione fra la morale dei signori e la morale degli schiavi. La prima è quella dei tempi passati che aveva come valore, i valori della forza, della salute; la seconda, è chiamata anche morale del risentimento, cioè quella di coloro che non hanno la forza e il coraggio dei “signori” e quindi dicono che i valori dei signori non sono corretti. Nietzsche disprezza apertamente la morale degli schiavi che ha avuto il sopravvento definitivo con la diffusione del cristianesimo.

LA MORTE DI DIO
La critica della morale tradizionale e del cristianesimo trova il suo apice nel tema della “morte di Dio”. Per questo filosofo Dio è sostanzialmente:il simbolo di ogni prospettiva anti-vitale, contrapponendo questo mondo con un altro mondo; la personificazione di tutte le certezze ultime dell’umanità; in altre parole, di fronte ad una realtà caotica, contraddittoria, gli uomini, per poter sopravvivere, hanno dovuto convincere loro stessi che il mondo è qualcosa di armonico, di buono. Di conseguenza Dio appare a Nietzsche la più antica bugia, come la “nostra più lunga menzogna”. Come tale essa è l’espressione di una paura di fronte alla verità dell’essere. Per lui è la realtà stessa a confutare l’idea di Dio. Di conseguenza, a Nietzsche premono: l’annuncio della “morte di Dio”; la riflessione sulle sue conseguenze. Questo concetto viene espresso nell’opera “La gaia scienza”. Nel libro si parla di un mercato dove ad un certo punto arriva un pazzo che annuncia la morte di Dio e che è stato il popolo, con le sue scienze, ad ucciderlo. Questo Dio rappresenta tutto l’insieme delle regole che permettono la convivenza degli esseri umani. Il Dio che è morto non è una divinità, ma i valori morali che sono stati sostituiti da una morale ipocrita che serve a salvaguardare i diritti di alcune persone. Le chiese vengono definite il sepolcro di Dio.
Chi si accorge di questo, il superuomo o l’oltreuomo, che va al di là delle regole e della morale e vive secondo un suo codice personale; è un uomo che si accorge di non avere limiti. Secondo lui i superuomini sono i “signori”. Il superuomo si sostituisce a Dio, va a pescare i nuovi valori.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA
L’opera apre la terza fase del pensiero nietzscheano, cioè la fase del meriggio. I temi di base del testo sono l’eterno ritorno, la volontà di potenza e l’oltreuomo.
L’eterno ritorno: Nietzsche presenta questa teoria come la più abissale dei suoi pensieri. Il pensiero dell’eterno ritorno, cioè della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, funge da spartiacque fra l’uomo e il superuomo. La formulazione più eloquente della teoria dell’eterno ritorno la troviamo nel discorso su “la visione e l’enigma”. Zarathustra parla della salita su un sentiero di montagna (simbolo del pensiero) durante la quale trova una porta con scritto “attimo” (il presente) dinanzi alla quale si uniscono due sentieri,quello che porta al passato e quello che porta al futuro. Lui, chiedendo al suo accompagnatore, un nano, se le due vie sono destinate a contraddirsi all’eterno e alla risposta del nano che allude alla circolarità del tempo, fa un abbozzo dell’eterno ritorno. A questo punto Zarathustra ha una visone, vede un pastore rotolarsi con un serpente in bocca. Cercò di togliere il serpente invitando il pastore a morderlo e il pastore staccò la testa al serpente.il pastore si alzò e rise. Molti significati di questo racconto rimangono enigmatici.comunque la scena del pastore che morde il serpente diventando creatura luminosa e ridente, allude al fatto che l’uomo (il pastore) può trasformarsi in creatura ridente (il superuomo) solo a patto di vincere la ripugnanza del pensiero dell’eterno ritorno (il serpente), tramite una decisione coraggiosa (il morso). Ma che cos’è veramente la teoria dell’eterno ritorno?le difficoltà relative a questo concetto non escludono comunque che la funzione di questa teoria risulti chiara. Infatti, porsi nella teoria dell’eterno ritorno significa escludere talune cose e difenderne altre. Ovviamente, il tipo di uomo capace di decidere l’eterno ritorno può essere solo l’oltreuomo; proprio per questo motivo, la teoria dell’eterno ritorno incarna la massimo grado l’accettazione superomistica dell’essere.

Il Superuomo: in linea generale possiamo dire che il superuomo è un concetto filosofico di cui si serve Nietzsche per esprimere il progetto di un nuovo essere. Il superuomo è colui in grado di accettare la vita, di reggere la morte di Dio, di superare il nichilismo.

La volontà di potenza: l’uomo è volontà e questa volontà è quella di potenza, cioè desiderio di autoaffermazione, cioè spinta a superare se stessi. Questa forza ci permette di superare qualunque vincolo e ci permette di creare una morale individuale. Questa volontà di potenza è analizzata secondo tre prospettive :Vita e Potenza; Volontà di potenza come arte; Potenza e dominio. Nella prima Nietzsche identifica la volontà di potenza come l’intima essenza dell’essere, cioè il carattere fondamentale di ciò che esiste. Questa volontà si identifica con la vita stessa; nella seconda l’autore dice che se l’essenza della vita è il potenziamento della vita, ne segue che l’arte è la forma suprema della vita. Tanto è vero che lui arriva a parlare del mondo come di un’opera d’arte che genera se stessa e quindi l’artista si configura come il primo superuomo.l’essenza creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione di valori che sono proiezioni della vita e condizioni del suo esercizio; nella terza la volontà è intesa come sopraffazione e dominio.

Nichilismo
Il problema del nichilismo costituisce uno dei motivi più rilevanti della riflessione di Nietzsche. In una prima accettazione, il filosofo intende per nichilismo la volontà del nulla, cioè ogni atteggiamento di fuga nei confronti del mondo. Atteggiamento incarnato nel platonismo e nel cristianesimo. In una seconda accettazione, Nietzsche usa il termine nichilismo per indicare il movimento storico da lui riconosciuto per la prima volta. In altri termini, intende la specifica situazione dell’uomo moderno che, non credendo più nei valori supremi, finisce per avvertire lo sgomento del vuoto e del nulla. Qual è l’origine del nichilismo? L’uomo, in virtù della metafisica, dapprima si è immaginato dei fini assoluti e delle realtà trascendenti e in seguito, avendo scoperto che tali fini non esistono, è piombato nell’angoscia nichilistica. L’equivoco del nichilismo moderno risiede nel fatto che esso identifica questa mancanza di fini con la mancanza di “tout-court”; in altre parole, l’equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo non ha nessun senso.in nichilismo appare a Nietzsche soltanto uno stadio intermedio, ovvero un "no" alla vita che prepara il grande "si" ad essa, attraverso l’esercizio della volontà di potenza. Egli distingue fra nichilismo incompleto e nichilismo completo.il primo è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti (socialismo, storicismo, positivismo); il secondo è il nichilismo vero e proprio.questo può essere segno di debolezza o di forza. Nel primo caso si ha il nichilismo passivo, che si limita a prendere atto del declino dei valori; nel secondo caso si ha il nichilismo attivo, che si esercita come forza violenta di distruzione. Questa forza Nietzsche la chiama estrema o estetica. Questo tipo di nichilismo raggiunge la sua completezza, cioè diviene classico, quando passa dal momento distruttivo a quello costruttivo.
In conclusione, dal punto di vista del filosofo, progettare di vivere senza certezze metafisiche, cioè senza i valori supremi, non significa distruggere ogni norma, ma responsabilizzare l’uomo. “Accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle natiche certezze: ecco il significato ultimo del superamento nitzscheano del nichilismo.

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