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Filosofia politica: John Locke

E’ il teorico del liberalismo e del costituzionalismo. Il liberalismo è la filosofia della libertà ed è nato come ideale che si affianca all'azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell'aristocrazia. Costituzionalismo, perché abbattuta la monarchia sono indispensabili le Costituzioni per garantire i diritti ai cittadini. Il liberalismo, fondato sullo stato di diritto, abbatte la concezione tradizionale del potere di stato concepito sulla base dinastica – tradizionale. In proposito Locke scrisse due saggi (in cui riprende i temi di Hobbes) che tuttavia, non si propongono di essere un’analisi scientifica della politica quanto di ricercare soluzioni e intervenire quindi concretamente sul rapporto che andava profilandosi fra la monarchia e la società civile. Egli pone alle origini dello Stato un Contratto mediante il quale si esce da uno stato di natura per sottomettersi ad uno stato comune. Per il filosofo, lo Stato di natura, non è una guerra come per Hobbes bensì una condizione di pace e felicità, garantita da un equilibrio di bisogni dell’uomo e le risorse naturali. In questo Stato, ogni singolo individuo gode di tre diritti fondamentali e inalienabili:

•Diritto alla vita
•Diritto alla libertà’ (agire senza condizionamenti)
•Diritto di proprietà (acquisito con il lavoro)
Di conseguenza, tra gli uomini c’è una condizione di uguaglianza e di benessere. La situazione si complica, quando l’uomo tende ad organizzarsi in una comunità che deriva dal lavoro. Per facilitare quest’organizzazione, l’uomo introduce la moneta, ma ciò introduce elementi di complicazione poiché queste organizzazioni alterano il quadro di pace originario e determinano la comparsa di contrasti e conflitti d’interesse siccome ogni individuo tende a difendere e tutelare i propri diritti. In questo modo, nasce l’esigenza di un’istanza superiore che faccia rispettare i diritti dei singoli (non del gruppo) e consenta all’uomo di essere contemporaneamente giudice e parte in causa. In questo modo si crea un Patto che regolamenta i rapporti con gli individui e soddisfa l’esigenza di garanzia ed equilibrio. In Locke, a differenza di Hobbes in cui gli uomini rinunciano ai propri diritti illimitati, il contratto non annulla tali diritti anzi, essi vengono consolidati e rafforzati. L’unica rinuncia cui l’uomo è destinato è la propria difesa cioè il diritto ad interpretare la legge naturale, poiché diritto è delegato ad un’istanza superiore (lo Stato di Locke è ≠ da quello di Hobbes). Per il filosofo britannico, il governo è legittimato e condizionato dal rispetto dei diritti naturali dei singoli individui che, proprio in relazione a questo rispetto esprimono il consenso all’autorità. Quando ciò non avviene, è lecito “l’appello al cielo” cioè la rivoluzione (vedi la Gloriosa Rivoluzione). Elabora il concetto di STATO DI DIRITTO, cioè che lo stato nasce esclusivamente per garantire i diritti degli individui. Per questo motivo nel momento in cui esso non assolva questa unica funzione, i cittadini devono sovvertire il governo e formarne un altro. E’ evidente la superiorità assiologica dell’individuo sullo stato; di conseguenza non esisterà realtà superiore allo stesso.

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