Ominide 1350 punti

Giordano Bruno: la cosmologia.

Difesa eliocentrismo.
Giordano bruno, filosofo trasformatosi poi in martire del libero pensiero, risulta molto significativo per la sua accanita difesa del copernicanesimo e la sua continua lotta antiluterana e anticalvinista. Infatti nella sua opera “Cena delle ceneri” critica apertamente la dottrina del teologo luterano Osiander che afferma che la teoria eliocentrica di Copernico non ha valore fisico reale e cosmologico considerandola solo un ipotesi astronomica mentre Bruno contrasta questa teoria affermando invece la verità fisica e cosmologica dell’eliocentrismo anche se cerca di portare avanti un discorso filosofico e non teologo per subire il processo di eretico dal tribunale della santa inquisizione.
Universo infinito e infiniti mondi:
Principalmente in “cena delle ceneri” la critica di Bruno si indirizza soprattutto ai principi del geocentrismo prendendo come punto di partenza i capisaldi della fisica aristotelica per poi confutarne il tutto grazie ad una grande intuizione di alcuni principi (inerzia e relatività) che verranno poi ripresi da Galilei e Newton. Bruno insomma non mira a sostituire la teoria cosmologica aristotelica che tratta del cosmo finito con la terra al centro con un cosmo col sole al centro, egli vuole abolire proprio la nozione di centralità del cosmo. Egli idealizza un cosmo infinito privo di dimensioni e fatto da infiniti mondi e per quanto infinito senza centro.

Fondazione ontologica del mondo infinito:
nel “de la causa principio et uno” Bruno fornisce una migliore spiegazione ontologica della sua cosmologia infinitistica. Egli cerca di affrontare filosoficamente la questione di quali siano la causa e il principio dell’universo senza parlare razionalmente della causa prima dell’universo ,cioè Dio, perché di essa nulla è possibile dire. Il de causa principio et uno inizia con una discussione sulle nozioni di causa e principio: causa concorre dall’esterno alla produzione dell’effetto come causa efficiente e causa finale in Aristotele, l’effetto invece è nella natura più intima(intrinseco) dell’effetto ,come la materia e la forma aristotelica. Tuttavia aldilà di questo distinzione di significati Bruno mira a porre in luce la loro originaria identità e infatti facendo riferimento al de anima di Aristotele dove la psychè è definita come forma del corpo Bruno individua nell’anima la forma dell’universo Inoltre l’anima è immanente ed è dunque il principio. Ma la forma universale può essere definita anche come causa in quanto essa è causa del realizzarsi(nella materia universale) delle infinite forme in cui si specifica l’universo infinito. L’anima del mondo( o forma universale) e la materia universale sono intese come le 2 sostanza a cui debbono essere ricondotte tt le cose esistenti.

Etica e Storia:
Lo spaccio e esaltazione dell’operosità umana.
Nei dialoghi morali come lo “spaccio del a bestia trionfante” l’uomo e il sua agire sono l’oggetto d’indagine di Giordano Bruno. Nello Spaccio della bestia trionfante l’autore afferma che l’uomo si distingue dagli altri enti che popolano la nostra terra in quanto egli può essere partecipe dell’opera inesauribile della natura e che è dotato di due organi di cui gli altri enti ne sono privi:la mano e l’intelligenza. Ciò che rende umana la vita dell’uomo è l’operosità manuale e intellettuale e quindi l’operosità è la virtù umana per eccellenza. Un po’ rifacendosi agli insegnamenti di Machiavelli afferma che l’ozio è il vizio più grave e rende gli uomini simili ai bruti. Esso metaforicamente è visto come la bestia che deve essere spacciata (scacciata) dagli animi degli uomini e proprio nel libro l’uomo che ha vissuto nell’ozio merita alla morte di essere trasformato in bestia e vedersi incarcerato dopo la morte in un corpo animale(facendo un po riferimento alla teoria pitagorica della metempsicosi).

Critica della giustificazione per fede:
Questa teoria entra in netto contrasto con uno dei sommi principi del protestantesimo che esclude la giustificazione e la conquista della salvezza per mezzo delle opere. Alcuni studiosi hanno notato come in“lo spaccio della bestia trionfante” le argomentazioni di bruno sono proprio in contrapposizione al “de servio arbitrio” di Lutero il quale confutava la teoria del libero arbitrio e della salvezza mediante l’operosità. Egli inoltre ritiene che non bisogna seguire la bibbia letteralmente in quanto essa nega la libertà dell’uomo. Egli afferma che il cristianesimo è cattiva religione in quanto il suo messaggio non sollecita a compiere imprese utili all’umanità ma invita alla rassegnazione e all’ascolto.

Concezione ciclica della storia:
Nello Spaccio c’è anche uno squarcio riguardante il significato della storia. Bruno afferma che la storia è sottoposta alla contrarietà cioè il gioco dei contrari:sul fiorire della civiltà si alternano all’infinito fasi di prosperità e di decadenza quindi la storia è soggetta alla ciclicità.
Egli afferma quindi che la civiltà egizia è quella più prospera e felice della civiltà umana. Ciò che la rende tale è il ruolo della giustizia a quei tempi data dall’operosità dei cittadini i quali si dedicavano alle proprie occupazioni a vantaggio di tutti. Ciò era possibile perché erano guidati da una religione che valorizzava l’operosità dell’uomo. Quindi l’età felice del mondo è contrassegnata da valori opposti a quelli del protestantesimo ma dato che ormai la crisi del mondo ha raggiunto la sua fase estrema egli ipotizza l’inizio di una nuova fase prospera della civiltà umana e pensa a se stesso come il Mercurio messaggero mandato dagli dei perché annunci a tutti questa bella novella. Questa nuova fase è vista grazie all’opera di Enrico III di Francia o Elisabetta d’Inghilterra che grazie al loro assolutismo riusciranno ad imporsi al di sopra delle fazioni cristi anche che insanguinano l’europa del tardo 500.
Critica della religione cristiana:
Nello spaccio Bruno non fa solo indagini filosofiche ma anche teologiche mettendo in discussioni importanti teorie religiose a differenza di quanto fa nel “cena delle ceneri”. Egli pensa che la riforma filosofica da lui proposta non possa affermarsi senza investire anche il campo religioso. Egli vuole una religione buona contrassegnata dai valori etici umani e dall’operosità, una religione quindi nemica dell’ozio e della rassegnazione che sostituisca la cattiva religione di Lutero e Paolo.
Egli quindi contrappone al Cristianesimo la religione degli antichi egizi e questa posizione lo porterà alla condanno al rogo da parte dell’inquisizione.
Sapienza e follia delle passioni:
Gli “eroici furori” è l’ultimo dialogo morale di Bruno in cui il discorso è concentrato sul percorso attraverso il quale l’uomo arriva alla verità. Questo itinerario (difficile) non è alla portata di tutti ma solo dei migliori. Egli distingue due atteggiamenti che l’uomo ha di fronte alla realtà: il sapiente e il furioso. Il sapiente è colui che è consapevole che la vita dell’uomo è l’avvicendarsi di momenti contrastanti, che al piacere seguirà il dolore anche se non esclude che alle pene seguirà poi il sollievo. Egli quindi non si esalta e né si abbatte e non dando importanza alle situazioni estreme in cui si svolge l’esistenza vive in maniera indifferente nei loro riguardi ed è in perfetto equilibrio.
Il furioso invece non ha virtù ma vizio. Egli infatti si appassiona agli estremi e si sbilancia ed è incapace di mantenersi in equilibrio e la causa di ciò sta in un difetto di conoscenza(difetto che impedisce di cogliere la vanitas di ogni passione).
Elevazione alla visione del divino:
Tuttavia non esiste un solo tipo di furore;Bruno ne distingue varie forme tra loro diverse tutte caratterizzate dalla mancanza di sapienza. Il furore Bestiale, assimila l’uomo al bruto che si abbandona agli impulsi irrazionali. Il furore eroico che consiste in un avventura estrema dell’intelligenza per la quale il furioso spinto dall’amore per la verità giunge alla visione del divino. Questo furioso è reputato “cosa sacra” e in lui si ammira l’”eccellenza della propria umanità” ossia l’eccellente esplicarsi di una facoltà (l’intelligenza) che è solamente umana. L’eroico furore non è altro che un impeto divino che porta l’uomo a fissare il proprio sguardo sulla verità:l’unità infinita del tutto:l’eroico furore in definitiva si risolve col riconoscere “tutto come uno”.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email