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Nietzscheo

Vita
Nato presso Lipsia in Prussia, primo figlio di un pastore protestante morto quando egli era ancora bambino, fu avviato dalla madre agli studi teologici che abbandonò quasi subito per dedicarsi allo studio della filologia classica nelle università di Bonn e poi di Lipsia; divenuto docente presso l’Università di Basilea in Svizzera, dovette dimettersi dall’insegnamento a causa di disturbi nervosi che si aggravarono con il tempo. Intraprese una serie di viaggi tra Svizzera e Italia dove conobbe una giovane finlandese che, rifiutata la sua proposta di matrimonio, si sposò con il suo più caro amico. Stabilitosi a Torino fu lì colto dal sul primo attacco di follia in pubblico nel 1889, non si riprese più fino alla morte.
Interpretazioni del suo pensiero
• l’ interpretazione politica, che fa di N. un precursore del nazionalsocialismo tedesco.

• a letterati, come l’italiano Gabriele D’Annunzio, si ricollega la interpretazione letteraria, che si diffuse nel periodo del decadentismo; D’Annunzio, infatti,reinterpreta il tema nietzscheano del “superuomo”
• l’ interpretazione filosofica, infine, vede in N. l’ultimo pensatore della storia della metafisica.

Gli ideali “apollineo” e “dionisiaco”
Ne “La nascita della tragedia”, opera fondamentale del primo periodo del suo pensiero, influenzato da Schopenhauer e dal musicista Wagner, N. prende da Schopenhauer il concetto della vita come crudele irrazionalità e dolore che solo l’arte permette di sopportare e rovescia l’immagine tradizionale della grecità come civiltà dominata dagli ideali di equilibrio, misura, armonia, che per N. sono propri della tarda grecità, elaborati sulla base dell’ideale apollineo di misura e moderazione, poi ereditati dal Cristianesimo. In realtà, dice N., le radici dell’antica civiltà greca sono rintracciabili nell’ideale dionisiaco, affermazione della vita nella sua totalità, della tragedia greca e dei riti orgiastici.
I greci, per N., videro il dramma della vita umana e si rifugiarono nell’idea della calma olimpica degli dei che non hanno ancora la trascendenza del Dio cristiano, che parimenti sarà poi un modo di rendere tollerabile tramite la rassicurazione metafisica il chaos della vita. Ma questo rifugiarsi nella metafisica, nell’ultraterreno, porta a negare – per N. – ogni valore alla vita terrena e quindi a concepirla in modo depotenziato e decadente.
I due ideali, l’apollineo che è visione di sogno che si esprime in immagini equilibrate ed armoniose, e il dionisiaco, analogo alla Volontà di Schopenhauer, che è esaltazione della forza, dell’istinto, della salute, dell’amore sessuale, vengono armonizzati per N. nella tragedia greca, “coro dionisiaco che sempre si scarica in un mondo apollineo di immagini”.


La concezione della storia

Nelle “Considerazioni Inattuali”, quattro saggi che segnano il distacco di N. da Shopenhauer e Wagner, N. non considera la storia come una sequenza di fatti quasi da idolatrare; la realtà non va considerata in termini di fatti, cioè di ciò che è in atto, ma di eventi, cioè come ciò che diviene e accade, insomma in termini dinamici e non statici, altrimenti sarebbe insensato dedicarsi a ciò che morirà di lì a poco. L’enorme accumularsi delle conoscenze del passato e la visione ebraico – cristiana del mondo, secondo la quale “niente di nuovo è sotto il sole”, portano l’uomo a concepirsi come un semplice risultato del passato. Quella di N. non è la storia antiquaria, che venera il passato, ma storia critica, che concepisce il passato come semplice tappa del divenire della storia.
Nelle “Considerazioni Inattuali” N. rifiuta il pessimismo di Shopenhauer, che conduce alla rinuncia e alla fuga dalla vita, e l’arte di Wagner, che prima aveva visto come strumento di rigenerazione, ravvisando in entrambi lo spirito “malato” della decadenza cristiana: allo spirito di rassegnazione egli contrappone l’esaltazione della vita, lo spirito dionisiaco.

La concezione dell’arte, della scienza e della morale

Il rapporto tra arte e scienza ed il nuovo concetto di morale sono trattati in “Umano, troppo umano”. L’arte, definita “larva” ed “evocatrice di morti”, appare a N. una fase ormai superata dell’educazione dell’umanità, cui ormai è riservato solo il tempo libero. Ruolo predominante viene attribuito invece da N. alla scienza, giacché, mentre l’arte si richiama al passato, la scienza si riferisce al presente, al mondo concreto, ed è quindi meno lacrimosa e passionale.
Riguardo alla morale, N. sostiene che gli antichi filosofi greci, dell’epoca della tragedia, avevano tentato di spiegare tutta la realtà mediante elementi semplici, identici a se stessi; la metafisica aveva poi ipotizzato valori superiori che derivavano da una presupposta “cosa in sé” (è il mondo delle idee platonico); la morale è quindi intesa da N. come tentativo della metafisica e della religione di assoggettare la vita a pretesi valori trascendenti che hanno invece la loro radice nella vita stessa. Tutte le verità trascendenti sono solo creazione della mente umana, sublimazione di elementi “umani, troppo umani”. La morale nasce quindi per sublimazione da parte dell’uomo che, per il bisogno di avere certezze dinanzi al chaos dell’esistenza, pone in un mondo superiore le sue idee perché possano costituire un punto fermo su cui fondare il sapere e la vita; la fede religiosa rafforza poi questo processo cancellando ogni ipotesi di dubbio o di critica.
N. oppone alla morale tradizionale (Dio, virtù, verità, giustizia…) la c.d. “chimica delle idee e dei sentimenti” che permette di ricostruire i processo di formazione della morale, creazione dell’uomo, di giungere così alla auto soppressione della morale stessa ed al riconoscimento di Dio come “la nostra menzogna più lunga” dichiarando la “morte di Dio”, di un Dio che è costruzione della mente umana per sopportare la durezza dell’esistenza.
La morte di Dio segna la nascita del “superuomo” , cioè di colui che è in grado di accettare la vita, che ama la terra ed i cui valori sono salute, volontà forte, ebrezza amorosa; colui che rifiuta la morale tradizionale, che trasforma gli imperativi di questa morale nell’affermazione della propria volontà di potenza.

La critica al cristianesimo
Per N. il cristianesimo ha considerato peccato tutti i valori ed i piaceri della terra ed “ha preso le difese di tutto ciò che abietto, debole, malriuscito; il Dio cristiano è “la divinità degli infermi”.
Con il Cristianesimo N. critica spietatamente anche la morale, sostenendo che i comportamenti etici hanno solo radici sociali e sono storicamente serviti ad alcuni uomini per dominare gli altri; nella Grecia antica si confrontavano la morale dei signori, improntata ai valori vitali di forza, salute, fierezza, gioia, e quella degli schiavi, che – risentiti contro la forza che non avevano – hanno elevato a valori dei valori anti – vitali come il disinteresse, il sacrificio, l’abnegazione. Anche tra i signori la morale dei guerrieri si opponeva a quella dei sacerdoti che, non potendo competere in forza, elevarono a virtù lo spirito contro il corpo, l’umiltà contro l’orgoglio, la castità contro l’amore sessuale. Questo, che N. considera un rovesciamento dei valori, è storicamente rappresentato dal popolo ebraico, popolo sacerdotale per antonomasia, che per portare a tutto il mondo il veleno di questo rovesciamento avrebbe – a suo dire - elaborato il Cristianesimo.

Il nichilismo
All’uomo moderno, che non crede più nelle illusioni della morale e del Cristianesimo, resta per N. l’angoscia del nulla o nichilismo, ma un nichilismo non passivo, come quello della fuga dal mondo proprio del Cristianesimo, bensì un nichilismo attivo di chi, dinanzi alla caduta di valori universali ma falsi come quelli della religione e della morale, non elimina necessariamente la possibilità di valori alternativi anche se di carattere relativo e non assoluto.

L’eterno ritorno
In “Così parlò Zarathustra”, poema in prosa sul modello del Nuovo Testamento, N. tratta il tema dell’eterno ritorno dell’eguale, secondo il quale tutta la realtà è destinata a ritornare identica a se stessa infinite volte; un’idea legata all’immagine ciclica del tempo presente nella Grecia antica ed opposta alla concezione rettilinea di tipo ebraico – cristiano secondo la quale il tempo è scandito da momenti irripetibili (creazione, peccato, redenzione, fine dei tempi) e privi di senso se non in connessione l’uno con l’altro.
L’eterno ritorno significa invece vivere ogni momento come dotato di senso proprio, accettando incondizionatamente la vita, ed essendo così felici.
Colui che accetta l’eterno ritorno non può essere l’uomo frustrato del Cristianesimo ma solo il superuomo che accetta ed ama la terra, la vita, i valori della salute, della forte volontà, dell’ebrezza amorosa; superuomo è colui che è dotato di volontà di potenza, intendendosi con ciò l’uomo che ha volontà di poter realizzare le sue potenzialità ancora non sviluppate.
L’arte, intesa come attività creatrice, si rivela a N. – nell’ultima fase del suo pensiero - come possibilità di un’esistenza sana e forte per l’uomo e come modello, quindi, della volontà di potenza, e l’artista come prima, visibile figura di superuomo.

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