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Friedrich Nietzsche

Nietzsche nasce nel 1844, e muore nel 1900. Una questione importante che affronterà: "Ma la ragione dell'uomo, dice tutto di noi, è capace di rittrarre l'uomo nella sua integrità, o c'è un lato che le sfugge?". Nella prima opera, La nascita della tragedia greca questo dualismo, da una parte la ragione, che si esprime attraverso a concetti (pensiamo all'idealismo), la ragione che è capace di cogliere tutta quanta la realtà o addirittura riprodurla, dall'altra parte, Nietz, tirerà fuori gli istinti, la parte confusa e irrazionale (di cui aveva parlato Schopenhauer dal quale Nietzsche prenderà molti spunti). L'esperienza umana si costruisce su quali basi, gli istinti o la ragione? E come si conciliano questi due aspetti? Nietzsche si pone la questione sulla nostra memoria. Egli dice che essa non è capace di trattenere tutte le informazioni, ma la nostra mente funziona in modo selettivo, come un filtro, se così non fosse, cosa accadrebbe? Altra questione è se esiste un mondo di valori trascendentali, eterni ed immutabili, perchè la storia dell'occidente ha sempre portato avanti grandi valori. Questo mondo di valori esiste o non esiste? Nella storia dell'occidente ha aperto una prospettiva di dare un senso alla vita terrena, grazie a questi valori pieni di significato, la vita assume un senso. I valori hanno sempre stimolato l'uomo ad impegnarsi, a tener fede a questi valori, ma questo è stato un bene o un male? Cioè ha veramente innalzato l'uomo, o ha costituito un limite alla libertà dell'uomo, ha deresponsabilizzato l'uomo imponendo un ordine stabilito dall'alto? Grande tema è anche quello del linguaggio: il fatto di dare un nome alle cose le rende un pò uguali, astraiamo, uniamo sotto lo stesso nome individualità diverse. Il linguaggio, dice Nietzsche, sovrappone l'uguaglianza là dove c'è la diversità. Così perdiamo di vista la diversità delle cose, e quindi questo è un tradire la vita. D'altra parte però potremmo fare a meno del linguaggio? Non riusciremmo a comunicare senza un linguaggio convenzionale. Quale funzione svolgono nella vita umana la metafisica e la religione, positiva o negativa? Esiste una verità oggettiva? C'è una verità che rispecchia il mondo così com'è, oppure esistono solo interpretazioni? Nietzsche dirà che esistono solo le interpretazioni di ognuno. Questo è il complesso pensiero nitzschiano e le domande che egli si farà. Nietzsche si muove sulle tracce dei filosofi precedenti che hanno cercato di rispondere a queste domande. In particolare, si porrà in dialogo con Schopenhauer da cui trae diversi punti. In primis questa realtà come caos, irrazionalità che non ha senso, non ha un fine perchè è oggettivazione della volontà (principio metafisico irrazionale). Poi, trae lo spunto del principio di individuazione (principium individuationis) per cui una cosa è quella che è perchè è in un spazio in un determinato tempo. Lo affascina anche il ruolo e la funzione dell'arte, in particolare il ruolo affidato alla musica nelle vie della liberazione. Nietzsche farà riferimento alla cultura greca, in particolare alla tragedia, perchè lui è un filologo. Riferimenti ai grandi autori della tragedia greca, cioò questo grande spettacolo che mette in scena il fondo oscuro dell'animo umano e mostra tutta la complessità psicologica dell'uomo, non solo la parte luminosa e razionale, ma anche quello che sta dietro. Grande riferimento ad Eraclito, quello del Panta Rei, tutto diviene, nulla è mai uguale a se stesso, la realtà è questo movimento incessante di tutte le cose. Siccome tutto diviene, quindi ogni nostra affermazione che voglia fissare, anche in una proposizione linguistica, una verità è già una contraddizione. Tutto ciò che è statico si contraddice. Altro riferimento in negativo, in modo cioè polemico è con Socrate, con Platone, con il cristianesimo. Perchè Socrate, secondo Nietzsche, è stato il primo a rompere con la grande Sapienza greca, che fino a Socrate aveva tenuto in equilibrio rappresentandoli nella tragedia, le due anime, i due spiriti opposti, quello Apollineo e quello Dionisiaco dell'uomo(parte razionale e irrazionale). Mentre Socrate predilige solo la parte razionale (spirito Apollineo), cerca il perchè di tutte le cose, cerca il bene. Anche se dice di non possederla la verità, la cerca in continuazione col metodo maieutico, socratico. Platone, sulla via del maestro, fa un passo ulteriore, pone il mondo delle idee eterne, perfette e immutabili e dice che quella è la vera realtà in contrapposizione a questo mondo terreno, sensibile, che ha tutte le caratteristiche opposte, crea quindi un dualismo insanabile. Il cristianesimo, non fa altro che accentuare e perfezionare questo dualismo platonico, applicandolo anche alla morale, nel senso che il cristianesimo secondo Nietzsche, svaluta completamente la realtà terrena (regno del peccato, del male), per esaltare la vita eterna, dopo la morte, affermando così un mondo trascendente, ideale. Questo comporterà anche una morale, che è la morale dove viene esaltato l'ultimo, l'umile(discorso della montagna dei vangeli) da cui ne deriva una figura d'uomo, secondo Nietzsche, ridotto, è una morale dei deboli. Si riferisce anche allo stoicismo perchè aveva teorizzato il concetto dell'eterno ritorno. Polemica contro la tradizione metafisica che aveva addottato il modello platonico - cristiano. Polemico nei confronti del positivismo, di cui contesta il fatto che possa esistere una conoscenza vera, oggettiva, che si fondi sui fatti. In Ecce Homo c'è un parte , in cui Nietzsche si autopresenta. Opera importante, tipo di biografia, il titolo è tratto da un'espressione del vangelo di Giovanni, sono le parole di Gesù quando viene presentato a Pilato. Con le stesse parole Nietzsche si consegna al giudizio dei contemporanei. Si presenta però come l'anticristo, cioè colui che viene a cambiare, a sovvertire tutti i valori cristiani. Tono provocatorio. Cosa rimprovera al cristianesimo? Il fatto che ha fatto propria ed aver diffuso la dottrina platonica, dei due mondi, sensibile e trascendente. A questa contrapposizione, scissione dei due mondi corrisponde la divisione tra anima e corpo. Anima sede dell'idea di bene e il corpo visto come la tomba dell'anima, la sede del male, dove si sviluppano gli istinti e le passioni. Qui si situa la morale cristiana che esalta lo spirito e condanna il corpo, ed instaura un modello che diventa tipico della morale occidentale. Dove sta il problema? Secondo Nietzsche in questo modo si nega la vita, nel suo movimento, nel suo divenire. Per rimettere a posto la vita vera, che non è quella che è stata mostrata fin'ora, per mostrare la vita vera, bisogna togliere di mezzo il mondo delle idee, un mondo falso inventato dalla metafisica e dalla religione. Un mondo di cui nessuno ha mai fatto esperienza. Bisogna invece rivalutare questo mondo, bisogna ritornare alla terra, al corpo, ai sensi, capovolgendo due millenni di storia. Questa è una svolta epocale, non un'impresa facile.

La storia per Nietsche è una malattia. Anche quando si vuole dare un senso ad esso, vederla sotto la luce della legge del Logos, della legge dello sviluppo, in cui nulla avviene per caso, l’individuo è sempre tralasciato. La decisione individuale perde di senso. Quindi lo storicismo è una forma malata di guardare alla storia, è proprio una patologia che perde di vista la realtà in quanto tale.
Ma anche l’atteggiamento che sottolinea l’aspetto effimero della vita e delle decisioni dell’uomo, che è un altro aspetto tipico della concezione dell’Ottocento, è una visione malata. Quindi sia la visione hegeliana della storia, sia quella positivista di Comte (che vede la storia divisa in stadi, secondo la legge dei tre stadi) sia quella di Marx (che vede la società senza classi) sono tutte forme malate della storia, sono tutte forme di storicismo.
Secondo Nietsche l’uomo moderno è malato di storicismo. In esso l’uomo si muove senza punti di riferimento perché dove la storia viene intesa come l’ambito entro il quale ogni fatto diventa ragionevole, comprensibile e giustificabile non c’è più alcun valore, non c’è più nessuna gerarchia di valori in base ai quali sia possibile selezionare o motivare le scelte che ogni individuo compie. Per Nietsche a causa di questa malattia la scienza viene posta al di sopra della vita, come nel Positivismo. Quindi Nietsche si pone questa domanda: è la vita che deve dominare la scienza? Oppure la scienza che domina la vita? Per lui è la vita che deve dominare la scienza perché una conoscenza che distruggesse la vita, distruggerebbe di conseguenza anche la scienza. La vita quindi è superiore alla scienza, senza una non c’è l’altra. Quindi bisogna vincere la malattia storica e recuperare lo stato di salute che favorisce la creatività e spinge l’uomo all’azione.
Nonostante questa sua concezione dello storicismo, Nietsche non si schiera contro la storia ma è contro un certo modo di fare storia che lui ritiene depotenzi la vita.
Nietsche riconosce tre tipi di atteggiamenti di fronte alla storia. Il primo è quello della storia monumentale, per cui l’individuo invoca il passato come modello dalla quale attingere gli insegnamenti su come agire nel presente (Historia magistra vitae) e per Nietsche è sbagliato perché bisogna vivere il presente come è, non guardando al passato perché di fatto ci porta a non agire. Il secondo atteggiamento è detto della storia antiquaria, cioè chi guarda la storia in modo antiquario cercando di preservarla in tutto e per tutto, il passato dev’essere il fondamento del presente. Quindi con questo atteggiamento la storia viene per così dire “mummificata”. L’ultimo atteggiamento nei confronti della storia è quello critico, per cui l’individuo vuole distruggere tutti gli elementi di immobilismo, tutte le consuetudini che tenderebbero a cristallizzare la storia e che quindi impedirebbero il nascere di nuove forme di vita. Quindi i tre tipi di storia sono: storia monumentale, antiquaria e critica.
Nietsche sposa quest’ultimo atteggiamento perché l’essere critici di fronte alla storia è l’unico rimedio agli eccessi dello storicismo, esso infatti guarda al passato tendendo a paralizzare l’azione nel presente. Per Nietsche agire significa anche tagliare i legami con il passato e assumere una certa dose di oblio rispetto al passato perché altrimenti tenderemmo a non fare nulla.
Storia monumentale: storia come modello, come un tempio imprescindibile a cui ispirarci per vivere il presente.
Storia antiquaria: la storia vista come un oggetto preziosissimo e protetto perché è il fondamento dei nostri valori e delle nostre radici, della nostra civiltà.
Storia critica: pur mantenendo un rapporto dialettico con il passato, mira a distruggere quegli elementi che ci impedirebbero di agire.
Nel periodo in cui Nietsche si occupa di questa considerazione naturale, si occupa anche della filosofia greca in particolare quella presocratica, mettendo in risalto la rottura tra la prima fase (quella della tragedia greca) e quella del pensiero socratico - platonico. Nietsche riconosce che ci sono stati dei grandi pensatori nel mondo greco che hanno intuito con una grandiosa visione il divenire del mondo. In particolare elogia Eraclito poiché ha colto, nella sua filosofia, il primato del divenire sull’essere affermando che il movimento del tempo sta alla base di tutte le cose e l’unità degli opposti, che sembrano distanti ma che in realtà solo nella loro unione c’è vita (cosa sarebbe la luce senza il buio? La vita senza la morte?)
Quindi nella loro conflittualità essi esprimono una grande verità che Eraclito chiama la legge dell’agonia dell’universo. Quindi questa unità conflittuale, che anche Hegel riconoscerà e inserirà nella sua dialettica, Nietsche la identifica nei due spiriti: apollineo e dionisiaco.
In questo periodo egli scriverà un’opera nella quale si chiede che cosa sia la verità. Essa è però un’opera incentrata sulla critica del positivismo, infatti per i positivisti la verità è l’oggettività dei fatti e quindi c’è questa pretesa di definire che cosa sia il vero attraverso i fatti.
La verità per Nietsche non è mai portata dalle parole perché il linguaggio è una costruzione umana e non può quindi esprimere la verità. E ciò che noi chiamiamo verità è solo una combinazione di parole, come nel gioco dei dadi, è solo casualità. Le parole non rivelano nulla.
L’amicizia di Nietsche con Schopenhauer e Wagner dura complessivamente fino agli anni ’70 dell’Ottocento. Infatti egli se ne distaccò nel momento in cui capisce che essi hanno tradito la grande intuizione che avevano avuto, cioè la rinascita dello spirito tragico, e sono caduti in una forma di misticismo. Questo distacco segna l’inizio della seconda fase niciana, dove egli affronta i temi più importanti. In questa fase egli mette in secondo piano la rinascita della cultura moderna attraverso l’arte, in particolare attraverso la musica, e si concentra sulla critica del sapere del mondo occidentale, in particolare sulla morale. Porta avanti questa critica grazie ad alcune linee guida e seguendo il procedimento descritto nella “Genealogia della morale”. Quest’opera rompe l’immagine della cultura europea che si aveva avuto fino a quel momento, ne cerca in profondità e ne porta alla luce i motivi nascosti, ciò che non appare ovvero i fondamenti sulla quale si basa la cultura occidentale. Nietsche infatti non va a cercare questi fondamenti in una sola branca del sapere, quanto piuttosto ciò che c’è dietro il senso comune occidentale.
Quindi egli ne distingue due diversi atteggiamenti alla base: uno che tende ad accettare e rendere più forti gli impulsi vitali; l’altro che invece tende a reprimerli.
Quest’ultimo impulso, ostile alla vita e che Nietsche etichetta come atteggiamento decadente, è nato nella cultura occidentale ancora al tempo dei greci, grazie all’intellettualismo portato avanti da Socrate e in seguito dal suo discepolo Platone. Ma nel tempo a questo intellettualismo s’è sovrapposto il cristianesimo con la ricerca dell’aldilà e l’idea di un altro mondo, aggiungendo altra repulsione per gli impulsi vitali.
All’interno di questa polemica delle filosofie della decadenza Nietsche inserisce anche le ideologie del suo tempo: socialismo, comunismo, scientismo, ecc…. Esse sono infatti sintomo di un’umanità malata, in cui gli istinti vengono appiattiti e soffocati dalla razionalità. Per Nietsche nella cultura occidentale s’è imposta una spinta anti-vitalistica, in particolare nell’etica e nelle religione.
Infatti la morale cristiana non esalta lo spirito vitale ma, al contrario, tutti quei comportamenti decadenti. Essa è inadatta agli uomini che vogliono essere forti, è una morale de gregge, da schiavi. (Nietsche rivede la stessa morale da gregge nell’ideologia socialista in cui tutti gli operai devono essere uguali)
Alla base di essa stanno le decisioni di uomini deboli, risentiti (risentimento: è l’odio che prova chi si sente impotente, di chi vorrebbe essere più forte ma non può) per la loro inferiorità di fronte agli uomini più forti sono riusciti a mascherare le loro debolezze sottoforma di valori. I valori dei deboli e degli inetti, quindi i valori della morale cristiana, per Nietsche sono degli antivalori.
La morale del gregge(persone deboli) è contrapposta alla morale dei signori(spiriti nobili). La morale del gregge nasce dalla debolezza e dalla visione cristiana (gli ultimi saranno i primi). Secondo Nietzsche questa è una visione malata. A questa visione si contrappone la morale aristocratica,dei signori, morale che salva i valori della vita,la nobiltà, le forze degli uomini grandi e magnanimi e adesso è arrivato il tempo di operare una trasvalutazione dei valori. Un capovolgimento dei valori, per Nietzsche ciò significa tornare a guardare alla terra, al mondo materiale, alla vita, a Dioniso. Nietzsche è un grande sovvertitore e lui si dichiara un immoralista e invita tutti gli uomini ad andare al di là del bene e del male. Opera al di là del bene e del male in cui vuole negare l’esistenza di valori morali, e vuole dimostrare quanto siano insostenibili i vecchi valori, che sono una codificazione del no alla vita. Quindi c’è l’esigenza di eliminare questi falsi valori che ci tengono deboli e privi di vita. Bisogna fare i conti con una tradizione millenaria di valori e andare oltre. La trasvalutazione è un progetto ambizioso e non può essere messo in atto in maniera rapida e essere privo di dolore,richiede una prova: fare a meno di Dio, prova della morte di Dio e poi del nichilismo. La morte di Dio è una metafora per dire la morte di tutti i valori tradizionali, alla quale poi seguirà un momento di grande crisi, di nichilismo. Per Nietzsche il nichilismo non è negativo, perché può essere il trampolino di lancio per il superamento. Quindi la morte di Dio non è una forma di ateismo, perché a Nietzsche non interessa il problema esiste Dio o non esiste, ma per lui Dio è la dimensione delle menzogne di tutte le illusioni metafisiche, tutte le forme di trascendenza. Quindi la morte di Dio è la morte di tutto questo e coincide con la scomparsa di ogni punto di riferimento, di ogni sicurezza, credenza, Nietzsche chiama tutte queste cose: crepuscolo degli idoli (metafisica,scienza, morale) che per secoli hanno guidato l’occidente. La morte di Dio è una constatazione di fatto che i valori tradizionali non ci sono più. La smascherazione delle certezze produce un effetto di vuoto di spaesamento,senza punti di riferimento, Nietzsche la chiama una specie di perdita di peso.
La morte di Dio è necessaria per una risoluzione che però crea dolore. Il profeta viene prima del tempo viene considerato un folle, Nietzsche è il folle profeta che non viene capito, perché viene prima del tempo.
Nichilismo: la morte di Dio apre il grande vuoto, il nichilismo che ha due volti:
- nichilismo attivo: è positivo ed è sintomo di porta, nasce dalla consapevolezza che i valori tradizionali non sono niente e solo vivendo a pieno l’esperienza del vuoto di può superare il nichilismo.
- nichilismo passivo: è negativo sintomo di debolezza, è la decadenza che si manifesta in varie forme a livello sociale, uomini deboli,compassionevoli,istituzioni sociali corrotte, la massificazione.
La caduta delle illusioni porta l’uomo ad un bivio, può significare due cose: o la paralisi della volontà (l’uomo sprofonda), o il riconoscimento che non esistono una verità e un ordine stabiliti al di fuori della volontà umana, e che proprio il voler trovare una volontà e un ordine immutabili hanno condotto la storia dell’uomo al nichilismo. Il pensiero occidentale porta al nichilismo. La scoperta di questo è una scoperta dolorosa, lo scoprire il vuoto la nullità di questi valori porta al dolore ,però dentro questa esperienza dolorosa c’è la possibilità di superare il nichilismo. Dall’esperienza nichilista nasce l’esigenza della trasvalutazione di tutti i valori, perché spinge a fondo questo sistema di credenze che già al tempo di Nice vacillava, (ad es l’ateismo marxista). La morte di Dio porta a far crollare tutti gli idoli vacillanti che magari avevano sostituito dio come la fede nel progresso, nella scienza, nel comunismo. La trasvalutazione dei valori dice che bisogna superare tutte le dicotomie che hanno caratterizzato l’occidente come anima corpo, mondo sensibile e trascendente, bene e male, perché il pensiero occidentale è dualista secondo Nice che deve sempre scegliere. Bisogna andare oltre con la trasvalutazione dei valori, bisogna collocare al giusto posto il mondo vero che ce n’è uno, quello concreto. L’uomo deve poter pensare a se stesso dopo la grande malattia (la decadenza), deve recuperare la grande salute.
Dopo la grande critica e aver demolito il pensiero occidentale Nice è propositivo e i grandi temi che lui propone:
- volontà di potenza;
- super uomo, oltre uomo;
eterno ritorno dell’identico.
Tre grandi temi che occupano il pensiero maturo di Nietzsche (terza fase) che è inaugurata dall’opera Così parlò Zarathustra . Quest'opera del 1883 è stilisticamente unica e strana, metà è un romanzo filosofico e metà è in prosa, linguaggio profetico.Il personaggio chiave è zarathustra che simboleggia la rottura con la tradizione intellettualistica e moralistica dell’occidente,perché zarathustra è un profeta prussiano. Chi è Zarathustra lo spiega in altra opera Ecce homo, è un antico profeta della Persia che aveva visto nella lotta tra il bene e il male la ruota che spinge tutte le cose e che aveva tradotto la morale i termini metafisici però si era sbagliato e ritorna a riparare questo errore di fondo, perché aveva guardato al cielo invece che alla terra, ritorna per predicare la verità, il ritorto alla terra senza farsi prendere dalla tentazione di guardare al cielo,alla trascendenza e metafisica. Pentito annuncia la fedeltà alla verità, alla terra. Zarathustra è l’alterego di Nietzsche, è un profeta anticristiano, in contrapposizione con la figura di Cristo. Zarathustra è un immorale che però ha gli occhi del bambino, innocenti, al di là del bene e del male, al di là della morale comune. È il poeta della saggezza dionisiaca. Attraverso le esperienze più disparate sperimenta il difficile cammino dell’uomo dopo la morte di Dio. Va alla ricerca della nuova immagine di sé e non c’è nessuno in grado di seguire Zarathustra tra gli uomini migliori, tra i signori. Nell’ultima parte dell’opera Nice immagina che il protagonista raccolga intorno a sé uomini illustri (i buoni europei), intelligenti, che percepiscono la crisi e vedono in Zarathustra una speranza, vivono di speranza, e proprio perché vivono di speranza non sono pronti a seguire gli insegnamenti di Zarathustra. Il rapporto con questi è deludente e non lega con nessuno e torna alla solitudine in attesa di altri interlocutori veri, pronti. Diventare liberi è un’impresa veramente difficile, nemmeno i grandi ci sono riusciti. Zarathustra attende uomini capaci di accettare le sofferenze e la vita in tutti i suoi aspetti. Questo messaggio lui lo affida al canto, alla poesia,all’espressioni diverse dalla razionalità perché non arriverebbe il messaggio, la sola ragione non è in grado di rappresentare la ricchezza e la contraddittorietà dell’esistenza umana.

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